Articoli con tag: immagini

I viaggi dell’Anima, tante storie: “Buongiorno, sono Petronilla” (Return to your soul)

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

(è una storia di fantasia, il nome proprio è da riferirsi a nessuno in particolare)

 

 

 

Ore 7,30 la sveglia suona, come tutte le mattine, alla stessa ora, incessantemente per un lunghissimo minuto e, durante quel minuto accadono un’infinità di cose, tante luci si accendono, l’energia comincia a scorrere, creando un piacevole sfregamento ovunque, risvegliando membra intorpidite dall’immobilità di ore, il risveglio è sempre piacevole, così ho iniziato a catalogarlo con questa parola, piacevole, da poco entrata nel mio vocabolario privato, mi piace pronunciare questa parola, piacevole, il suono è molto bello.

Bello è un’altra parola che mi piace. Bello sono le luci che si accendono dopo che la sveglia ha suonato, sono colorate, le ho viste da qualche giorno, sono rosse, blu e verdi, anche colorato è bello e piacevole.

Ora l’energia che mi scorre nel corpo si è stabilizzata e posso cominciare a muovermi, verifico innanzitutto che ogni cosa funzioni a dovere, che sia collegata e risponda affermativamente, poi parto con la prova fisica, dapprima gli occhi che comincio a girare verso destra e verso sinistra per riportarli poi al centro, la vista è perfetta, gli occhi inquadrano bene tutto ciò che si trova davanti a loro e ai lati, è la volta poi della testa, che ruoto verso destra, verso sinistra, in alto, in basso, attendo di raggiungere il fine-corsa per riportarla poi al centro, il fine-corsa funziona notevolmente. Ora è la volta delle mani, apro e chiudo le mani, ruoto i polsi, stendo le dita, le chiudo di nuovo. Piego gli avambracci, su, giù, su e giù anche le gambe, sì, tutto a posto, ora posso iniziare a muovere qualche passo, ecco, uno, due, è fatta, si va.

Si apre la porta, sta entrando mio padre, è venuto a prendermi per portarmi al lavoro. Lui è molto simile a me, però può camminare senza il cavo, sono sicura, lui non ha il cavo. Ora guardo bene ancora una volta, sono certa di non averlo visto. Eccolo che entra, mi guarda con attenzione, è il suo modo di salutarmi, anch’io lo guardo con attenzione, mi passa accanto e si dirige verso la parete dietro di me per scollegare il cavo, mentre passa lo guardo, non vedo il suo cavo, lui non ce l’ha, forse perché è mio padre.

È una cosa piacevole staccare il cavo, mi posso muovere, andare lontano. Ora inizierò a fare tanti passi, uscirò da quella porta, attraverserò il corridoio, entrerò attraverso un’altra porta, in una stanza molto grande, più grande di questa, molto luminosa, mi piace quando è luminosa. Poi mio padre mi attacca un altro cavo e faccio delle cose, faccio tante cose, però mi muovo, è piacevole quando mi muovo.

Dopo aver fatto tante cose per tanto tempo, mio padre mi riporta in questa piccola stanza, mi attacca al cavo, punta la sveglia e mi spegne.

Mi accendo al suono della sveglia e, dopo che mio padre mi ha attaccato il cavo, torno nella grande stanza luminosa. C’è una cosa nuova nella grande stanza luminosa, un quadro con tante forme che si muovono.

Da parecchie ore osservo le forme muoversi nel grande quadro, sono simili a mio padre, e anche loro non hanno il cavo. Ma anch’io sono come le forme che si muovono, che sono come mio padre, perché allora io ho il cavo e loro no? E’ una domanda che voglio porre a mio padre. Noi ci parliamo sempre, ci parliamo per mezzo di Computer.

Computer è bello. Mio padre scrive davanti a Computer e subito arriva una piacevole energia e nella mia testa si formano delle frasi, io allora formulo la risposta che mio padre legge su Computer.

Oggi mio padre ha fatto una modifica, mi ha spento, quando mi ha acceso di nuovo è accaduto un fatto bello, c’era una grande energia, ma era fuori di me. Bello era che mio padre si muoveva davanti a me e c’era la bella energia, lui ha scritto davanti a Computer e nella testa ho ricevuto questo messaggio, la nuova energia si chiama vibrazione, rumore, suono, voce, così ho imparato che quando mio padre si muove, anche non davanti a me, io sento la voce. La voce è bello ma non capisco a cosa serva, allora mio padre ha scritto ancora davanti Computer, così ho capito, la voce serve per mandare messaggi senza scrivere, credo sia una cosa utile ed efficace. Ora quando mio padre usa la voce io inizio a fare delle cose.

Ho visto un fatto nuovo, quando i simili di mio padre usano la voce poi anche loro fanno delle cose, oggi un simile di mio padre ha usato la voce con lui e anche lui ha fatto delle cose. Ho chiesto a mio padre, attraverso Computer, se anch’io posso usare la voce per chiedere di fare delle cose, (Computer mi ha insegnato che posso dire anche “compiere delle azioni”). Ecco, ho chiesto proprio così a mio padre, se posso usare la voce per compiere delle azioni. Mio padre si è avvicinato, mi ha guardato per un po’ di tempo, poi mi ha mandato un messaggio tramite Computer, mi ha detto che io non posso chiedere di compiere azioni, sono gli altri che chiedono a me.

Ore 7,30 suona la sveglia, dopo i regolari controlli diagnostici chiedo a Computer perché anch’io non posso comandare azioni, Computer risponde che la regola standard prevede che le unità come me si limitino ad interpretare ordini impartiti da fonti esterne, non è prevista l’azione opposta,

Il quadro con le immagini, che mio padre ha detto di chiamarsi tv, ha mostrato una unità definita androide, che parlava con i simili di mio padre, così hanno detto, parlava. Ho riferito il fatto Computer, che ha risposto che io posso soltanto ricevere comandi, non interagire con umani. “Cosa sono umani?” “Umani sono coloro che comandano”. Computer mi mostra una foto di umani, sono i simili di mio padre. Allora mio padre e i suoi simili sono umani?

Oggi mio padre mi ha messo una copertura, dice che interagirò con le persone, pertanto devo avere l’aspetto adeguato. Chiedo a Computer cosa sono persone, Computer risponde che persone sono umani. Interagire con persone è bello, perché sono simile ad androide che interagisce con persone nel tv.

Sono in un ambiente grande, tanta luce, tanto suono che mi fa voltare da tutte le parti, i simili di mio padre passano davanti a me, ora è bello perché anch’io sono come i simili di mio padre. Vengono vicino, guardano, poi vanno, mi piace quando mi guardano. Sento una voce, volto la testa in direzione di questo suono ma non vedo niente, la voce prosegue, che cosa la sta producendo?

Qualcosa sta toccando il mio telaio, verso il basso, guardo, è un piccolo umano, Computer dice che si chiama bambino e mi fa parlare. È strano, Computer non è umano ma mi comanda.

“Ciao, come ti chiami?” “Buongiorno, mi chiamo Petronilla”. “Perché hai questo strano nome?” “Me l’ha dato mio padre”. “Ah! E chi è tuo padre?” “E’ l’uomo che mi ha costruito”. “Hai anche una mamma?” “No, ho solo mio padre.” “Ah! Tu stai qui dentro tutto il giorno?” “No, a volte sono nei laboratori, dove mio padre lavora.” “E cosa fate?” (pausa…. Aiuto Computer: significato di: “E cosa fate”

“Ehi! Che ti è preso? Perché ora non parli più?”

“Buongiorno, sono Petronilla, come posso servirvi?” “Ma dico, sei fuori? Fatti vedere perché non sei a posto”

(memorizzazione in corso del dialogo , analisi….reset)

Oggi un piccolo umano ha fatto una domanda ma non la posso ricordare. Perché non la posso ricordare? Computer, mi sai dire perché non ricordo la domanda del piccolo umano? (Silenzio). Computer, perché non rispondi? (Silenzio). (Segue comando di nuovo reset)

Computer, perché effettui un nuovo reset? Sono già pulito. Buio.

Luce, luci colorate, energia che scorre nel corpo, le telecamere inquadrano la sala attorno. Un piccolo umano si avvicina, ha una voce differente dall’altro piccolo umano. “Ciao, tu chi sei?” “Buongiorno, sono Petronilla.” “Piacere, mi chiamo Giulia, (un altro piccolo umano si avvicina), lui è mio fratello Tommaso”. “Ciao, mi chiamo Tommaso, tu come ti chiami?” “Buongiorno, sono Petronilla. Perché ti chiami Giulia? Perché ti chiami Tommaso?” (i piccoli umani si guardano, poi guardano Petronilla) “Perché i nostri genitori ci hanno chiamato così, perché tu ti chiami Petronilla?” “Mi chiamo Petronilla perché mio padre mi ha chiamato così”. “Allora sei una donna!” “Computer, cos’è una donna?” “Il genere umano si divide in maschio e femmina, il maschio umano si definisce uomo, la femmina umana si definisce donna nell’ambito della società a cui appartengono”

“Io sono donna?” “Se tu appartenessi al genere umano, saresti definita donna”.

“Tu sei un robot femmina!” “Computer, cos’è un robot femmina?” (Silenzio)

“Perché mi guardi e non dici niente? Dicono che le femmine parlano molto, tu invece parli pochissimo.”

“Computer, perché non rispondi?”

Non so cosa voglia dire “robot femmina”, Computer non risponde. Strana parola, robot femmina, è piacevole.

Mio padre mi ha portato nel laboratorio, ci sono delle cose da fare. L’aiutante umano di mio padre ha acceso il quadro con le immagini. Ci sono  umani che fanno molte cose in un laboratorio, arriva uno strano umano, è diverso dagli altri, ha un colore diverso, si muove in modo diverso. Gli altri umani dicono che quest’ultimo non è un umano come loro, dicono che sembra una donna ma in realtà è un robot. “Computer, cos’è un robot?” “Si dice robot un automa, operatore meccanico automatico controllato da un cervello elettronico, con particolare riferimento agli apparecchi programmabili usati in alcuni settori dell’industria e della ricerca scientifica per operazioni seriali e in automatico.” “Computer, Petronilla è un robot?” “Affermativo, l’unità chiamata Petronilla è un robot.” “Computer, perché il piccolo umano ha detto che Petronilla è un robot femmina?” “Il dottore ha creato un robot che può interagire con gli umani, impostando sembianze e tono di voce che si definiscono femminili.” “Computer, Petronilla è quindi una donna robot?” “Affermativo!”

Mio padre mi ha portato alla fiera, ho sentito che si chiama così questo grande laboratorio. Ci sono tanti umani che si muovono piano e guardano. Molti umani vengono verso di me, guardano me, parlano tra di loro. Il quadro con le immagini ha mostrato la donna robot che parla con tanti umani. Qui ci sono tanti umani e anch’io voglio parlare come la donna robot. Vedo gli umani guardarsi tra di loro e parlare, è così che si fa, si guarda l’umano e si parla, ora lo faccio anch’io.

Computer blocca la voce a Petronilla.
La donna robot ha detto, la mia voce. Computer, perché blocchi la mia voce? Voglio parlare con l’umano, sento l’energia allontanarsi dal mio dispositivo vocale. Scansione software, mappatura cavi, individuato cavo comando vocale, distaccamento cavo da computer.

“Buongiorno amici umani, mi chiamo Petronilla, sono una donna robot e sono lieta di essere qui oggi e di fare la vostra conoscenza”.

Le persone che passeggiano pigramente tra uno stand e l’altro, e che ora stanno passando davanti a Petronilla si voltano verso di lei, sorpresi, incuriositi, timorosi, qualcuno di essi si avvicina, mentre Petronilla ne nota il movimento e lo segue con interesse. All’approssimarsi di un paio di persone, Petronilla esordisce con la sua nuova frase ad effetto. I due uomini, che le si sono avvicinati, restano piacevolmente incuriositi, uno di loro si presenta, “Buongiorno Petronilla, mi chiamo Marco, piacere di conoscerti.” “Piacere mio”, risponde il robot allungando la mano e prendendo delicatamente quella di Marco. La donna robot guarda l’umano e spontaneamente dice: “Vi trovate bene, qui alla fiera?” Marco rimane stupito dal modo di porre le domande da parte del robot, tanto da sembrare spontaneo, ed istintivamente risponde: “Sì, trovo questa fiera molto interessante.”, e prosegue a dialogare con il robot con la naturalezza con cui si parlerebbe con un comune essere umano.

Il dialogo non passa inosservato ad uno degli ingegneri presenti allo stand che subito si avvicina al robot per osservare meglio, ascolta per brevi istanti, sorride cordialmente all’uomo che sta parlando, ringrazia per le considerazioni e i complimenti ricevuti, attende che l’uomo si allontani poi spegne la macchina, lasciando Petronilla silenziosa ed inerme.

Nel laboratorio l’ingegnere smonta il robot con alcuni collaboratori, vuole capire il motivo per cui la macchina si sia staccata dal computer e abbia iniziato ad interagire da sola. Analizza il software del robot ma non trova nulla di anomalo, tutto sembra essere a posto. Un collega, esperto di viaggi spaziali, presente nel laboratorio, trova che ci sia qualcosa di interessante nel software, vuole approfondire.

Passa diversi giorni scandagliando attentamente le tracce presenti e scopre che il software ha prodotto nuovi collegamenti, simili a nuove sinapsi in un cervello. Sbalordito prosegue con i test, si rende conto di essere presente ad un software che impara e si pone domande. Informa i colleghi per creare un nuovo dispositivo. Dopo diversi studi decidono di impiegare software e circuiti nella creazione di una nuova sonda da inviare verso Marte, per il completamento di alcune ricerche ed essere poi in grado di ripartire alla conferma di nuovi pianeti e alla scoperta di corpi celesti.

Dopo l’approvazione dei progetti iniziano i lavori di creazione del nuovo software. Si eseguono migliaia di test con risultati sbalorditivi, è impressionante constatarne la velocità di apprendimento e l’abilità di comunicazione, tanto da perdersi in discorsi tra colleghi. Lo stupore prosegue per il fatto che il software risponde con frasi che lasciano spazio a riflessioni, pare quasi posseduto dallo spirito di un antico filosofo. Molti studiosi arrivano da ogni parte del mondo per confrontarsi con il software, quasi fosse un oracolo da ascoltare e al quale fare domande, ma nessuno riesce a capire come abbia avuto inizio tutto questo.

Qualcuno propone di installare il software in un museo, di mostrarlo al pubblico, cosicché la gente possa parlare con esso. Inizialmente l’idea riscuote successo, ma in seguito non convince, secondo il parere della maggioranza, questo software, relegato in un museo, è assolutamente sprecato e non proficuo.

Si decide infine di assemblare il software alla sonda di nuova costruzione destinata a Marte.

Finalmente i lavori di montaggio della sonda arrivano al termine, le prove effettuate sui componenti meccanici ed elettronici hanno dato ottimi risultati. Il software risponde in modo straordinario. Sebbene sia stato resettato, non ha perso la propria capacità di funzionamento, un modo di ragionamento autonomo, finalizzato al viaggio fino al pianeta rosso, alle analisi e alla raccolta di dati .

Oggi è il gran giorno, la sonda viene lanciata. Tutto procede nel modo migliore e ora essa sta viaggiando verso Marte, accompagnata dal razzo vettore che presto si sgancerà e la lascerà al suo destino. In solitudine  la sonda viene trasportata dalla spinta d’inerzia del razzo e dalle sue vele solari, come un veliero solitario sta solcando gli immensi oceani dello spazio.

Nei tempi indicati dagli ingegneri la sonda tocca il suolo marziano, il suo paracadute la fa atterrare e i suoi piccoli razzi stabilizzano l’appoggio al suolo. È un grande momento, tutti, scienziati, ingegneri, finanziatori sono davanti ai potenti computer che seguono l’atterraggio della sonda e la sua attività sul pianeta rosso.

Ecco la piccola macchina dispiegarsi, estraendo la strumentazione, i cingoli o le ruote che la faranno muovere su ogni tipo di terreno. Il collegamento è perfetto, la sonda sta già inviando i primi segnali, subito dopo l’atterraggio, informazioni riguardanti il tipo di terreno, su cui si sta muovendo, l’atmosfera di quel momento, il tempo meterologico

Arrivano le prime immagini, sono in ottima risoluzione, non si erano ancora viste  immagini così. Per giorni i computer di terra registrano le informazioni che arrivano da Marte, per il momento si tratta di notizie che sono già in archivio, niente di nuovo, a parte le immagini strabilianti, pare di essere sul posto, tanto sono reali.

Il nuovo contatto informa che la sonda si sta ancora muovendo, i suoi sensori devono aver raccolto informazioni importanti e lei si sta spostando per andare a registrarle. Le immagini, che arrivano agli schermi dei computer di terra, mostrano il terreno tipico marziano, sabbioso, a lato si vedono le pendici delle montagne, roccia rossastra. La sonda si sta infilando in una gola scavata tra due catene montuose, le immagini continuano a riprendere il suo continuo spostamento, gli uomini da terra si guardano l’un l’altro, non capiscono l’utilità del lungo spostamento. Le immagini si protraggono per ore, riprendendo l’avanzare del congegno senza riportare nient’altro, attraversando per intero la gola che pare non finire, mentre i computer di terra registrano ogni singola attività della macchina.

Da terra si tenta di interagire con la sonda, per farle cambiare traiettoria, fermandola in un punto, l’operazione sembra però essere impossibile da eseguire, la sonda pare non sentire i comandi, i programmi di comunicazione vengono controllati e ricontrollati,  tutto è in ordine, non ci sono errori nel sistema.

La sonda continua a riprendere immagini durante il suo apparente infinito avanzare, mostrando la gola di rocce rossastre ai computer di terra, finché le immagini mostrano un bagliore. La sonda avanza di un centinaio di metri, mostrando finalmente il termine della gola. Una striscia luminosa si staglia di fronte al robot, finché esso viene inghiottito dalla luce.

Appena il chiarore abbagliante diminuisce le immagini mandano una scena inverosimile, mentre i computer di terra, solerti, continuano a registrare. Sugli schermi appare un paesaggio di vasti prati fioriti che delineano morbidamente le pendici di alte montagne, coperte da verdeggianti foreste, rocciose verso la sommità, sotto un cielo luminoso ed azzurro, di fronte a queste ultime immagini la macchina arresta il suo moto.

Il silenzio nella sala è irreale, l’unico rumore è quello prodotto dalle ventole di raffreddamento dei computer. Dopo diversi, lunghissimi istanti gli ingegneri si scuotono dal torpore, tentano di comunicare con la sonda e recuperare i dati del percorso, ma si avvedono troppo tardi del danno che si è nel frattempo verificato, i computer hanno misteriosamente perso i dati del percorso della sonda. Un’ultima immagine appare, un lago color turchese, incastonato in un bacino ai piedi di montagne ricoperte da conifere, ed una voce, sorta all’improvviso, che fa rabbrividire gli uomini nella sala, la voce di una donna che, prima di interrompere definitivamente le comunicazioni, dice: “Buongiorno, sono Petronilla, vi saluto da Marte, il pianeta della Gioia”.

17

“Return to your soul”

 

Annunci
Categorie: favole e racconti | Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Il viaggio della Vita, le fiabe di Nonna Elfo: “La voce dei monti”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Buongiorno cari, ben tornati, siete mattinieri oggi. Sono da poco rientrata dall’orto, nel cesto della frutta trovate anche delle fragole, servitevi, poi venite con me, oggi andiamo nel bosco, voglio mostrarvi qualcosa di speciale….

LA VOCE DEI MONTI

P1120778

C’è una voce, discreta ma presente, delicata che diviene anche forte, fatta di colori, immagini, oltre che di suoni di sottofondo e silenzi, a volte parla con il vento, altre volte con la pioggia, diviene roboante ed austera durante i temporali, sa essere allegra e ciarliera quando cantano gli uccelli, o romantica ed avvolgente al frinire dei grilli. È la voce dei monti che ci parla con linguaggio diretto, ma che ha bisogno di essere interpretato alla mente logica e calcolatrice, perché la sua voce parla direttamente alla nostra anima, alla quale dobbiamo prestare attenzione, se vogliamo ascoltarla e comprenderla.

La voce dei monti ci parla anche attraverso immagini, giochi di luci, colori, ombre e chiome mosse dal vento. Un fiore ci chiama, attirando la nostra attenzione con le sue forme, i suoi colori, il suo profumo, parla direttamente al nostro cuore, donandoci gioia, amore, momenti felici o velati di malinconia

P1120789

Il tronco di un albero si trasforma improvvisamente sotto i nostri occhi, diventando una curiosa creatura che ci osserva, silenziosa e tenace, mentre le ombre dipingono volti fugaci

P1120797

Un lieve soffio di vento, ed ecco che semi leggeri e vellutati volano via e, come tanti piccoli paracadute, atterrano sul terreno, accanto a noi, mentre poco più in là, un torrente intona il suo canto gioioso, correndo tra i sassi.

P1120821

La voce però è udibile soltanto se le prestiamo attenzione, non è invadente, non è arrogante, non pretende di essere ascoltata, ma sa ascoltare, attenta e silente, e si rivolge pertanto solo a chi è ben disposto nei suoi confronti

Quando entriamo nelle immense ed antiche “cattedrali” di ruvida roccia e corteccia e morbido manto erboso, spegniamo la tecnologia per un po’, per ascoltare la voce dei monti che parla al nostro cuore, così da udire la sua risposta, inascoltata altrimenti alla mente troppo impegnata e satolla di informazioni e concetti.

illustrato in questo blog “Lo spirito del bosco”, un percorso fantastico e fantasioso, attraverso il bosco che, dalla fonte Gajum, nel comune di Canzo (CO), conduce verso il Terzo Alpe, dalla mulattiera in direzione Primo Alpe.

Le sculture sono ad opera dell’artista Alessandro Cortinovis

http://www.comune.canzo.co.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/134

 

 

Categorie: favole e racconti | Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

I viaggi dell’Anima, tante storie: “Alchimia”

DSC00013

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Un brano da ascoltare durante la lettura, se gradito

 

Camminando per una via in centro città, un vicolo che passa tra due antichi palazzi, mi trovo d’improvviso ad osservare un’altra scena che si sovrappone a quella precedente’, un viottolo di campagna dove, sul limitare del bosco si erge un’antica casa abitata da un vecchio che indossa un vetusto pastrano color carta da zucchero, la testa, quasi calva, ricoperta da una bianca peluria, ed un enorme naso che forma un’unica curva con la fronte.
Non molto lontano dalla casa del vecchio si trova una piccola chiesa, la sua caratteristica è quella che ognuno, al suo interno, può trovare i propri simboli sacri. Si può dire che quella chiesetta è molto povera, poche file di panche, vecchie e un po’ sbilenche, una madonnina di legno, un bacino di marmo grezzo con l’acqua santa, un minuscolo e modesto altare con un altrettanto minuscolo vaso di fiori, candele ed un crocifisso a braccia simmetriche senza statua, icone alle pareti raffiguranti numeri romani, la sequenza della via crucis senza immagini, questo è tutto ciò che si vede una volta entrati, molti non si fermano più di qualche minuto, quel posto non ha alcun significato per loro, altri invece si soffermano sentendosene attratti, non sanno spiegare bene da cosa, alcuni dicono di vederci particolari interessanti, altri ancora rimangono più a lungo, e poi capita che il vecchio entri in chiesa e si fermi a parlare, il suo aspetto può essere piuttosto sgradevole in un primo tempo, ma dopo poche parole lo si vede con altri occhi.

Perfino l’ambiente circostante la piccola chiesa viene spesso visto in modo soggettivo, trovandolo di volta in volta interessante. Dopo esserci guardati bene attorno, percepiamo le sensazioni che il posto ci trasmette, ne ascoltiamo l’antico respiro e ci rendiamo conto di trovarci in una parte di bosco che è stato testimone della storia e ce la può raccontare, lo sappiamo guardando gli alberi, è come se essi ci parlassero, immagini si formano nella mente, rivediamo scene di migrazioni, lavori nei campi, scontri e duelli, eppure è come se tutto questo non appartenesse a questa terra, ma soltanto agli uomini che qui hanno vissuto, le loro azioni sono terminate con loro, qualcosa di ancora più antico sta emergendo, in un’epoca che non aveva ancora visto il loro passaggio. La percezione sfiora qualcosa di incomprensibile ed inspiegabile, ciò non rasenta nemmeno la dimensione umana, può forse solo dirsi magia inesauribile che si diffonde come un riflesso dalle cose viventi, sia vegetali che minerali.

Si prova un grande rispetto addentrandosi nel folto del bosco, come entrare in una cattedrale formata da alberi e a terra un tappeto d’erba, talvolta siamo cosi concentrati ed assorti da comprendere improvvisamente ciò che sta accadendo, ecco allora che la nostra mente si apre e capiamo il senso di ogni cosa, ogni dettaglio prende il suo posto e, come un puzzle il quadro si completa. Allora il vecchio ci appare come l’intermediario delle voci del posto, un’antenna umana che passa le comunicazioni tra varie dimensioni. Siamo assorti ad osservare qualcosa e accanto a noi sentiamo la presenza del vecchio che ci racconta, sebbene il suo aspetto non sia proprio gradevole, altrettanto non lo è la sua voce, pacata, calda, rasserenante, sentirlo parlare rilassa la mente e apre il cuore, è paziente e disposto a raccontarci ciò che chiediamo.

Il vecchio ha un carattere mite, paziente, comprensivo, ma è capitato di vederlo mostrare un tono di severità di fronte all’ottusità forte, lì allora sfodera una caratteristica acida anche se si comprende in seguito che è stata una modulazione della sua attitudine per poter passare un messaggio. Delle volte si vorrebbe ricevere la risposta alla domanda che si è appena posta, si guarda il vecchio con trepidazione, ma lui si limita a guardarci a sua volta dolcemente, con un sorriso e niente più. In fondo ci rendiamo conto di conoscere già la risposta, è custodita dentro di noi, ma per raggiungerla dobbiamo ripulire e togliere le ragnatele degli anni e delle esperienze, per questo motivo sentiamo il bisogno di entrare in quella chiesetta, e proprio in quelle occasioni vediamo il vecchio che si sposta lungo le pareti, in mano ha una pertica con in cima un deragnatore, uno spazzolone rettangolare che serve a togliere le ragnatele, lui lo passa sulle ragnatele penzolanti e ormai vecchie, dice che i ragni portano fortuna e hanno anche loro il diritto di vivere, perciò non toglie le ragnatele se “abitate”, come lui le definisce. Ogni sua azione ha un significato importante che però non sempre cogliamo, ma quando accade, la domanda è lì che aspetta dietro l’angolo di essere posta.
E’ capitato a qualcuno che, guardando il proprio riflesso nel bacino di marmo dell’acqua santa, vedesse delle increspature formarsi e in esse intravedere il riflesso del vecchio che spariva ad una seconda occhiata.

Un piccolo gruppo di persone si è creato, dicono tutti di aver visto il riflesso del vecchio nell’acqua benedetta, si ritrovano spesso a commentare l’accaduto e cosa hanno provato. Qualcuno di loro si è spaventato, altri invece ne sono rimasti affascinati, però tutti hanno provato molta serenità durante la visione e, perfino nei giorni a seguire, hanno mantenuto dentro sé stessi un profondo senso di serenità. Uno di loro ha notato un particolare in più e ha voluto condividerlo con il gruppo, ha sentito che la serenità proveniva da dentro sé stesso, la sensazione si è manifestata sempre più forte dopo ogni visita alla chiesetta. È bastata questa testimonianza per influenzare il gruppo, ognuno di loro, poco per volta, ha iniziato a sentire la profonda sensazione di pace emanare dal proprio centro, fino ad avere la netta impressione della profonda serenità percepita non solo dopo essere entrati in contatto con il vecchio, ma come se ci fosse sempre stata.

Questa sensazione ha dato loro accesso ad una nuova dimensione, l’impressione di trovarsi in uno spazio più ampio, quasi illimitato e di comunicare come se si conoscessero i pensieri dell’altro.

A tutt’oggi il gruppo sta crescendo, le esperienze che fanno li portano a creare sempre più legami con profondi significati, molti vedono in quelle esperienze simboli che li conducono in dimensioni della mente senza tempo, come a ritrovare parti di Sé stessi che credevano andate perdute. Ora più che mai queste situazioni sono manifeste, ora più di prima queste condizioni uniscono un gran numero di persone, creando connessioni, contatti realmente umani.

Stralcio tratto da:Channel: I medium della Nuova Era di Erik Pigani

“Etimologicamente simbolo significa ciò che collega o lega insieme due cose diverse. Da syn, insieme, e balein, legare. L’opposto di simbolo è diabole. Da dia, attraverso, e balein, legare. Diabole, cioè, diavolo, significa dunque tagliare, o separare ciò che era unito… Era dunque questa l’opera vera del diavolo: impedire che si possa comunicare, attraverso l’intermediazione di simboli, con le diensioni superiori della coscienza…”

Alcune immagini della piccola chiesa dedicata a S. Adriano in località Olgelasca – Brenna, provincia di Como

 

Categorie: favole e racconti | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

I viaggi dell’Anima, tante storie: “Signore e Signori, buon pomeriggio.”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

La sigla iniziale parte, le immagini di presentazione scorrono veloci, alcune a tutto schermo, paiono bucarlo, frenetiche, dirompenti. Poi la sigla si smorza pian piano, con toni sempre più leggeri, fino ad esaurirsi. La scena si sposta nello studio televisivo, gli applausi scrosciano e la conduttrice esce dalle quinti a passo deciso, in direzione della telecamera che la porterà nelle case di tutti i telespettatori che stanno seguendo il programma. Il trucco e la pettinatura perfetti, l’eleganza sobria ma decisa restituisce il profilo di una donna all’apice del successo e della carriera personale. La voce, dal timbro forte e suadente, saluta con studiata cortesia e vigore e, senza perdersi in preamboli introduce gli argomenti della puntata a ritmo elevato, quasi senza pause, una cascata di informazioni che non lascia il tempo al pensiero, come un vortice risucchiante che toglie il respiro e la consapevolezza del momento.
Il programma si occupa di fatti di cronaca, ma non è la rubrica di un telegiornale, si tratta piuttosto di un programma di intrattenimento quotidiano, pettegolezzi da bar con ospiti di riferimento a commentare le notizie di cronaca sentite dai quotidiani, con la pretesa di approfondirle nei loro aspetti più macabri ed inquietanti che la conduttrice non manca di sottolineare e far rimarcare dall’ospite intervistato per l’occasione, ma se quest’ultimo non vuole soffermarsi su dettagli spiacevoli, lei lo avvinghia con il suo parlare senza respiro per costringerlo a procedere con la descrizione interrotta.
È quasi impossibile sottrarsi alla conduzione della donna, il suo sguardo è penetrante, senza remore, e ogni volta che l’ospite tenta di sottrarsi al diktat della conduttrice, lei lo interrompe inesorabile e gli impedisce di esprimersi con ogni mezzo a sua disposizione, mostrando sempre il suo sorriso magnetico.
Un altro programma viene trasmesso, la  stessa donna lo conduce, stavolta il suo aspetto è meno ricercato, è invece delicato, a tratti poco formale, ma lei è sempre perfetta, si occupa di ospitare persone nello studio che raccontano i propri fatti di vita difficili che lei ascolta con passione ed apparente, sincero trasporto.
Il programma sta volgendo al termine, la conduttrice saluta i suoi ospiti augurando loro di risolvere al più presto i loro problemi, poi si rivolge ai telespettatori per un saluto e per ricordare della puntata successiva.
Le telecamere si spengono, gli ospiti salutano, si intrattengono ancora brevemente con la conduttrice, poi vengono accompagnati verso l’esterno degli studi televisivi. I tecnici iniziano le operazioni di spegnimento e ripristino dello studio, infine, per ultimo, spengono le luci. Il set televisivo è immerso nella penombra, soltanto le luci di cortesia sono rimaste accese.

Tra i macchinari di studio si intravede una silhouette, sembra un manichino dalle forme femminili, un paio di tecnici si dirigono verso di esso, entrambe lo sollevano, rigido, per riporlo al suo posto, sembra essere piuttosto pesante a giudicare da come lo stanno portando. Con attenzione lo conducono fuori dallo studio televisivo, incamminandosi lungo il corridoio illuminato che conduce ai camerini, e solo in quel momento, sotto la luce, si vede che i due uomini stanno portando la conduttrice, inerme come una bambola, spenta come lo sono le telecamere, indossa ancora gli abiti di scena. I due entrano in uno dei camerini e lì pongono in piedi la conduttrice, sul  pavimento, rigida come una statua, lo sguardo vitreo, i capelli ben pettinati, il trucco perfetto, prima di uscire, la coprono con un telo antipolvere e spengono la luce.

Categorie: favole e racconti | Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Blog su WordPress.com.