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Il viaggio della Vita, le fiabe di Nonna Elfo: “Il canto della Quercia”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Buongiorno cari, grazie per essere venuti di nuovo a trovarmi, avete fatto bene a fermarvi, la vostra visita non mi disturba affatto, sono ben lieta di accogliervi.
Venite, seguitemi in veranda, è una bella giornata, oggi si sta bene fuori. Venite, venite, così anch’io mi siedo con voi e mi riposo, altrimenti sarei sempre occupata in qualche lavoro domestico o fuori, nell’orto.
Ho preparato la torta con le fragole, c’è anche la panna fresca, se la gradite, con la torta di fragole è buona da non poterla descrivere. Ecco, the, limone e una bella fetta di torta.
Ed ora liberatevi da ogni pensiero di cose da fare, è tempo di indossare di nuovo le ali della fantasia e lasciarvi trasportare in alto, sempre più in alto…
(Se volete, potete ascoltare questi brani mentre leggete la fiaba )

Foresta, immensa foresta, fitta, quasi impenetrabile, dall’alto gli alberi formano una grande macchia verde. Ci avviciniamo a volo radente, da questo punto possiamo vedere delle aperture tra i rami, ci abbassiamo ulteriormente e atterriamo su un piccolo spiazzo di erba alta, il tonfo è soffice, scendiamo dai nostri piccoli mezzi di trasporto, li ringraziamo e procediamo ora a piedi, il piccolo fiore/pila che abbiamo in mano illumina molto bene il percorso lungo il quale stiamo procedendo.

Non è semplice camminare, occorre evitare continuamente gli ostacoli, rappresentati da sassi, piccoli avvallamenti, erba folta e a tratti impenetrabile, dobbiamo aggirare spesso questi alti fusti d’erba, potrebbero nascondere delle insidie. A turno procediamo in testa alla comitiva, ci spostiamo stando sempre uniti, nessuno deve essere lasciato indietro. Ogni volta che ci avviciniamo ad un sasso più grosso, dobbiamo aggirarlo a gruppi, per non incorrere tutti insieme nei pericoli.

È sera, la luna illumina il tratto da percorrere, facilitandoci il compito. Arriviamo ai piedi di un grande albero, un antico faggio, tra le sue radici troveremo riparo per la notte. Ci aiutiamo a raggiungere un punto, vicino al tronco, dove ritroviamo una grotta che ci attende ogni volta, è calda e asciutta, perfetta per passarci il tempo, soprattutto quando fuori è freddo ed è un ottimo riparo dai pericoli notturni. Entriamo, ci sediamo e ci stringiamo per portarci ancora più calore e far passare tra noi l’energia cosmica che ci unisce. Ci addormentiamo così, insieme e vicini, continuando le nostre azioni, per alcune ore, nei nostri sogni, fino a quando le energie ci avvisano che è arrivato il momento di riprendere il cammino.
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Usciamo dalla caverna, calda e confortevole, è l’alba, i grilli, nell’erba, stanno ancora cantando, il loro frinire emette vibrazioni benefiche per noi, aiutano a mutare il nostro stato da visibile ad invisibile agli occhi e ai sensi dei possibili predatori, sempre guardinghi ci incamminiamo di nuovo, uniti, dirigendoci verso la sommità di una collina. Fino a quando i grilli friniscono noi camminiamo sicuri e veloci. Ci stiamo lasciando alle spalle la foresta di faggi, e ci avviciniamo alla pineta, appena entrati nella foresta di conifere cominceremo a mutare il nostro aspetto e dimensioni.

Eccoci, nella foresta, continuiamo a camminare, e camminando, sentiamo i nostri corpi che cominciano a mutare, percepiamo un lieve pizzicore ovunque, le nostre energie si stanno muovendo, cambiando le nostre cellule, i nostri corpi crescono pian piano, vediamo gli steli d’erba diventare sempre più piccoli mentre ci alziamo.
Ora la nostra statura ha raggiunto un livello standard per un essere umano, ci muoviamo nell’erba, raggruppandoci a formare una figura che ricorda uno scudo, uniti in questo modo continuiamo a fare da schermo ai predatori, che non si lasciano sfuggire l’occasione per attaccare. Tra poco raggiungeremo una radura, lì dovremo stare ancora più allerta, se ci attaccassero durante l’attraversamento, potrebbe essere molto pericoloso, uno ad uno formuliamo pensieri positivi, elevati, d’amore, di gioia, di fiducia, per intensificare la protezione dello scudo. Subito si muove un’intensa energia sopra di noi, come un’onda di luce blu che ci sovrasta, trasparente ma evidente, mentre camminiamo, ci muoviamo allo stesso passo ed intoniamo un canto, forte, intenso, non è composto da frasi ma soltanto da suoni che la nostra voce produce, più il canto si fa potente, più l’onda blu cresce di intensità, si espande oltre noi, alziamo contemporaneamente le braccia al cielo continuando ad intonare il canto, l’onda blu si solleva in alto, espandendosi ancora.

Siamo arrivati al centro della radura, ombre scure si vedono volare oltre il velo blu dell’onda protettiva, vengono verso di noi volando in picchiata, con l’intento di colpire forte, di distruggere, dobbiamo credere molto nelle nostre capacità, fidarci l’uno dell’altro, per non permettere loro di colpirci. I colpi si susseguono pesanti, continui, ci attaccano come una grandinata. Abbiamo da poco oltrepassato il centro della radura, ancora un centinaio di metri e saremo di nuovo nel folto della foresta, dobbiamo resistere, non cediamo alla paura, confidiamo che i nostri compagni ce la faranno, come noi.
Gli attacchi sono sempre più forti, a fatica resistiamo, nonostante l’onda blu sia sempre attiva, i colpi che arrivano hanno forza distruttiva, se la fiducia in noi stessi vacilla, saremo distrutti. Alcuni compagni hanno il viso tirato per la stanchezza e la paura, gli altri fanno il possibile per dar loro coraggio, affinché non cedano, i colpi sono micidiali, senza tregua, i predatori vogliono disattivare lo scudo di onda blu per poterci attaccare, se ci riusciranno diverremo loro prede, ci priveranno della forza, facendone loro nutrimento, sono sempre in cerca di cibo energetico, si attaccano agli esseri viventi, prendendone l’energia, trasmettendo la loro essenza, e lasciano la vittima preda dei pensieri più funesti e distruttivi, inculcando paura, insicurezza, remissività.
Qualcuno comincia ad avere segni di cedimento, la convinzione che la missione sia impossibile da portare avanti sta prendendo piede, deve essersi aperto un varco nell’onda blu, piccolo, ma c’è, occorre che noi tutti siamo uniti nella nostra forza, nella fiducia che abbiamo l’uno nell’altro, non manca molto alla meta, poche centinaia di metri e saremo arrivati, non possiamo cedere ora, saremo forti anche per i nostri compagni che temono di non farcela.

Procediamo, esausti ma non cediamo, qualcuno grida di tenere il contatto forte con l’altro, in breve tutti avanziamo uniti con le nostre mani e, d’improvviso, l’onda blu s’intensifica, dal nostro gruppo unito si sprigiona ora un’energia potente, terribile, raggi blu si dipartono dall’onda, andando a colpire i predatori, li vediamo fuggire urlanti, in preda al terrore, presto non ne rimane nemmeno uno.

Stanchi ma felici avanziamo, tenendoci sempre uniti, nonostante il pericolo non abbiamo mai perso di vista la nostra meta, facendo coraggio anche ai nostri compagni di viaggio esausti, tanto da rischiare di perdere fiducia in sé stessi. Crediamo che i predatori non torneranno a breve, ma restiamo prudentemente uniti sotto al nostro scudo di luce blu, il contatto reciproco effonde in noi coraggio, fiducia, tenacia.

Diversi animali stanno uscendo dal bosco, vediamo conigli, volpi, scoiattoli, piccoli daini, costeggiano gli alberi, sembrano restare prudentemente ai margini della radura, però ci stanno seguendo, sembra vogliano accompagnarci nel nostro procedere uniti. Ci voltiamo tutti verso di loro, man mano, come un unico grande corpo, e a quel punto vediamo che anche dagli animali si sprigiona una fonte luminosa, bianca invece che blu. Pian piano acquistano coraggio e cominciano a lasciare la prudente vicinanza degli alberi per arrivare anche loro verso il centro della radura e seguirci, l’emozione che noi proviamo alla vista di questa scena è forte, i nostri cuori si aprono ancora di più sprigionando ondate di puro amore, e alla luce blu si unisce un’onda di luce bianca che va ad unirsi alla luce bianca derivante dagli animali stessi. Intanto, sopra le nostre teste possiamo vedere stormi di uccelli volteggiare e, ancora più in alto, piccoli gruppi di falchi e altri rapaci, e la nostra gioia sale alle stelle.

Da questo momento in poi le entità delle tenebre si allontanano, hanno terminato il loro compito, che era quello di nutrirsi ma anche, inconsapevolmente quello di lasciar sprigionare grande energia luminosa, quella che ora si diffonde ovunque. Ci dirigiamo sicuri verso la nostra meta.

Ad un certo punto la radura diventa scoscesa ed il bosco ai lati ne segue i profili, forma un riva erbosa di circa 50 metri per poi risalire alla medesima altezza, infatti vediamo proprio di fronte a noi, ma sull’altra riva il punto in cui ci fermeremo, sulla cui sommità si erge, maestosa, la grande quercia.
La Grande Quercia è un antico albero, è dotata di immensa saggezza e forza, perché ha potuto assistere ed affrontare innumerevoli tempeste, di vento e di neve. Ha resistito così tanto che il suo tronco, nel passare dei secoli, è diventato resistente come roccia pur mantenendo l’abilità di piegarsi ai forti venti, per non spezzarsi. Ha fronde così ampie da poter ospitare innumerevole famiglie di uccelli, scoiattoli, piccoli insetti e molte altre creature del bosco. Le sue radici sono immense, si estendono oltre la collina.

Alta e maestosa canta quando soffia il vento, le sue fronde si muovono ed emettono suoni simili a parole. Siamo scesi lungo la riva erbosa, e ci troviamo ora al centro dell’avvallamento, presto risaliremo lungo la riva di fronte, da qui l’albero appare enorme, più di quanto sia in realtà, e terribilmente forte. Man mano che ci avviciniamo alla riva da risalire, l’albero scompare alla nostra vista. Gli animali camminano ora accanto a noi, tutti insieme formiamo un grande gruppo, uniti arriviamo alla meta.
Iniziamo la risalita, un ultimo sforzo e saremo giunti. Siamo convinti che il pericolo ora sia lontano, sentiamo la forza scorrere in noi, ma teniamo ancora alto lo scudo di energia, non vogliamo certo essere sorpresi e sprovveduti proprio ora, anche se vorremmo metterci a correre, tanta è la gioia provata in questo momento, restiamo uniti in un solo grande gruppo ed un’unica grande energia d’Amore.

Ed è così che raggiungiamo la sommità e là, proprio nel centro della radura, ecco che vediamo, maestosa, la Grande Quercia, la regina della foresta, immensa, rigogliosa, enorme, potente. Noi restiamo a guardarla, ammirati, tutti noi, compresi gli animali, per un lungo istante, poi ci avviciniamo ad essa in rispettoso silenzio e, man mano che ci avviciniamo ci spostiamo attorno all’albero, così da circondarlo, formando diverse file, con gli animali che si sono sistemati accanto a noi, ed in volo sopra di noi, creiamo un grande mandala che abbraccia la grande quercia, e dopo che l’ultimo animaletto ha preso posizione, tutti insieme, in perfetto sincronismo, iniziamo un canto, formato da un suono che, da unico, si divide in molti suoni, come l’acqua che si infrange sugli scogli, dando vita ad un insieme di accordi, dolci e potenti allo stesso tempo.

Al suono della nostra voce le fronde della grande quercia si muovono emettendo, a loro volta, suoni che si accordano al nostro, creando così un coro sublime e maestoso. La frequenza del suono, elevandosi, crea una vibrazione così intensa che il suolo pare tremare. Dopo pochi istanti uno sciame di insetti ci raggiunge, posizionandosi sopra di noi, sospesi anch’essi in volo, sono tante libellule, quante siamo noi, i mezzi di trasporto che ci hanno accompagnato fin qua, quando avevamo dimensioni minuscole, così da essere trasportati agili e veloci.

Ora ci siamo davvero tutti, non manca più nessuno. Le libellule si uniscono al poderoso canto con il ronzio delle loro ali, insieme ad api, grilli e altri insetti. Vediamo il suono prendere forma, una morbida spirale bianca, azzurra e verde avvolge morbidamente l’immensa quercia che comincia a muovere leggermente le fronde, come accarezzate dal vento, frusciare di foglie si unisce al canto alimentandolo, creando un coro, espandendo la morbida energia sempre più in alto, sempre più lontano. La potenza della quercia permette all’energia bianco-azzurra di raggiungere il cielo, la vediamo oltrepassare le nubi e salire a spirale, sempre più in alto, possiamo ora vederla, con gli occhi interiori, raggiungere lo spazio, proseguire verso le stelle e oltre, un immenso, infinito messaggio d’amore per il cosmo intero.
La risposta non tarda ad arrivare, sembra pioggia dorata quella che vediamo scendere dal cielo, come gocce di sole, scende su di noi, sulla foresta e oltre, non bagna ma brilla, come gocce di luce, si deposita e fa risplendere tutto ciò che tocca, noi compresi che iniziamo a brillare come tanti piccoli fari, mentre dentro noi stessi sentiamo forti ondate d’amore avvolgerci e fuoriuscire dai nostri corpi. Il nostro canto, la nostra energia si intensifica. Ora udiamo un rombo sordo provenire da sotto di noi, dalla terra, ci sentiamo scuotere dall’interno, onde d’urto che non abbattano nulla, provocano solo forti vibrazioni che si dipartono a raggiera dal punto dove ci troviamo.
In breve tempo queste manifestazioni hanno fatto il giro del globo terrestre, un potente messaggio d’amore ha raggiunto gli anfratti più nascosti della terra, possiamo soltanto restare in attesa della risposta, che di nuovo non tarderà ad arrivare.

“Il sole spirituale brilla per le anime come il sole materiale brilla per i corpi, perchè l’universo è doppio e segue la legge delle coppie. Esso alita su tutti, e i raggi della luce spirituale illuminano ogni coscienza; quando tutti i corpi e tutte le menti rifletteranno egualmente questa doppia luce, gli uomini vedranno molto più chiaramente di quanto non vedano adesso.”
(H.P. Blavatsky)

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I viaggi dell’Anima, tante storie: “La locanda di Miranda”

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Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

L’onorevole Qualunque è seduto alla scrivania nel suo ufficio all’interno di un alto palazzo, dalle ampie vetrate dell’edificio la vista spazia sulla città ora illuminata dalle luci della sera e del traffico. Sta terminando di scrivere una lunga richiesta di cose che il suo segretario passerà ai vari subalterni, comprendente gli appuntamenti del giorno, i programmi, le mansioni, una relazione da tenere alle prossime riunioni, le riunioni di gabinetto. Rincaserà molto tardi o, nel caso di gelo notturno, si fermerà in ufficio a dormire.

Aveva una famiglia, di essa è rimasta la foto in un elegante portafoto d’argento sulla scrivania, dove appaiono volti sorridenti di bambini e di una donna, della quale sente solo un lontano ricordo di un’altra epoca, prima di buttare a capofitto la testa ed il cuore nella carriera politica, non c’è posto per i sentimenti in questo mondo, chi crede che sia possibile conciliare la carriera con i sentimenti non sa di cosa sta parlando, e si ritroverà presto a chiudere la porta del cuore senza capire bene quando la svolta nella propria vita è cominciata, un giro di boa senza ritorno.

Molte richieste sono arrivate, parecchie delle quali riguardano i diritti civili dei cittadini, di cui una parte in difficoltà economiche, la maggior parte di esse però le ha già cestinate, terrà conto soltanto di quelle che convengono alla sua carriera in continua ascesa, semplice carne da macello, ora i guadagni si stanno  spostando verso le campagne d’accoglienza legate agli appalti di case ed edifici, i soldi che entrano dalle casse di comuni e province sono molto abbondanti, questi argomenti hanno quasi la priorità. I problemi della città e della comunità in generale, le migliorie a strade, infrastrutture dovrà occuparlo quel tanto che basta a non aumentare eccessivamente le polemiche. Il gioco delle parti nel suo lavoro è fondamentale, lui sa qual è  il tasto giusto e quando premerlo, tutti coloro che gli sono accanto sono soltanto dei figuranti che avanzano o indietreggiano, come pedine su una scacchiera, dove lui è il giocatore.

Sorride apertamente con gli occhi beffardi ogni volta che incontra qualcuno di loro, soprattutto ride tra sé e sé quando si trova di fronte uno di quelli che sperano in una promozione o una regalia, con loro si diverte un mondo, che goduria nel sentire il loro fremito ogni volta che compie il gesto di allungare la carota che non raggiungeranno. Ciononostante sono sempre lì, fedeli come cani, ai quali però si spuntano i denti, a loro insaputa, affinché non azzannino.

A chi invece capisce le regole del gioco e chi è il mazziere, è sufficiente fare una piccola paternale, ricordando chi ha il coltello dalla parte del manico, usarlo quando torna ad essere un servo fedele, per paura, e farlo sparire appena la paura è passata, semplice ed efficace.

L’onorevole Qualunque non ha sentimenti, essi sono soltanto un completamento della sua personalità, semplici bottoni da premere al momento giusto, per dire la cosa giusta o agire nel modo giusto con la giusta espressione. Sente però una particolare attrazione per una donna, sua collega e collaboratrice, e non soltanto dal lato fisico. Una bella donna con il suo stesso modo di intendere le cose e di trattare con le persone, anche lei sa quando è il caso di allungare la carota e lo fa con spietata arguzia. Qualunque deve ammettere che la collega, in questo gioco è molto più brava di lui, sicuramente è quel saper fare tipico delle donne che sanno vedere le cose da una prospettiva differente e di maggior spessore.

Qualunque adora ed invidia profondamente la collega, talvolta addirittura la teme ed è per questo che si è fatto suo alleato, non vuole affatto averla dal lato sbagliato, l’ha vista in azione e non avrebbe di certo voluto trovarsi dalla parte del malcapitato. Assieme stanno portando avanti una campagna proficua per avvicinare le simpatie strategiche del gruppo Verde e dell’Associazione Nuova Generazione, un branco di mentecatti dai gusti strampalati, mangiano soltanto erba, noci e granaglie perché sono convinti di salvare il mondo dall’inquinamento e dagli allevamenti intensivi di animali. Le loro idee pazzesche hanno però attirato l’attenzione di forti poteri e multinazionali che si stanno adoperando per creare nuovi prodotti e avvicinare la nuova tendenza di migliaia di consumatori. Queste aziende e corporazioni sono anche forti possidenti delle nuove tecnologie che stanno rimpiazzando le vecchie fonti energetiche in diversi paesi.

Deve ammetterlo, Qualunque, che la collega è veramente brava, recita alla perfezione la parte dell’attivista coraggiosa e parla in modo accorato alle folle che quasi fanno la “ola”, meglio che ad una partita di calcio. Lei si allontana dal pubblico a cui si concede poi come fosse una di loro, accompagnata da qualcuno verso la stazione, dove prenderà il treno, (non si fa certo vedere girare in auto, talvolta si sposta con una bici a pedalata assistita), saluta gli accompagnatori festanti e gaudenti, sale in treno, poi scenderà alla fermata dove aveva precedentemente lasciato la sua auto, una sportiva decapottabile a benzina, per niente ibrida, si recherà quindi verso la stanza di una piccola locanda, fuori dai grossi centri abitati, al riparo dagli occhi frenetici e curiosi di macchine fotografiche e folle.

La locanda si trova sulla sommità di una collina, dentro ad una bella ed immensa foresta, dove un nastro di asfalto porta verso un piccolo borgo. Lì la sua stanza è sempre prenotata, un segretario fa in modo che la retta sia versata ogni mese, così che la stanza rimanga costantemente occupata. Lei non vi si reca sempre,  spesso la stanza rimane vuota, ma, regola fissa, non deve essere usata da nessun altro,  altrimenti la retta mensile non sarà pagata, ed il proprietario della locanda ha bisogno di un’entrata fissa. Altra regola importante, nessuno deve fare domande sulle consuetudini dell’ospite, che non deve essere disturbato, sarà l’ospite stesso a chiedere, qualora avesse bisogno.

Il proprietario della locanda ha una figlia, Miranda, che lo aiuta a gestire l’attività insieme alla moglie. Sia lui che la moglie chiudono entrambe gli occhi su tutto ciò che riguarda il loro ospite. Anche la figlia Miranda è allineata alla stessa filosofia ma con uno sguardo attento e discreto. Non lo fa per curiosità morbosa, ma soltanto perché osservare fa parte della sua natura. Il suo osservare è introspettivo e spazia dalla realtà esteriore fino al mondo più sottile e invisibile, ben celato a chi è distante con il cuore e la mente a tutti quei mondi che si intersecano con il nostro.

Miranda ha l’abitudine di parlare con il piccolo popolo che abita i boschi, spesso vi si reca all’alba, quando la rugiada imperla la vegetazione, per fare delle vere abluzioni con il prezioso liquido, perché ritiene che sia un dono degli dei della foresta, e che vada usato bene, costantemente. Si lava il viso, le mani, affinché il suo corpo sia puro per poter comunicare con il piccolo popolo. Altre volte si reca nella foresta a sera tardi, verso la notte. Rimane al buio, in ascolto e meditazione per poter parlare con le creature notturne che lì vivono. Ad un certo punto molte di loro si manifestano, alcune hanno un aspetto piuttosto inquietante, ma Miranda non si lascia spaventare, perché sa come comunicare con loro, che chiedono soltanto discrezione e rispetto   dell’ ambiente in cui vivono.

Miranda è sempre stata così, fin da bambina parlava con le fate che, nell’età dell’adolescenza l’hanno iniziata ai segreti del loro popolo. Miranda non ha mai raccontato a nessuno, nemmeno ai suoi genitori, del dono con cui è nata, ha ringraziato ogni giorno di poter vivere in un posto così, dove avere lunghi momenti di silenzio e raccoglimento. Quei boschi sono infatti poco frequentati, probabilmente la gente in genere non può intercettare il piccolo popolo, ma ne sente in qualche modo la presenza, sotto forma di inquietudine, pertanto si tiene a debita distanza da questi luoghi. L’ambiente è invero molto bello, la luce mattutina forma una bruma che aleggia nell’aria, e che tutto avvolge, creando un’atmosfera pacata, dai colori tenui, poi, appena il sole è sorto, i colori esplodono nelle loro massime sfumature, l’aria si riscalda, mutando le immagini attorno, rendendo l’insieme nitido e distinto. Di nuovo il tramonto dipinge il paesaggio di forti colori rosati, se la giornata è stata serena, oppure una bruma velata scende di nuovo, coprendo tutto con dolcezza, lasciando emergere una malinconica bellezza. Appena le ombre della sera si allungano, Miranda, frequentemente porta doni al piccolo popolo, doni simbolici, come accarezzare fiori di campo, abbracciare gli alberi, parlare con loro, sussurrando alla ruvida corteccia, portando briciole di pane alle laboriose formiche, lasciando che uccellini e, talvolta, qualche piccolo coleottero curioso si avvicinino a lei, con delicatezza e curiosità. Miranda sente di essere stata una fata un tempo, in un’altra vita, in un’altra epoca, in un’altra dimensione, che ha deciso di allacciare i rapporti con il piccolo popolo nelle vesti di essere umano.

C’è una sorta di tacito accordo con i suoi genitori, che le permettono di recarsi nella foresta senza farle domande, talvolta un velo di apprensione scende sul volto di sua madre, ma Miranda è capace di rincuorarla e lei accetta.

A Miranda non piace l’ospite della stanza all’ultimo piano, soprattutto non trova giusto che la stanza rimanga vuota per parecchi giorni, sebbene sia pagata come se fosse occupata. La stanza in questione è più grande delle altre, ha un’ottima vista sulla foresta e il paesaggio sottostante, è silenziosa, grande e confortevole per famiglie con bambini o piccoli gruppi di amici. Quella donna insensibile ed egoista, invece, la tiene solo per sé. Miranda sa che anche suo padre non è d’accordo nel lasciarla costantemente occupata, ma sa anche che purtroppo ha bisogno del denaro che quella donna lascia ogni mese sul suo conto. Miranda aveva proposto al padre di far costruire una dependance con i nuovi materiali edili che garantiscono solidità, sicurezza, e che sono ecologici, distribuiti da una delle aziende sponsor di quella donna. Il padre, con non poco timore, aveva chiesto prima il parere all’onorevole che non si era dimostrata contraria. Il proprietario della locanda però sa anche bene quanto le persone come lei siano volubili e capricciose, perciò si era preso anche la libertà di modificare eventualmente i suoi piani nel caso di una discordanza tra le parti.

A tutt’oggi la costruzione della dependance sta per essere ultimata, dalla casetta si sono potuti ricavare due appartamenti, piccoli ma confortevoli che saranno inaugurati a breve.

I genitori di Miranda sono soliti produrre spesso i piatti che propongono alla locanda, la madre di Miranda è molto brava a preparare molti tipi di pasta fata in casa, così come ragù, intingoli, zuppe, minestre, piatti a base di carne e prelibati antipasti. Per questo il posto è frequentato anche come ristorante, il lavoro pare non mancare alla famiglia, con l’aiuto di conoscenti ed un ragazzo, dipendente della coppia da diversi anni, partner fidato,  discreto ed innamorato, ricambiato da Miranda. Ettore è un ragazzo gentile, delicato, di bell’aspetto e forte fisicamente, dal carattere deciso ma consapevole di quando saper lasciare andare. Ettore vive con loro ormai da anni, dopo che il padre, rimasto vedovo presto, era morto di attacco di cuore, lasciando Ettore, figlio unico, al suo destino. Anche per questo Ettore considera i suoi suoceri alla stregua di suoi genitori, con il suocero condivide la passione dell’orticultura e delle piante da frutto, solo in casi estremi acquistano vegetali da altri coltivatori.

Miranda percepisce molta inquietudine ultimamente durante gli incontri con il piccolo popolo, ne chiede loro il motivo ma non è ancora arrivato il momento della rivelazione, loro hanno tempi particolari, diversi dai nostri, soprattutto sanno bene quando lasciar passare certe informazioni e, niente viene lasciato emergere prima del tempo.

Una notte però Miranda fa un sogno molto inquietante, dove la donna della stanza all’ultimo piano è in pericolo, ma Miranda non può fare nulla per lei, e si sveglia senza conoscere la natura della minaccia. Decide allora di parlare al piccolo popolo del suo sogno, i quali però non danno ancora una risposta, lasciando Miranda molto turbata. Ettore capisce che la compagna è disturbata da qualcosa, ma sa anche tenere la debita distanza da certe cose, decide comunque di starle vicino con discrezione.

Poi una sera finalmente il popolo delle fate decide di fare la rivelazione, chiedono anche la presenza di Ettore, perché hanno un messaggio importante da dare. La sera seguente Ettore accompagna Miranda nella foresta, la quale gli suggerisce di procedere per alcuni passi lungo il sentiero, fin dove due alberi a lato di esso uniscono le loro fronde, e di restare in attesa per ricevere il messaggio, lei lo aspetterà a pochi metri di distanza. Ettore non ha grande interesse per questo genere di cose, ma rispetta molto le idee di Miranda che accontenta. Sa che deve restare in silenzio senza divagare troppo con i pensieri, così fissa la sua attenzione su di un masso poco distante, per tenere alta la concentrazione. Non passa molto tempo che una voce femminile, dolce e tenue, parla nella sua testa. Ettore non può vedere le fate ma, in questo caso eccezionale e con l’aiuto di Miranda, può riceverne il messaggio. La voce gli dice di prestare molta attenzione ad una donna che spesso si ferma da loro, di non cedere al suo fascino. Ettore chiede se può parlarne a Miranda, la voce risponde che Miranda potrà aiutarlo a resistere al richiamo di questa chimera che lo condurrebbe verso i meandri tenebrosi da cui proviene.

I due fidanzati si mettono d’accordo sul da farsi con la persona in questione, che indubbiamente è l’ospite dell’ultimo piano. Miranda propone ad Ettore di essere cortese con lei ma di non cedere a lusinghe. Non passa molto tempo da quell’episodio che la donna si ferma alla locanda per un pò, e sembra trovare ogni pretesto per avvicinare Ettore, ostentando perfino un costume da bagno davanti a lui, col pretesto di prendere il sole in giardino. Spesso ormai i due fidanzati si recano insieme nella foresta ad ascoltare il messaggio delle fate, finché una sera si verifica un evento che inquieta perfino Miranda, così avvezza a manifestazioni fuori dal normale. Nella foresta pare aggirarsi una creatura insolita e tenebrosa, non se ne capisce la forma e la natura, di lei si notano la massa scura, quasi informe ed una sorta di fiammeggianti occhi rossi. Miranda ne è molto spaventata, chiede alle fate l’origine della creatura, che dichiarano che la creatura è indipendente da loro, non l’hanno evocata loro stesse e non possono prevederne le azioni. Si tratta di un demone proveniente dalla dimensione dei piani inferi, legato alla bramosia e alla smania di potere su cose e viventi, richiamato da pensieri di esseri umani posseduti e deviati dal lato oscuro. Raccomandano inoltre di non tentare assolutamente di fermare l’incontro di un essere umano con un demone, perché si tratta di un desiderio inconscio di quell’individuo mosso dal libero arbitrio.

I due giovani sono molto turbati, specialmente Ettore, poco abituato a questo genere di argomenti. Miranda è determinata a rispettare il suggerimento delle fate e rimane vicina ad Ettore, per aiutarlo ad affrontare questi momenti.

L’onorevole torna alla locanda, dopo una settimana intensa di incontri e manovre politiche atte a dirottare denaro e appoggi dai vari sponsor, la sua popolarità sembra non risentire, nonostante la sua vita privata sia molto distante dal personaggio che porta in scena.

A Miranda non sfugge la passione della donna per la carne e gli sguardi lascivi in direzione di Ettore, ogni volta che lo vede, o di altri uomini, giovani e non, che lei reputa interessanti. Una sera la donna si presenta accompagnata da un giovane uomo, elegante, avvenente, potrebbe essere un modello o un attore. Cenano al solito tavolino appartato e, dopo aver decantato la bontà della cucina, si recano nella stanza senza dire una parola sull’ospite che la sta accompagnando, quasi che la locanda fosse la sua casa. Il padre di Miranda è molto imbarazzato del comportamento della donna e non può fare molto per le occhiatacce che la moglie dirige alla loro ospite. E’ sera tardi quando la donna ridiscende e, trovando Miranda nella sala da pranzo, le chiede, quasi fosse un ordine, di portare del tè per due nella sua stanza. Miranda si appresta a preparare il tè, poi bussa alla porta, in attesa del comando per entrare. Aperta la porta, Miranda si trova di fronte ad una scena sconcertante, la donna si aggira indossando un accappatoio slacciato, lasciando intravedere di essere nuda, mentre l’uomo esce dal bagno un istante dopo, anch’esso nudo tranne che per un asciugamano avvolto attorno ai fianchi. La donna ride divertita dell’imbarazzo della ragazza, che si affretta ad appoggiare il vassoio con il tè su un piccolo tavolo, al centro della stanza, uscendo poi con una certa fretta.

La donna si intrattiene e si diverte con il suo accompagnatore, per rendersi poi conto che è notte fonda ed il silenzio regna sovrano. “Non vengo volentieri in questo posto fuori dal mondo, forse l’unico motivo valido che mi fa tornare è la cucina di quel povero idiota che la gestisce, il bravo soldatino pronto a far scattare i tacchi a comando, per il momento è il posto più discreto che siamo riusciti a trovare, un altro così non c’è purtroppo, l’ho cercato a lungo, ma niente che possa andare bene. L’altro fattore è la breve distanza dal centro. Chi poteva immaginare che a qualche decina di chilometri potesse esserci un posto da lupi come questo?” Il giovane uomo sorride, divertito all’idea di saperla in un posto simile, così abituata allo sfarzo e alla mondanità, però deve anche ammettere che non è nemmeno male l’ambiente, invita al rilassamento. “Non dirlo nemmeno per scherzo!, altrimenti farò in modo di confinarti in un postaccio simile, e senza bagno in camera!” Continuando a conversare la donna si avvicina alla grande vetrata posta lungo una parete della stanza, guardando distrattamente di sotto. Tace all’improvviso, la sua attenzione rapita da qualcosa che sta avvenendo all’esterno, ed esclama subito dopo: “Ehi! C’è qualcuno che sta girando attorno alla mia auto! Se si tratta di chi sto pensando, stavolta le faccio passare tutta l’audacia che le è venuta!” Così dicendo la donna si veste per uscire, mentre l’uomo mette addosso qualcosa in fretta e furia.

Giunta all’esterno della locanda, la donna si affretta a raggiungere il posto accanto alla foresta che aveva preteso restasse libero, dove lasciare l’auto parcheggiata, lontana da sguardi indiscreti provenienti dalla strada, nessuno di coloro che la seguono nelle sue campagne devono vedere l’auto con la quale si sposta, la scelta di quella stanza è stata voluta anche in funzione di tenere d’occhio l’auto. Nessuno infatti, che non sia lei, può raggiungerla, se parcheggiata in quella posizione, non c’è un tracciato escursionistico nella foresta che passi da lì. Quindi soltanto qualcuno della locanda potrebbe avvicinarvisi.

Arrivata accanto all’auto, si avvede che, apparentemente nessuno è nei paraggi,  un istante dopo l’uomo la raggiunge, guardandosi attorno anche lui, un po’ perplesso. Un movimento ed un fruscio, provenienti dalla foresta, attirano la loro attenzione. La donna non esita un istante e si precipita verso la fonte del rumore, seguita immediatamente dall’uomo, ora abbastanza nervoso. Lei, determinata ad acciuffare il furfante curioso, si inoltra senza sosta, vani sono i tentativi dell’uomo di fermarla, non gli piace per niente l’idea di proseguire in quella foresta, sempre più buia e selvaggia.

Nella locanda Miranda è in preda ad un sogno molto agitato. Nel sogno si trova a vagare nella foresta, in piena notte, ha sentito qualcuno incamminarsi a quell’ora tarda e vorrebbe metterlo in guardia dei rischi in cui potrebbe incorrere. D’improvviso si sente circondata da una ventata di aria gelida che la fa rabbrividire, di freddo e paura, qualcosa di profondamente inquietante si sta aggirando in quel luogo, qualcosa a cui lei non sa darsi una risposta. Una voce cupa e profonda sorge in quell’istante, parlando alle sue spalle: “Vattene da qui, non puoi fare più nulla per lei!”, facendola voltare di scatto, per accorgersi di non vedere nessuno. L’emozione è così forte da svegliarla di soprassalto, mentre urla di terrore si odono in lontananza. Miranda non sa spiegarsi se appartengono ancora al sogno o alla realtà, accanto a lei Ettore dorme profondamente, non ha udito ciò che lei ha percepito e la cosa le dà un po’ sollievo. Si accoccola di nuovo sotto le coperte, avvicinandosi un po’ ad Ettore, conscia di dar retta alla voce profonda che ricorda ancora bene e che le intima di farsi gli affari suoi. È così che di nuovo si addormenta.

L’indomani la donna ed il suo giovane accompagnatore non scendono per la colazione. Sapendo di non dover disturbare, il padre di Miranda non si cura di bussare alla porta della stanza, continuando invece con le sue faccende. Nel primo pomeriggio Ettore, salendo in soffitta, nota che la porta della stanza dell’ultimo piano è socchiusa, dall’interno non giunge però alcun rumore o voce. Esita per qualche istante sul da farsi, poi fa spallucce e si dirige in soffitta. Ne esce poco dopo, e chiudendosi la porta alle spalle crea una piccola corrente d’aria che apre ancor di più la porta della stanza, ma nessun rumore o movimento si ode al suo interno. A questo punto Ettore si avvicina e bussa leggermente, nessuna risposta. Facendo capolino vede un accappatoio ed un asciugamano gettati alla rinfusa sul piccolo divano, gli effetti personali dei due ospiti sono ancora al loro posto, eppure la stanza è vuota. Dopo aver pronunciato un vano permesso, Ettore bussa alla porta del bagno, ben sapendo di non trovarvi nessuno. Riferisce del fatto Miranda e suo padre, che confermano di non aver visto né sentito la donna e l’uomo allontanarsi dalla locanda. Miranda esce per controllare e constatare che l’auto della donna è ancora al suo posto, quasi assurdo pensare che si siano allontanati per una passeggiata, non è nelle loro abitudini e poi mai avrebbero lasciato incustoditi i loro effetti personali. Decidono così di avvisare un amico del padre di Miranda, un comandante dei carabinieri, che farà partire le ricerche nel caso i due non si facessero più vedere.

L’onorevole Qualunque, da un paio di giorni sta aspettando la telefonata della collega, non è da lei non richiamarlo e non sa spiegarsi quell’insolito silenzio, perfino da parte dei suoi collaboratori, nessuno l’ha più vista né sentita dall’ultima volta che si è recata a quella locanda, da allora, sembra sparita nel nulla. Nemmeno ha più sentito il giovane manager di quella società dalla quale aspettava una riposta di collaborazione, sparito pure lui. Dopo qualche ora riceve la telefonata di un suo segretario che gli riferisce di ricerche da parte dei carabinieri verso persone scomparse nella zona della locanda e dintorni, perché pare che la donna ed il manager si trovassero lì quando di loro si è persa ogni traccia.

Qualunque è sconcertato, sia per la sparizione della collega, sia per la sua sfacciata menzogna di trovarsi in riunione amministrativa mentre era, in realtà, con quel tipo, sicuramente per tramare qualcosa. Alla fine la sua indole di serpe bugiarda aveva preso il sopravvento anche con lui, che credeva invece di tenerla in pugno.

Sono passati ormai mesi da quell’episodio, i due non sono stati più ritrovati, nessuna traccia, nessun indizio di dove fossero andati e con chi, come volatilizzati. Qualunque non mette in dubbio che il fatto lo stia preoccupando un po’, ma è al contempo molto preso dalla campagna elettorale che sta portando avanti con successo, fiero della sua strategia, fin’ora risultata la più vincente. Verifica di nuovo, con il suo segretario, il discorso da tenere al comizio dell’indomani, nemmeno una virgola dovrà essere fuori posto. Si troverà con molti dei suoi estimatori, un bel numero di loro ben prezzolati, con denaro e favori, e questo già gli garantisce un vantaggio sul suo avversario.

Arrivato all’hotel si aspetta di trovare già un bel po’ di ressa all’esterno, ma nota, con non poco stupore, che nessuno è ancora venuto ad attendere il suo arrivo. Qualunque telefona al segretario, chiede se lui e i collaboratori si siano ricordati di mandare gli inviti, la risposta è affermativa, eppure nessuno è arrivato.

Nella lussuosa stanza dell’hotel a 5 stelle, Qualunque non riesce a stare fermo. Ha letto e riletto così tante volte il discorso da ricordare a memoria perfino la punteggiatura, ma non è nemmeno quello a preoccuparlo, non sa spiegare la fonte di tutto quel nervosismo. Si fa garantire di nuovo dal segretario che tutto è andato nel migliore dei modi, ed il segretario, con infinita pazienza, dovuta anche alla lunga esperienza, lo rassicura, con tono calmo e convincente. Qualunque chiama il suo autista, perché lo venga a prendere, e attende la chiamata dalla reception. Passano i minuti ma il telefono dell’hotel resta muto. Qualunque si accorge di essere quasi in ritardo sulla tabella di marcia e, in preda al nervosismo quasi incontrollabile, compone furioso il numero della reception, pronto a sbranare al telefono chiunque gli risponderà. Il telefono suona a lungo ma nessuno risponde. In preda alla disperazione Qualunque esce dalla stanza sbattendo la porta, chiama l’ascensore e, senza nemmeno attenderlo, si precipita giù dalle scale. Da tanto non fa attività fisica e la corsa gli crea un forte affanno.

Arrivato alla reception Qualunque nota sgomento che nessuno del personale dell’hotel è presente al proprio posto, la hall è praticamente deserta, sia di personale che di ospiti. Agendo più d’impulso che di ragionamento, Qualunque esce ormai correndo, sul piazzale deserto il suo autista di fiducia lo sta aspettando con aria costernata. Qualunque,con i crampi allo stomaco, gli domanda cosa stia succedendo, l’autista pare, per un istante, non trovare le parole per rispondere, ed esordisce dicendo di non aver visto nessuno. La risposta assurda irrita ancora di più l’onorevole che, stavolta, fuori controllo, afferra il povero autista per il collo dell’elegante abito e lo scuote come un pupazzo, esigendo spiegazioni. L’uomo rimane interdetto, anche per la sorpresa nella reazione dell’onorevole, che ora gli sta urlando in faccia di condurlo al luogo del comizio. L’autista esita a salire in auto e, dopo un altro urlo furioso dell’uomo, si mette alla guida.

 

L’onorevole Qualunque è sul palco, davanti a lui, ordinati e numerati, i fogli stampati dai suoi collaboratori, con il discorso preparato mesi fa, il suo poker d’assi che spiazzerà l’avversario. Il suo sguardo, serio e attento, guarda fisso, senza distrazioni, davanti a sé, così come ha imparato a fare in anni di carriera,  soltanto che stavolta non è uno sguardo strategico il suo, per ipnotizzare la folla, è uno sguardo paralizzato di sgomento, perché davanti a lui non c’è praticamente nessuno. Nessuno arriverà a sentirlo, nessuno lo sfiderà alle elezioni, perché non ci saranno delle elezioni, non ci sarà più un bel niente, ed il niente sarà il protagonista, da ora in avanti, della sua carriera politica e della sua vita.

 

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Luoghi, cultura, tradizioni: “Presolana, il Salto degli Sposi”

 

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Un luogo ricco di natura e di fascino, lo si trova a pochi passi dalla strada che passa dal passo della Presolana, in provincia di Bergamo, una terrazza naturale affacciata sulle Alpi Orobiche e della Valcamonica che porta un nome singolare, Il Salto degli Sposi.

Ci incamminiamo lungo un vasto prato circondato da abeti e coronato dai monti, ed in pochi minuti arriviamo in un luogo all’ingresso della foresta di conifere che si apre su un bellissimo panorama. A lato del sentiero si trovano tre silhouette, un violinista, un uomo ed una donna abbracciati in un ballo. Le due figure abbracciate rappresentano due personaggi realmente esistiti, marito e moglie di origine polacca, Massimiliano Prihoda e Anna Stareat, lui musicista e lei pittrice, vissuti sul finire dell’800. Entrambe trovarono molta ispirazione in questo luogo per i rispettivi lavori e trascorsero giorni felici alla Presolana, benvoluti dagli abitanti che presero l’abitudine di soprannominarli semplicemente “Gli Sposi”. Poi un giorno, sul finire di un temporale, i due coniugi si recarono al limitare del bosco, nei pressi del belvedere, e lì, senza un motivo apparente, si abbracciarono e si gettarono dalla rupe. Così infatti vennero trovati il giorno seguente.

A loro memoria quel posto è stato chiamato Il Salto degli Sposi. L’immaginazione viene catturata dallo stupendo panorama e dalla storia misteriosa dei due sposi.

Se si vuole proseguire l’escursione, si può andare in direzione della Val di Scalve, percorrendo la foresta di conifere lungo una comoda strada forestale. Si arriva in un luogo chiamato Castel Orsetto, dove si trova una comoda area da pic nic. La segnaletica ci condurrà inoltre verso altri luoghi da esplorare, come il sentiero didattico oppure un ampio pianoro chiamato colle di Lantana, a circa 25 minuti dall’area pic nic, dove si trovano le rovine di un’antica cascina  circondata da una foresta dall’aspetto selvaggio e bellissimo,  insieme ai suoni della natura si può sentire anche la presenza di abitanti invisibili

http://www.bergamopost.it/pensare-positivo/fantasmi-di-barbari-e-sorelle-matte-le-quattro-leggende-della-presolana/  (il sito locale per approfondire l’argomento)

Lungo il percorso si trova una baita recente, sede dell’Ersaf, l’ente di salvaguardia della zona, dove di fronte si vede la grande statua di un orso, anch’esso parte di una leggende narrata nel link qui riportato.

Buona escursione dunque, nelle nostre belle località, da riscoprire e valorizzare

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I viaggi dell’Anima…tante storie: “La Montagna”

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Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Un suggestivo brano per accompagnare la storia da uno dei miei autori preferiti

Percorro un’ampia strada sterrata bianca che attraversa una bellissima foresta di conifere, è mattina presto, mi dirigo verso le montagne, ad un certo punto lascerò la comoda strada per prendere un sentiero che sale dal pendio boscoso, ma sono abituata a percorrerlo, sebbene oggi sia una giornata fresca ed uggiosa. Non temo gli ostacoli che incontrerò lungo il sentiero, li conosco bene, li ho già affrontati e conosco bene la mia forza e la mia volontà quando mi troverò di fronte ad essi.

Cammino, respirando aria umida, vapore di condensa fuoriesce dalla mia bocca, sento il sapore di quell’umidità, ne sento l’odore, mi piace quel sapore, quell’odore, è il gusto della natura, l’essenza di tutte le cose attorno a me ed ora in me. Il mio passo è lieve e scandito, il mio corpo, leggero e agile nella camminata, si sente immerso nell’ambiente silvano in modo inaspettato; ascoltando il mio corpo percepisco quasi la vicinanza degli alberi che vedo lungo il cammino. Porto più attenzione a questo sentire, e quello che provo non è soltanto maggior vicinanza con questi alberi ma è come se ne sentissi il contatto, fino ad avere l’impressione di sentirmi albero, io e lui, due cose distinte ma unite, quasi ad intendere che io sono l’albero, pur restando io, e lui è me, pur restando albero. La stessa sensazione la provo osservando i fili d’erba, così flessuosi, delicati e forti allo stesso tempo, come io mi sento di essere. Mi piace il suono dei miei passi sulla ghiaia, quello scricchiolio pieno e leggero e mi piace il contatto dei miei piedi sul suolo, sento la spinta di ogni passo e l’avanzamento di circa un metro alla volta. Poco distante un ruscello scende a balzi, scrosciando allegramente, il suo suono mi accompagnerà per un tratto, mi rimanda la sensazione di freschezza, limpidezza, forza, fluidità, così come si fluisce nell’arco delle giornate, nel cammino della vita.

Continuando a camminare osservo gli alberi ai lati della strada, li osservo dalla base fino alla loro sommità, il mio sguardo rapito da qualcosa che ancora non riesce a vedere. Mi concentro sulla vista ed ecco che dall’alto dei rami cominciano ad apparire aloni dapprincipio bianchi e che, via via prendono colori delle sfumature delicate del rosa e dell’azzurro che, mischiandosi tra di loro, creano meravigliose, delicate aureole.

Mi dirigo ora verso un sentiero tracciato attraverso la foresta, lasciando la strada bianca, che comincio a percorrere con decisione e prudenza, il passo diventa più veloce e agile, man mano che il corpo si riscalda, e supera vari dislivelli tra sassi, radici e pendenze del terreno. Ora il sentiero si fa via via più ripido, si snoda attraverso il bosco, salendo a gradini, a tratti su tappeto erboso, a tratti su sassi e roccette, ma il passo è sempre agile e sicuro, la condensa dalla mia bocca si fa più visibile, anche perché il ritmo respiratorio è ora aumentato.

Il percorso da compiere è lungo, ora esco dal bosco e intraprendo un vasto pianoro che si apre su un’immensa vallata, il sole, ora alto nel cielo, ha riscaldato l’umidità della mattina, le montagne più alte fanno da corona alla mia vista, io proseguo il mio cammino, non ho bisogno di fermarmi per riposare o rifocillarmi, non mi sento stanca e nemmeno affamata, sento anzi una grande energia crescermi dentro che mi spinge a procedere.

Mentre cammino guardo il panorama attorno a me, il prato punteggiato di fiori, gli abeti sullo sfondo, che risalgono il monte, i pascoli, scoscesi e verdeggianti, il laghetto alpino poco più in basso, di un brillante smeraldo, le pareti rocciose delle montagne di fronte a me, che si slanciano oltre la foresta di conifere.

Il mio passo è veloce, quasi una corsa, attraverso il prato fiorito, i miei piedi sembrano quasi non toccare il suolo, sebbene ad ogni passo senta la consistenza dell’erba, morbida e fresca, è come se mi sciogliessi in quel verde brillante.

Continuando a camminare ho la sensazione di appartenere a questo immenso prato, ad un certo punto sono il prato, sono erba, sono fiori, ascolto l’aria fresca che mi accarezza e dolcemente mi piega, sento il profumo penetrante delle erbe, sento l’umidità e la freschezza, dentro e fuori di me, ora ascolto l’aria fresca sul viso, la respiro, lascio che ogni mia cellula la respiri, è l’aria che porta il messaggio delle montagne, è l’aria che canta il canto della vita.

Arrivo al termine del grande prato, da un lato la foresta, dall’altro la vallata che si apre sotto di me. Non indugio, continuando a sentirmi vento poso a terra lo zaino, ai piedi di un albero, lo recupererò al ritorno, lascio che il vento mi trasporti, mi sollevi in alto, mi sorregga come potenti mani.

Sorvolo la valle, il fiume scorre là sotto, il paesaggio che si apre ai miei occhi è stupendo, le colline si colorano dei loro fiori, si alternano ai pascoli. Il mio corpo fatto di vento, si muove veloce e leggero, imparo subito a sfruttare le correnti, come gli uccelli, che ora vedo non molto distanti da me, volo, corrente nella corrente, so di averlo fatto un tempo, lo sto facendo ora, un volo libero, di grande energia.

Arrivo, vento, alla sommità della montagna, emblema di possenza e di eternità, come vento mi poso sulla roccia e roccia divento.

Sento la forza e la tenacia, simulacro granitico della vita, per stare sulla montagna devo prima sentirmi parte di essa, solo dopo che mi avrà accettato riprenderò la mia forma.

La luna è meravigliosa da lassù, così come lo sono le stelle, vicine, fraterne, contemplo l’immensità nel buio e ascolto il respiro della montagna, respiro con essa.

Alba, di nuovo io percorro un tratto roccioso lungo il fianco della montagna, c’è però qualcuno ora che mi viene incontro, l’eterno amore che vive della montagna. Lui, forte come roccia, mi abbraccia teneramente, contraccambio l’abbraccio, restando così, uniti, per il tempo necessario, affinché le nostre cellule possano trasformarsi.

Due maestose aquile ora stanno volando sopra le cime dei monti, ripetono, ad intervalli di tempo, il loro volo d’amore, un volo sincronizzato, agile e veloce, una danza sublime, in lontananza si ode il loro canto di felicità.

Al mio Grande Amore

img_77155252651342         Foto da Web

 

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…luoghi, cultura, tradizioni: Passo delle Erbe/Würzjoch

 

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta
Percorrere la strada asfaltata che attraversa la foresta in Val di Funes/Villnoesstal, da San Pietro/San Peter, significa fare un salto in una dimensione di pace ed estasi.
Viaggiando piano lungo il nastro d’asfalto, che si inoltra nella selva di abeti, si ha l’impressione di viaggiare attraverso un luogo magico dove la natura regna incontrastata, pochi sono infatti i veicoli che si incontrano, qui la foresta e le montagne regnano sovrane, si tende a viaggiare a bassa velocità per non perdersi nemmeno un particolare della bellezza che ci circonda e passeggiando sui prati gli unici rumori che si odono sono il vento e il cinguettio degli uccelli; è inoltre facile incontrare, lungo la strada, qualcuno degli abitanti della foresta, un cerbiatto ad esempio e l’incontro è davvero emozionante, l’animale è così disabituato alla presenza a volte rumorosa dell’uomo, da attraversare indisturbato la strada e inoltrarsi di nuovo nella foresta fermandosi però per qualche istante ad osservarci, essere guardati dalla natura attraverso gli occhi di un cerbiatto è un’esperienza meravigliosa.
La presenza discreta dell’uomo è rappresentata da alcune baite, ben tenute ed ordinate e da un rifugio perfettamente ambientato nel luogo.
Un viaggio in un’altra dimensione, sebbene terrena e proprio per questo così reale, sotto lo sguardo silenzioso, severo e maestoso delle Dolomiti.

Info: http://www.altabadia.org/it/
Info: http://www.ladinia.it/it/informazioni/312/ladinia/val-badia
Info: http://www.villnoess.com/it/

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