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I viaggi dell’Anima, tante storie: “Nella casa di Ancien Goose”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Il seguente brano può essere ascoltato durante la lettura, se gradito

“L’Amore verso sé stessi si riflette sul mondo

Lungo la via si vede una casa con un bel giardino, rigoglioso di alberi e fiori, è abitata da un’anziana donna che vive da sola. Sebbene i figli le facciano visita, la si vede spesso camminare sola, in giardino o seduta in veranda a prendere il fresco.

Lei è in parte consapevole del suo potere, perché quella donna è un’antica maga chiamata Ancien Goose. La traduzione italiana non rende merito all’importanza di questo nome.

Nell’antichità l’oca, goose in inglese, era la messaggera degli dei. Per la loro sensibilità le oche erano tenute in grande considerazione, prevedevano i pericoli e li segnalavano con largo anticipo, così come salvarono il Campidoglio dalla presa dei Galli. Essa era anche associata alla simbologia della Grande Madre, perché al tempo di Greci e Romani l’oca era legata alla fertilità della terra.

I Celti le consideravano messaggere dell’Aldilà e venivano addomesticate affinché accompagnassero i viandanti al tempio. Gli indiani la ritenevano simbolo di forza vitale (Prana).

Così come l’oca migra in paesi caldi, anche l’anima si sposta, di esistenza in esistenza, fino a giungere all’illuminazione. Nella cultura indiana l’oca si chiamava hamsa, significato di respiro, e hamsa è anche l’amuleto contro la negatività per ebrei e musulmani, un simbolo importante, legato alla vita e alla fertilità.

D’improvviso questa donna ha rivelato un profilo segreto in una dimensione parallela.

Ricordo quando ero bambina, provavo una sommessa curiosità per lei ed una sorta di ammirazione, tanto che avrei voluto vedere mia madre come lei

Un giorno, di questi tempi, ho visto la porta d’ingresso aperta, lo sbirciare attraverso è stato inevitabile. Poco si vedeva lungo il corridoio in penombra, l’immagine si è però fissata nella mente, dove il corridoio mutava man mano rispetto alla realtà. Nella nuova visione vedo carte da gioco aleggiare lungo quel corridoio, fra le quali spiccano regine di cuori e picche.

Senza riferimento alcuno ad “Alice nel paese delle meraviglie”, le carte da gioco, ed in particolare le donne di cuori e picche, hanno avuto attrazione particolare in me. Le avevo notate fin da bambina, le osservavo mentre gli adulti giocavano a carte, le donne mi attraevano in modo particolare.

Scopro da questo blog (http://www.manuelmarangoni.it/onemind/2747/chi-sono-i-personaggi-disegnati-sulle-carte-da-gioco-principali/) che i personaggi raffigurati sulle carte da gioco sono state persone reali.

In quel corridoio vedo dunque carte da gioco che, volteggiando vanno a formare schemi, mutano continuamente, in una sorta di danza, come a simboleggiare la mutazione degli eventi, e vedo me stessa camminarci attraverso, le carte da gioco danzanti davanti a me, ho quasi la tentazione di afferrarne una, se lo facessi, cosa accadrebbe?

Incautamente o volontariamente prendo una carta, la guardo tra le mie dita, è una comunissima carta da gioco, la osservo in controluce, è bella, sono affascinata dai colori, i disegni intarsiati. Gli occhi posati sulla carta catturano un movimento rapido, alzo lo sguardo appena in tempo per vedere le carte arrestare bruscamente la loro danza aerea, e disporsi, in rapida successione, in altri schemi. Chissà quali progetti di vita ho interrotto e riprogrammato? Qualcosa mi dice che gli eventi accadono in continuazione, cambiando il corso delle cose, forse non è un male quel che è successo.

Lungo il corridoio ci sono diverse porte, tutte chiuse, nella realtà conducono nei vari locali della casa, ma qui ora le cose sono cambiate, sicuramente se ne aprissi una troverei qualcosa di molto diverso da una cucina o un soggiorno.

Mi piazzo davanti alla porta che, ricordo essere stata quella della cucina, la guardo per un po’, indecisa se aprirla, poi appoggio lentamente una mano sulla maniglia, la percepisco leggermente calda, vibrante, come se fosse attraversata da una debole corrente, lentamente l’abbasso… la porta si apre: mi appare la cucina, come la ricordo quando l’avevo vista da bambina, pare non essere cambiato niente, perfino l’odore è rimasto uguale, un misto di torta di mele e biancheria stirata. In questo momento non c’è nessuno, come nel resto della casa.

Rimango all’interno a respirare il buon, antico odore, pervasa dai ricordi. Sento tanta tenerezza ed una profonda nostalgia. Mi rivedo una piccola bimba, intenta a giocare con le figlie della donna, all’incirca della stessa mia età, ed è così che si palesa la scena d’improvviso, come un vecchio filmato iniziato in questo istante, sovrapponendosi alla visione della cucina, le persone prendono vita, io posso soltanto restare sulla soglia della porta, unica spettatrice. Vedo le bambine, me compresa, giocare tra loro, con le bambole e altri giocattoli, vedo la donna preparare una merenda per i bambini presenti, sento il profumo delizioso di budino al cioccolato, e ne ricordo il sapore fantastico. Chiudo gli occhi per assaporare tutto meglio, dentro di me provo amore infinito, che sale dal centro, fino ad erompere all’esterno. Vorrei vedere altre scene del genere, ma qualcosa fuori dalla cucina attrae la mia attenzione, mi volto, dalla porta  intravedo una parte di corridoio, le carte da gioco si muovono sospese cambiando continuamente posizione. Volto lo sguardo di nuovo verso la cucina, la scena di poco prima è scomparsa, la cucina è di nuovo silenziosa e deserta. Quanto mi piacerebbe vedere di nuovo quelle bambine giocare insieme, al ricordo di quelle immagini provo una grande tenerezza.

Presa da un’azione istintiva mi dirigo verso i pensili e, senza pensieri comincio ad aprirli, trovandovi pentole, mestoli, piatti e bicchieri, e poi ingredienti base per preparare semplici pietanze. Sempre guidata dall’istinto,  prendo un pentolino, un mestolo e cerco gli ingredienti per realizzare un budino al cioccolato. Trovo tutto ciò che mi serve e mi metto all’opera. In breve tempo la cucina si riempie del dolce ed avvolgente aroma di cioccolato. Ancora pochi minuti ed il budino è pronto. Prendo una scodella, me ne verso un mestolo e la metto sul tavolo, mi siedo e resto a guardare la tazza fumante, sentendo il dolce profumo. Chissà se si è diffuso per tutta la casa?

Avvicino la scodella e ne assaporo ancora l’aroma intenso e dolce di cacao, poi prendo un cucchiaino, lo intingo nel budino e, pian piano, lo avvicino alle labbra, la temperatura è perfetta, lo assaggio….il dolce sapore di cioccolato e vaniglia si scioglie in bocca, diffondendo in me calore e tenerezza. Affiorano le lacrime di commozione al ricordo del dolce aroma che avevo sentito da bambina per la prima volta.

Come d’incanto alla tavola appaiono le figlie della donna, nell’aspetto di piccole bambine, mentre stanno consumando la loro merenda a base di budino al cioccolato e, insieme a loro, ci sono anch’io, nella veste di bambina e nella forma odierna, due volte io. Infiniti sono l’amore e la tenerezza che provo alla vista di questa scena. Terminiamo tutti insieme la nostra merenda, poi mi alzo, raccolgo le tazze e le posate e le ripongo nel lavello. Mentre lavo le bambine riprendono i loro giochi, termino il lavoro e, con naturalezza mi avvicino a loro, pare però che non mi vedano, agiscono come se io non ci fossi. Guardo verso il corridoio attraverso la porta aperta della cucina, dove le carte da gioco sospese continuano le loro danze del fato e noto che ora, invece, si sono fermate. Mi allontano dalle bambine, intente nei loro giochi, per avvicinarmi alle carte e queste, improvvisamente, riprendono a smistarsi nell’aria. Compio alcuni passi indietro, in direzione delle bambine e, di nuovo, le carte si fermano, mi stanno semplicemente indicando di non interagire con ciò che è stato, ma semplicemente osservarlo con discrezione, così mi volto di nuovo verso le bimbe e, da dove mi trovo, le osservo con immensa tenerezza, guardo soprattutto me stessa e, seppur nella veste di piccola, mi riconosco in lei da sempre, provo infinito amore per la me stessa bimba e, istintivamente mi circondo in un abbraccio, lacrime calde e morbide scendono, rigando delicatamente le guance.

Per brevi istanti la me stessa bambina alza il visino nella mia direzione, mi guarda e mi sorride spontaneamente, felice, io la guardo a mia volta con infinito amore, ci sentiamo unite, come appartenerci da sempre, io in lei, lei in me, entrambe una mente, due corpi, una sola anima. In lei scopro il progetto di cambiare il corso degli eventi, affinché si faccia tesoro degli insegnamenti ricevuti e non si commettano più gli errori di sempre. Ecco, ora mi è chiaro, questo io devo fare, modificare la storia di vita vissuta, ripetuta all’infinito, affinché questa bambina, e tanti altri bambini come lei possano crescere liberi da vecchi condizionamenti.

Inaspettatamente la bimba si alza dai suoi giochi, si allontana dalle sue piccole amiche e viene verso di me, mi guarda con il suo visino in su, sorridente, mi tende una manina che prendo con infinita delicatezza, il cuore balza nel petto, gioioso, entrambe poi ci avviamo lungo il corridoio che svanisce ai nostri occhi, insieme attraversiamo un bellissimo arco di luce, mentre le carte, alle nostre spalle, proseguono imperterrite il loro gioco del fato.

Entriamo in un tunnel luminoso, mano nella mano, io e la mia bimba, la guardo ancora, lei mi guarda a sua volta sorridente mentre veniamo avvolte dalla luce. È in quell’attimo che formulo il pensiero di prendermi cura di lei con immenso amore

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I viaggi dell’Anima, tante storie: “Alchimia”

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Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Un brano da ascoltare durante la lettura, se gradito

 

Camminando per una via in centro città, un vicolo che passa tra due antichi palazzi, mi trovo d’improvviso ad osservare un’altra scena che si sovrappone a quella precedente’, un viottolo di campagna dove, sul limitare del bosco si erge un’antica casa abitata da un vecchio che indossa un vetusto pastrano color carta da zucchero, la testa, quasi calva, ricoperta da una bianca peluria, ed un enorme naso che forma un’unica curva con la fronte.
Non molto lontano dalla casa del vecchio si trova una piccola chiesa, la sua caratteristica è quella che ognuno, al suo interno, può trovare i propri simboli sacri. Si può dire che quella chiesetta è molto povera, poche file di panche, vecchie e un po’ sbilenche, una madonnina di legno, un bacino di marmo grezzo con l’acqua santa, un minuscolo e modesto altare con un altrettanto minuscolo vaso di fiori, candele ed un crocifisso a braccia simmetriche senza statua, icone alle pareti raffiguranti numeri romani, la sequenza della via crucis senza immagini, questo è tutto ciò che si vede una volta entrati, molti non si fermano più di qualche minuto, quel posto non ha alcun significato per loro, altri invece si soffermano sentendosene attratti, non sanno spiegare bene da cosa, alcuni dicono di vederci particolari interessanti, altri ancora rimangono più a lungo, e poi capita che il vecchio entri in chiesa e si fermi a parlare, il suo aspetto può essere piuttosto sgradevole in un primo tempo, ma dopo poche parole lo si vede con altri occhi.

Perfino l’ambiente circostante la piccola chiesa viene spesso visto in modo soggettivo, trovandolo di volta in volta interessante. Dopo esserci guardati bene attorno, percepiamo le sensazioni che il posto ci trasmette, ne ascoltiamo l’antico respiro e ci rendiamo conto di trovarci in una parte di bosco che è stato testimone della storia e ce la può raccontare, lo sappiamo guardando gli alberi, è come se essi ci parlassero, immagini si formano nella mente, rivediamo scene di migrazioni, lavori nei campi, scontri e duelli, eppure è come se tutto questo non appartenesse a questa terra, ma soltanto agli uomini che qui hanno vissuto, le loro azioni sono terminate con loro, qualcosa di ancora più antico sta emergendo, in un’epoca che non aveva ancora visto il loro passaggio. La percezione sfiora qualcosa di incomprensibile ed inspiegabile, ciò non rasenta nemmeno la dimensione umana, può forse solo dirsi magia inesauribile che si diffonde come un riflesso dalle cose viventi, sia vegetali che minerali.

Si prova un grande rispetto addentrandosi nel folto del bosco, come entrare in una cattedrale formata da alberi e a terra un tappeto d’erba, talvolta siamo cosi concentrati ed assorti da comprendere improvvisamente ciò che sta accadendo, ecco allora che la nostra mente si apre e capiamo il senso di ogni cosa, ogni dettaglio prende il suo posto e, come un puzzle il quadro si completa. Allora il vecchio ci appare come l’intermediario delle voci del posto, un’antenna umana che passa le comunicazioni tra varie dimensioni. Siamo assorti ad osservare qualcosa e accanto a noi sentiamo la presenza del vecchio che ci racconta, sebbene il suo aspetto non sia proprio gradevole, altrettanto non lo è la sua voce, pacata, calda, rasserenante, sentirlo parlare rilassa la mente e apre il cuore, è paziente e disposto a raccontarci ciò che chiediamo.

Il vecchio ha un carattere mite, paziente, comprensivo, ma è capitato di vederlo mostrare un tono di severità di fronte all’ottusità forte, lì allora sfodera una caratteristica acida anche se si comprende in seguito che è stata una modulazione della sua attitudine per poter passare un messaggio. Delle volte si vorrebbe ricevere la risposta alla domanda che si è appena posta, si guarda il vecchio con trepidazione, ma lui si limita a guardarci a sua volta dolcemente, con un sorriso e niente più. In fondo ci rendiamo conto di conoscere già la risposta, è custodita dentro di noi, ma per raggiungerla dobbiamo ripulire e togliere le ragnatele degli anni e delle esperienze, per questo motivo sentiamo il bisogno di entrare in quella chiesetta, e proprio in quelle occasioni vediamo il vecchio che si sposta lungo le pareti, in mano ha una pertica con in cima un deragnatore, uno spazzolone rettangolare che serve a togliere le ragnatele, lui lo passa sulle ragnatele penzolanti e ormai vecchie, dice che i ragni portano fortuna e hanno anche loro il diritto di vivere, perciò non toglie le ragnatele se “abitate”, come lui le definisce. Ogni sua azione ha un significato importante che però non sempre cogliamo, ma quando accade, la domanda è lì che aspetta dietro l’angolo di essere posta.
E’ capitato a qualcuno che, guardando il proprio riflesso nel bacino di marmo dell’acqua santa, vedesse delle increspature formarsi e in esse intravedere il riflesso del vecchio che spariva ad una seconda occhiata.

Un piccolo gruppo di persone si è creato, dicono tutti di aver visto il riflesso del vecchio nell’acqua benedetta, si ritrovano spesso a commentare l’accaduto e cosa hanno provato. Qualcuno di loro si è spaventato, altri invece ne sono rimasti affascinati, però tutti hanno provato molta serenità durante la visione e, perfino nei giorni a seguire, hanno mantenuto dentro sé stessi un profondo senso di serenità. Uno di loro ha notato un particolare in più e ha voluto condividerlo con il gruppo, ha sentito che la serenità proveniva da dentro sé stesso, la sensazione si è manifestata sempre più forte dopo ogni visita alla chiesetta. È bastata questa testimonianza per influenzare il gruppo, ognuno di loro, poco per volta, ha iniziato a sentire la profonda sensazione di pace emanare dal proprio centro, fino ad avere la netta impressione della profonda serenità percepita non solo dopo essere entrati in contatto con il vecchio, ma come se ci fosse sempre stata.

Questa sensazione ha dato loro accesso ad una nuova dimensione, l’impressione di trovarsi in uno spazio più ampio, quasi illimitato e di comunicare come se si conoscessero i pensieri dell’altro.

A tutt’oggi il gruppo sta crescendo, le esperienze che fanno li portano a creare sempre più legami con profondi significati, molti vedono in quelle esperienze simboli che li conducono in dimensioni della mente senza tempo, come a ritrovare parti di Sé stessi che credevano andate perdute. Ora più che mai queste situazioni sono manifeste, ora più di prima queste condizioni uniscono un gran numero di persone, creando connessioni, contatti realmente umani.

Stralcio tratto da:Channel: I medium della Nuova Era di Erik Pigani

“Etimologicamente simbolo significa ciò che collega o lega insieme due cose diverse. Da syn, insieme, e balein, legare. L’opposto di simbolo è diabole. Da dia, attraverso, e balein, legare. Diabole, cioè, diavolo, significa dunque tagliare, o separare ciò che era unito… Era dunque questa l’opera vera del diavolo: impedire che si possa comunicare, attraverso l’intermediazione di simboli, con le diensioni superiori della coscienza…”

Alcune immagini della piccola chiesa dedicata a S. Adriano in località Olgelasca – Brenna, provincia di Como

 

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