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Il viaggio della Vita, le fiabe di Nonna Elfo: “La voce dei monti”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Buongiorno cari, ben tornati, siete mattinieri oggi. Sono da poco rientrata dall’orto, nel cesto della frutta trovate anche delle fragole, servitevi, poi venite con me, oggi andiamo nel bosco, voglio mostrarvi qualcosa di speciale….

LA VOCE DEI MONTI

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C’è una voce, discreta ma presente, delicata che diviene anche forte, fatta di colori, immagini, oltre che di suoni di sottofondo e silenzi, a volte parla con il vento, altre volte con la pioggia, diviene roboante ed austera durante i temporali, sa essere allegra e ciarliera quando cantano gli uccelli, o romantica ed avvolgente al frinire dei grilli. È la voce dei monti che ci parla con linguaggio diretto, ma che ha bisogno di essere interpretato alla mente logica e calcolatrice, perché la sua voce parla direttamente alla nostra anima, alla quale dobbiamo prestare attenzione, se vogliamo ascoltarla e comprenderla.

La voce dei monti ci parla anche attraverso immagini, giochi di luci, colori, ombre e chiome mosse dal vento. Un fiore ci chiama, attirando la nostra attenzione con le sue forme, i suoi colori, il suo profumo, parla direttamente al nostro cuore, donandoci gioia, amore, momenti felici o velati di malinconia

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Il tronco di un albero si trasforma improvvisamente sotto i nostri occhi, diventando una curiosa creatura che ci osserva, silenziosa e tenace, mentre le ombre dipingono volti fugaci

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Un lieve soffio di vento, ed ecco che semi leggeri e vellutati volano via e, come tanti piccoli paracadute, atterrano sul terreno, accanto a noi, mentre poco più in là, un torrente intona il suo canto gioioso, correndo tra i sassi.

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La voce però è udibile soltanto se le prestiamo attenzione, non è invadente, non è arrogante, non pretende di essere ascoltata, ma sa ascoltare, attenta e silente, e si rivolge pertanto solo a chi è ben disposto nei suoi confronti

Quando entriamo nelle immense ed antiche “cattedrali” di ruvida roccia e corteccia e morbido manto erboso, spegniamo la tecnologia per un po’, per ascoltare la voce dei monti che parla al nostro cuore, così da udire la sua risposta, inascoltata altrimenti alla mente troppo impegnata e satolla di informazioni e concetti.

illustrato in questo blog “Lo spirito del bosco”, un percorso fantastico e fantasioso, attraverso il bosco che, dalla fonte Gajum, nel comune di Canzo (CO), conduce verso il Terzo Alpe, dalla mulattiera in direzione Primo Alpe.

Le sculture sono ad opera dell’artista Alessandro Cortinovis

http://www.comune.canzo.co.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/134

 

 

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I viaggi dell’Anima, tante storie: “Il messaggio”

 

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

(una storia creata da una frase ricevuta un giorno, in meditazione, e da esperienze meravigliose, in sella alla mia amata bici)

È una bellissima giornata di primavera. In sella alla mia mountain-bike sto percorrendo un viottolo di campagna, beandomi al contempo della magnifica vista sui prati da poco fioriti e profumati ancora di nuovi fiori. Il sole tiepido batte sulle mie spalle, scaldandomi piacevolmente. Il mio animo è colmo di gioia per essere in un posto così meraviglioso e per la tonica pedalata, piena di soddisfazione.

Arrivata sulla sommità di una collinetta, decido di fermarmi per riposare e bearmi ancor di più della bellissima vista sulla campagna. Scendo dalla bici, l’appoggio ad un albero e mi siedo sul prato. Consumo la mia piccola merenda e, appagato il senso di fame mi accingo a godermi il riposo. Mi stendo sul prato e guardo distrattamente il cielo con qualche bianca nuvola pannosa. Un leggero alito di vento mi sfiora e accarezza, oltre al ronzio di qualche insetto nelle vicinanze e al cinguettare allegro degli uccelli non si sentono altri suoni, il rilassamento è assoluto e facilita il sonno.

Sento ad un tratto una forte vibrazione sotto di me, come se in quell’istante stesse correndo un treno, cosa inverosimile in quel luogo, dove la prima ferrovia è a parecchi chilometri di distanza. La vibrazione mi invade, anch’io mi sento vibrare. Mi metto a sedere ma la posizione peggiora il disagio, comincio ad avere un certo timore. Così com’ era iniziata, la vibrazione si affievolisce fino a cessare, a quel punto solo il silenzio.

Dopo un istante di sbigottimento mi stendo di nuovo sull’erba. Il vento soffia leggero, fa frusciare le foglie, mi piace il suono delle foglie che si muovono, lo ascolto con attenzione. Non mi avvedo subito di un altro suono sotto al frusciare di foglie fino a quando non diventa suono esso stesso, come un canto a bocca chiusa, prolungato e continuo. Porto attenzione a quel suono che pare quasi una voce femminile, strana, curiosa, misteriosa, il suono si trasforma in un bisbiglio appena percettibile, l’orecchio lo ode ma non riesce a identificare le parole. La voce femminile, dolcissima, soave, delicata come una foglia che si muove al primo alito di vento, si fa chiara in quell’istante nelle mie orecchie, le parole ora udibili, dice: “Piccola, Grande Opera che hai ascoltato il mio canto, voglio che tu sappia che non ho mai smesso di amarti”

Una parola si formula ora nella mia mente, Madre. Ripeto dentro di me, Madre, e subito un fremito mi penetra e mi avvolge. Seduta sul prato appoggio i palmi delle mani a terra e ripeto, dentro di me, la parola Madre, subito il fremito si fa più intenso, mentre il respiro si amplia.

Mi alzo in piedi e rimango così, con le braccia lungo il corpo, gli occhi chiusi, in ascolto, con le orecchie, con il corpo, e subito percepisco una leggera vibrazione salire dalle piante dei piedi, una corrente delicata che rilassa ed espande il respiro. Ad occhi chiusi perdo la percezione del dove sono, ma portando l’attenzione su di me sento la mia identità e l’armonia che mi pervade e mi sento nel posto giusto. Nella pace che mi avvolge  mi sento simile ad un’antenna che riceve e trasmette segnali, e così mi pongo, nel breve lasso di tempo che rimango in quella posizione, ed immagino di inviare tutto ciò che di buono e sereno sento provenire dal centro di me stessa. Così come invio la serenità e la gioia che mi pervadono, altrettanto sento di riceverne. Allargo le braccia, portando i palmi delle mani verso l’alto, in un gesto colmo di gratitudine verso il creato che mi permette di partecipare a questo meraviglioso incontro, e verso me stessa, verso la parte di me profonda, antica che possiede il potere divino di entrare in contatto con gli elementi in attimi che paiono eterni, e in me sorge il pensiero che questa condizione di beatitudine durerà per sempre. Perfino l’aria che respiro si fa dolce, fresca, vellutata, piacevole, la respiro a pieni polmoni, la assaporo, me ne nutro, e ne godo appieno ogni respiro.

Sazia, appagata di aver condiviso con immensa, gioia salgo in sella alla mia bici, ringrazio e riparto felice

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