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Luoghi, cultura, tradizioni: “Romantica Varenna”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

E’ capitato, almeno una volta, di sostare con l’auto, in colonna nei pressi delle rive del Lario, ed aspettare l’arrivo del traghetto che ci avrebbe trasportati dall’altra parte del lago.
Da bambini era un evento da raccontare il lunedì, a scuola.
Il traghetto, ai nostri occhi, appariva davvero grande. Una volta a bordo, scendevamo dall’auto, con le raccomandazioni dei genitori, e perlustravamo quel bellissimo mondo.
Parevano tante le auto, una accanto all’altra, ben ordinate, all’interno le persone ci guardavano e magari ci salutavano. E quanto era divertente sapere che la nostra auto veniva trasportata da un altro mezzo.

Sotto i porticati si passeggiava, le mamme guardavano le vetrine, i papà parlavano delle loro cose, e noi ci rincorrevamo tra le colonne finché non venivamo richiamati e aspettavamo di fermarci ad una delle tante gelaterie, e mangiare il sospirato gelato.

D’altronde eravamo venuti per questo, no di certo per guardare le vetrine, passeggiare per gli incantevoli vicoli, ammirare i palazzi storici, ed osservare il bellissimo panorama del lago…..

Varenna si affaccia sul Lario, dalla parte di Lecco e guarda Bellagio, sul lato opposto, il traghetto unisce i due borghi.

Varenna era un piccolo villaggio di pescatori, fu devastato nell’anno 1126.
Nel 1169 venne distrutta l’Isola Comacina. I suoi abitanti si rifugiarono a Varenne, dove vennero accolti e protetti.

Fin da allora, il fine settimana prossimo al 24 giugno, festa di San Giovanni, si ricorda l’evento salvifico illuminando il lago, a simboleggiare l’esodo dei rifugiati. Gli artigiani, i famosi Maestri Comacini, sono i discendenti di coloro che si salvarono

http://www.varennaturismo.com/#

Ed è così che ora guardo Varenna, così bella che ho voluto rappresentarla in questa piccola rassegna fotografica

 

 

 

 

 

 

 

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Il viaggio della Vita, le fiabe di Nonna Elfo: “Il clown e la luna”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Arrivo anch’io con la mia strenna natalizia, è vero, sono un pò in anticipo, ma ecco, con tutto il mio cuore, per voi.

Le fiabe di Nonna Elfo

Benvenuti, grazie di essere qui alla casa di Nonna Elfo, entrate, accomodatevi accanto al camino, scaldatevi mentre preparo il the, ho fatto la torta di pere e noci, ne gradite una fetta?

Siete tutti comodi? Bene! Allora vi racconto una storia:

Esiste un piccolo villaggio situato ai piedi di queste alte e belle montagne, i cui pendii sono verdi e rigogliosi pascoli d’estate, mentre l’autunno li dipinge dei più bei colori caldi che si possano vedere, donando preziosi ed importanti frutti, che divertimento andare a raccogliere le castagne, la buonissima e preziosa frutta secca ed i meravigliosi fichi autunnali!

La gente del villaggio, cortese ed operosa, s’impegna e si ingegna per mantenere una vita bella e dignitosa. Visitatori provenienti da ogni dove arrivano volentieri e tornano ai loro paesi portando con sé serenità e bei ricordi della vacanza qui trascorsa.

Le stagioni sono come le narravano un tempo i nostri nonni, l’inverno gelido copre le lussureggianti rive erbose con una bianca coltre di neve che profuma di cielo. La neve immacolata perdura nei prati fino alle soglie della primavera, quando i teneri ma tenaci germogli sono pronti ad erompere ai tenui raggi del primo sole, preziosi come oro. Il sole, riscaldando il gelido suolo, effonde la sua energia che risveglia la vita sotto l’ultima e sottile coperta di neve.

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E poi, guardate, che immenso spettacolo si apre davanti agli occhi, le dure gemme si sono schiuse ed ecco le prime tenere foglie mostrarsi nel loro splendore di verde brillante, mentre danzano felici alla dolce carezza del vento; resteranno cosi per la gran parte del tempo, maturando pian piano fino al successivo ciclo autunnale quando, cesseranno la loro esistenza attaccate all’albero che le ha nutrite, ma continueranno la vita sotto un altro aspetto, diventando un morbido e frusciante tappeto che si trasformerà presto in nutrimento anche per l’albero stesso.

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Volgi lo sguardo e un mare di colori si presenta, profumi e forme variopinte di immensità floreali vibrano al tocco delicato di tenere zampette, mentre un sottofondo ronzante accompagna l’azione. Centinaia di operose api lavorano instancabili per garantire, in futuro, l’immensa bellezza del prato fiorito svolgendo la preziosa opera di impollinazione da fiore in fiore, ricevendone in cambio il nettare divino.

Naven - prato fiorito

Il grande lavoro è accompagnato dall’ininterrotto canto di migliaia di uccelli e dal frinire dei grilli che orchestrano la loro musica d’amore anche per molte creature che popolano il bosco.

L’arrivo delle rondini preannuncia il ritorno dell’estate, solerte cominciano la manutenzione dei nidi lasciati prima di partire, la famiglia diventerà presto numerosa.

Grande il lavoro nei campi e sui pascoli, c’è molto da fare, il latte munto diventerà gustoso formaggio che matura nelle capienti cantine o in umide grotte.

3 le mucche

Le piogge estive dissetano la verdeggiante campagna, diffondendo nell’aria il profumo del bosco e degli abeti, pace e beatitudine si respirano come l’aria umida lungo la foresta di conifere, mentre le gocce d’acqua fanno da colonna sonora nell’ambiente silvano.

Il fuoco di un camino riscalda gli abiti umidi di pioggia e ristora dopo la lunga giornata.

Usciamo dal rifugio profumato di legna di rovere per ascoltare I suoni della sera, mentre la splendida e gelida luna ci osserva dall’alto, noi la guardiamo a nostra volta augurandoci una bellissima giornata per il giorno successivo.

La luna lassù, color argento, pare ricoperta di brillanti, luccica e abbaglia diventando via via sempre più grande e luminosa, ed ora che è enorme ha una strana forma a goccia, pare proprio che sia una goccia fatta di paillettes.  Ora la goccia si allontana di nuovo su uno sfondo bianco come la neve, ed ecco che, man mano che ci si allontana i particolari prendono una loro forma ed una loro esatta collocazione, e quella che era stata una luna ed ora è una goccia, è una piccola lacrima argentea sulle gote di belletto bianco di un clown triste seduto in equilibrio sulla sommità di una casa dal tetto di tegole rosse, sta guardando con occhi pieni di nostalgia una palla di vetro che tiene tra le dita, come quegli antichi giocattoli che riproducono i paesaggi imbiancati di neve. Nella palla di vetro si possono vedere i contorni distinti di verdeggianti colline, così come lo erano un tempo, con i cieli azzurri e le nuvole soffici di panna montata, quando le rondini tornavano dai paesi caldi e volavano agili e veloci preannunciando l’arrivo della bella stagione, e i grilli eseguivano i loro concerti d’amore.

Il clown allunga la palla di vetro verso di noi e chiede, con la sua lacrima argentea, “…e tu, come lo vorresti il tuo mondo?”

Citazione dal web:

“il pagliaccio rappresenta la melanconia, la struggenza…di quell’animo tormentato e poco compreso….
È un personaggio poetico, magico, vicino ai bambini, perché l’unico modo per ritrovare se stesso, è proprio quello di far gioire i più piccoli….. “ (….e io aggiungo, il bambino che è in ognuno di noi)
“forse perché anche lui ha bisogno di evadere, anche solo per un attimo,….dall’oscurità che da tempo lo tiene prigioniero…”

 

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