Articoli con tag: cuore

I viaggi dell’Anima, tante storie: “White Heart, i figli del sole”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

“Più mi avvicino e più vedo quanto sono lontano. Ci vuole il coraggio di mille uomini per guardare la Verità, vedere quanto si è lontani da essa, e affrontarla.”
“Devi bussare per cento anni alla porta di Dio per poi capire che la porta non è mai stata chiusa e che in realtà non è mai neppure esistita alcuna porta.”
“Il silenzio è la lingua di Dio, tutto il resto sono cattive traduzioni.”
(Jalāl al-Dīn Rūmī)

 

In un’epoca indefinibile è narrata una storia,  una storia vera, una storia d’Amore, scritto correttamente con la A maiuscola, perché è un Amore che ha attraversato le ere, raggiungendo i nostri giorni in forma di voce, udibile appena dai Cuori che si sono schiusi senza timore delle tempeste, che li possano rovinare, come i petali di un delicato fiore. Questi Cuori hanno accolto il canto che narra di una storia d’Amore tra un principe e la sua principessa, governatori di un piccolo regno, florido e prosperoso, in una terra che non conosceva la contaminazione del possesso e del potere, dell’avidità e della bramosia, dell’inganno e della cupidigia, questi atteggiamenti non erano ancora giunti in queste terre.

Potendo sorvolare la vasta zona del regno, si ammirava l’immenso panorama di lussureggianti colline, floridi pascoli, rigogliosi campi, maestose montagne, grandi foreste e piccoli villaggi che sorgevano vicino a limpidi corsi d’acqua, fatti di case ben curate, costruite con pietre ed ingegno. Da una casa usciva un uomo e due ragazzi, s’incamminavano lungo un sentiero che conduceva ad un grande campo coltivato con diverse qualità di ortaggi, si mettevano all’opera, iniziando il lavoro quotidiano. Di lì a breve altre persone si univano, il numero di individui aumentava, intere famiglie lavoravano nei campi, nelle fattorie, accudendo agli animali, al raccolto, trasportando, pulendo, trasformando, producendo l’utile per vivere con il lavoro comune della giornata, nella serenità di giorni trascorsi insieme per il bene del villaggio. Ciò che a loro mancava, lo chiedevano ai villaggi vicini, in un perfetto scambio amorevole.

Tutti lavoravano per il bene comune, tenendosi per sé stessi tempo sufficiente ad esprimere i propri talenti, cosicché si ammiravano arti e mestieri di ogni sorta, il passaggio del sapere avveniva in modo spontaneo e gioioso, così come i tempi ricreativi in cui ognuno manifestava la propria gioia con un’arte  o semplicemente dormendo e sognando, il sogno era importante,  poiché spunto di ricerca di nuove idee.

Il principe e la sua principessa camminavano per le strade del loro straordinario regno, parlavano con i propri concittadini, gioivano con loro, lavoravano con loro, trovavano insieme la soluzione a problemi che potevano presentarsi, riunendo il consiglio dei saggi, invitando i cittadini del regno a partecipare, ascoltando ed esprimendo la propria opinione, la parola di tutti era preziosa.

Si ritrovavano spesso nella caverna della Dea, a pregare insieme, uniti, in un sincronismo perfetto di amore e rispetto, poi uscivano e trascorrevano qualche ora ad ammirare la bellezza della natura, i suoni, i profumi, ascoltandone, in silenzio, la voce. Al calare del giorno si ritrovavano nella grande sala delle udienze, per ascoltare i racconti degli anziani, le storie dei narratori, i canti degli artisti e tutti coloro che volevano dire qualcosa. Erano momenti di ritrovo, condivisione, scambio di affetto, di cibo, poi molti si ritiravano per riposare e fare l’amore.

Il principe e la principessa si ritrovavano due volte l’anno, durante l’equinozio di primavera ed il solstizio d’inverno, con i reggenti di altri piccoli regni come il loro. In quel periodo, con i preziosi consigli dei saggi, parlavano delle proprie situazioni e cercavano insieme le migliori soluzioni per tutti. Era una grande festa che durava diversi giorni,  poiché il viaggio era stato lungo. In quel lasso di tempo i rappresentanti dei vari regni avevano modo di rivedersi, altri invece di conoscersi, di riposarsi, di parlare in privato con i saggi.

Trascorrevano così dolci giornate in lieta compagnia, raccontando della vita nei propri villaggi, recitando preghiere agli dei, invocando gli spiriti della natura per chiedere loro aiuto, affinché nei propri regni prosperassero pace, collaborazione, abbondanza. Erano giorni di festa, nella foresta si diffondevano dolci musiche, appassionanti canti evocativi, danze dalle coreografie leggere, alternate a quelle forti e ritmate, si intrecciavano cesti, ghirlande, si cuocevano vivande in cooperazione, si scambiavano i frutti delle proprie terre. Dopo la celebrazione finale, con la benedizione dei saggi, che riportavano la parola degli dei, si faceva rientro nei propri luoghi con il cuore alleggerito dagli affanni e abbondante di gioia e amore da portare nel proprio regno.

Durante il percorso verso casa, il principe e la sua principessa si fermarono per trascorrere la notte, montarono le tende, con l’aiuto delle persone che li accompagnavano. Prima di cedere il tempo al sonno, i due amanti sistemarono un piccolo altare per ringraziare gli dei e, dopo aver acceso il braciere con le erbe profumate, si apprestarono a compiere il rito della sacra sessualità. Erano momenti di intensa affinità, dolcezza, passione, amore, nell’unione dei loro corpi si creava un arco di sacra energia che li univa al cosmo, influenzando benevolmente gli astri.

Nell’atto estremo della passione qualcosa interruppe però il contatto dei due amanti, un uomo, entrato furtivamente nella tenda, uccise con violenza i due giovani innamorati.

Buio e luce si fusero insieme nel trascorrere delle ere. Le anime dei due poveri ed eterni amanti fluttuarono, distanti l’uno dall’altra per un tempo che parve infinito, tanto che si dimenticarono dei loro occhi, del loro sguardo, delle loro mani unite nella tenerezza e nella passione, nella condivisione del tempo della preghiera e del lavoro, e vissero innumerevoli vite, non avendo più memoria dei loro corpi, eppure l’energia dell’amore che tutto unisce e dà vita era rimasta in loro, come una sottile scia luminosa a rincuorare le notti più buie e le giornate più grigie, e si manifestava in loro la leggera consapevolezza di un amore, distante nello spazio e nel tempo, la cui presenza però non li avrebbe mai abbandonati.

Fu così che un giorno, il principe, ora un uomo dalle mille vite e dai mille amori, che tanto aveva amato da sentirsi consumato negli occhi e nel cuore, vide una foto, in cui un gruppo di amici sorrideva all’obiettivo da una piccola aiuola erbosa. Il gruppo era piuttosto omogeneo e monotono, nessuno spiccava per abbigliamento particolare o colorato, facce pressoché sconosciute, eppure una figura tra le altre colpì la sua attenzione, non seppe dire il motivo, fu così e basta; una donna di bassa statura, completamente mimetizzata con gli altri per il colore della casacca scura, ebbe un effetto particolare su di lui. Fece in modo di conoscerla di persona, e fu così che  un gruppo di amici, seppur non intenzionalmente, organizzò un incontro durante una gita in bicicletta.

Il principe e la donna si ritrovarono soli in auto, parlarono a lungo di sé stessi, raccontandosi molte cose. Ci volle del tempo, ma i due divennero sempre più intimi. Con l’intimità crebbe quella sottile certezza che sa come sussurrare al cuore, di essersi riconosciuti e ritrovati.

Molte volte risalirono monti, attraversarono foreste, condivisero le bellezze e le emozioni che le montagne sanno donare, tra valli incantevoli,lungo rocciosi sentieri, il loro amore diventava via, via più forte, come la roccia delle montagne che tanto amavano.

Emerse, un giorno, spontaneamente una visione che raccontava del loro amore attraverso le ere, entrambe giovani e belli si amavano in un giorno di sole, in un prato accanto al casolare in pietra dove vivevano. Lui pareva un angelo uscito da un quadro, uno dei bellissimi angeli dipinti da Leonardo, lei una ninfa dei boschi, il prato intero, dove erano distesi, pareva unirsi al loro divino amplesso, i grilli suonavano un concerto al loro amore, così come gli uccelli, con il loro cinguettio, poi si posavano sui rami, avvicinandosi come in un abbraccio d’ali.

Di nuovo si incontrarono nel passaggio dei secoli, perché loro erano simili seppur diversi, ma l’Amore li univa, l’amore per la vita, per gli esseri viventi, per la terra che li vedeva vivere. Di vita in vita si cercavano, si trovavano, si riunivano, la natura era un simbolo forte per loro, perché essi vivevano della natura e per la natura, loro erano stelle gemelle nate dallo stesso impulso cosmico di un antico sole che scagliò il suo dardo infuocato nell’oceano siderale, loro erano i figli del sole.

“A ciascuno di voi è riservata una persona speciale. A volte ve ne vengono riservate due o tre, anche quattro. Possono appartenere a generazioni diverse.
Per ricongiungersi con voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali. Vengono dall’altrove, dal cielo. Possono assumere diverse sembianze, ma il vostro cuore le riconosce.
Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sé in altri luoghi e tempi, sotto il plenilunio dei deserti d’Egitto o nelle antiche pianure della Mongolia. Avete cavalcato insieme negli eserciti di condottieri dimenticati dalla storia, avete vissuto insieme nelle grotte ricoperte di sabbia dei nostri antenati.
Tra voi c’è un legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli.”
(Brian Weiss)

Annunci
Categorie: favole e racconti | Tag: , , , , , , ,

Il viaggio della Vita, le fiabe di Nonna Elfo: “La voce dei monti”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Buongiorno cari, ben tornati, siete mattinieri oggi. Sono da poco rientrata dall’orto, nel cesto della frutta trovate anche delle fragole, servitevi, poi venite con me, oggi andiamo nel bosco, voglio mostrarvi qualcosa di speciale….

LA VOCE DEI MONTI

P1120778

C’è una voce, discreta ma presente, delicata che diviene anche forte, fatta di colori, immagini, oltre che di suoni di sottofondo e silenzi, a volte parla con il vento, altre volte con la pioggia, diviene roboante ed austera durante i temporali, sa essere allegra e ciarliera quando cantano gli uccelli, o romantica ed avvolgente al frinire dei grilli. È la voce dei monti che ci parla con linguaggio diretto, ma che ha bisogno di essere interpretato alla mente logica e calcolatrice, perché la sua voce parla direttamente alla nostra anima, alla quale dobbiamo prestare attenzione, se vogliamo ascoltarla e comprenderla.

La voce dei monti ci parla anche attraverso immagini, giochi di luci, colori, ombre e chiome mosse dal vento. Un fiore ci chiama, attirando la nostra attenzione con le sue forme, i suoi colori, il suo profumo, parla direttamente al nostro cuore, donandoci gioia, amore, momenti felici o velati di malinconia

P1120789

Il tronco di un albero si trasforma improvvisamente sotto i nostri occhi, diventando una curiosa creatura che ci osserva, silenziosa e tenace, mentre le ombre dipingono volti fugaci

P1120797

Un lieve soffio di vento, ed ecco che semi leggeri e vellutati volano via e, come tanti piccoli paracadute, atterrano sul terreno, accanto a noi, mentre poco più in là, un torrente intona il suo canto gioioso, correndo tra i sassi.

P1120821

La voce però è udibile soltanto se le prestiamo attenzione, non è invadente, non è arrogante, non pretende di essere ascoltata, ma sa ascoltare, attenta e silente, e si rivolge pertanto solo a chi è ben disposto nei suoi confronti

Quando entriamo nelle immense ed antiche “cattedrali” di ruvida roccia e corteccia e morbido manto erboso, spegniamo la tecnologia per un po’, per ascoltare la voce dei monti che parla al nostro cuore, così da udire la sua risposta, inascoltata altrimenti alla mente troppo impegnata e satolla di informazioni e concetti.

illustrato in questo blog “Lo spirito del bosco”, un percorso fantastico e fantasioso, attraverso il bosco che, dalla fonte Gajum, nel comune di Canzo (CO), conduce verso il Terzo Alpe, dalla mulattiera in direzione Primo Alpe.

Le sculture sono ad opera dell’artista Alessandro Cortinovis

http://www.comune.canzo.co.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/134

 

 

Categorie: favole e racconti | Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

…i viaggi dell’Anima, tante storie: “Un tè preso su una terrazza affacciata sull’infinito – 1° parte

dscn1213

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Suono alla porta di una casa dall’aspetto antiquato anche se ben tenuta, circondata da un bel giardino, con alberi, fiori e cespugli di rose. Il profumo di fiori e di foglie si spande nell’aria, dando un aspetto ancora più bello e profondo al giardino. Apre la porta una donna poco più alta di me, magra ma con le guance piene, morbide e rosee, quasi un personaggio da Holly Hobbies che ben si adatta all’aspetto della casa. Noto con un certo piacere che la donna mi somiglia, sebbene un po’ diversa da me, e sento subito una certa affinità verso di lei. Lei mi sorride mentre mi guarda, percepisco già una certa confidenza anche se ancora non ci conosciamo di persona.
Avevo iniziato a conversare con questa donna via mail, lei si era interessata ad alcuni articoli nel mio blog, e da allora siamo rimaste in contatto, ma oggi è la prima volta che la incontro di persona, mi ha invitata poco tempo fa a prendere un tè a casa sua, e io ho accettato ben volentieri.
Felice che abbia accettato l’invito mi fa entrare. La casa è molto bella, tanto quanto il giardino, l’ingresso si apre su una grande sala, dove al centro si trova un bel salotto di fronte ad un grande camino, il pavimento è in pietra, liscia e scura, mi soffermo qualche istante ad osservarlo, non so perché ma questo pavimento mi dà l’impressione di camminare come sospesa nello spazio, forse è il colore scuro che stuzzica la mia fantasia in questo modo. Dietro al salotto c’è il tavolo da pranzo con 8 sedie, tappeti di fantasia blu sono stesi al centro del salotto e sotto il tavolo. Contro la parete di fronte all’ingresso c’è una grande credenza di legno scuro e massiccio e subito accanto una scala porta al piano di sopra, a fianco si nota anche la porta della cucina.
Alle pareti sono appesi diversi quadri, alcuni ritraggono paesaggi, altri persone che sono sicuramente appartenute a questa famiglia, accanto alle grandi finestre, drappeggiate da vaporosi tendaggi, ci sono grandi piante ornamentali.
Dal soffitto pende un grande lampadario, la luce arriva però soffusa da alcune lampade poste agli angoli della sala, di colore blu. Penso che il colore blu sia il suo preferito.
Diana, questo è il suo nome, mi dà la mano e, parlando convenenvolmente mi accompagna a vedere la casa. Attraversiamo la sala, passando da una porta a lato del camino mi trovo nella biblioteca. Anche questa sala è ben illuminata da ampie finestre, con piante alle pareti. Alla parete adiacente al camino si trova una stufa in maiolica che dovrebbe riscaldare piacevolmente l’ambiente. La biblioteca è molto bella, molti libri sugli scaffali, un tavolo piuttosto grande nel mezzo, con alcune sedie, 8 per la precisione, come nella sala da pranzo e un paio di poltrone agli angoli del locale. Anche qui un bel lampadario appeso nel centro ed un paio di lampade accanto alle poltrone, anch’esse di colore blu. Sotto al tavolo nella biblioteca si nota un tappeto blu, il pavimento invece è chiaro, a differenza del soggiorno, rende la stanza ancora più luminosa. Un paio di quadri alle pareti mostrano paesaggi silvestri molto realistici, potrei stare a guardarli senza stancarmi. Diana mi dice di sentirmi libera di prendere qualche libro, se lo trovassi di mio interesse, la ringrazio e le rispondo che darò un’occhiata alla biblioteca più che volentieri.
Parlando con serenità e leggerezza delle nostre cose, Diana mi propone di prendere il tè di sopra, in terrazza, dove staremmo comode e rilassate. L’idea mi va e lei mi conduce verso la scala che iniziamo a salire. Dopo aver fatto solo pochi gradini avverto come un leggero stordimento, forse un calo di pressione, impercettibile, non ci faccio caso e proseguo. Arriviamo al corridoio che porta verso la zona notte della casa, Diana mi invita a proseguire lungo la seconda rampa di scale, fino ad arrivare ad un pianerottolo dove ci sono due porte. Lei apre la porta di fronte alle scale ed entriamo in una mansarda arredata con semplicità, dall’aspetto confortevole ed accogliente. Nel centro si trova un divano a tre posti, di fronte un tavolino basso, di legno, sotto un tappeto blu, e una credenza, formata per la metà da scaffali con libri. Di fronte alla credenza, alla parete opposta, si trova un baule di antica fattura, sopra il baule si vedono una serie di mensole con alcuni soprammobili rappresentanti creature da fiaba, gnomi, fate, un paio di draghi, piccoli animali. Accanto al baule si trova un tavolino rotondo con un vassoio di legno, un barattolo di miele con il suo cucchiaio a spirale, una candela già consumata in un portacandele ricoperto di cera, una ciotola con erbe e fiori essiccati che diffondono una leggera e gradevole fragranza, un piatto di legno contenente pietre di vari colori, giallo, rosa, rosso, blu, arancio, verde, violetto. Gli oggetti così disposti mi incuriosiscono, tanto che mi soffermo ad osservarli, Diana si discosta leggermente per lasciarmi il tempo di guardare. Mi volto, lei sta aprendo la porta-finestra che dà sulla terrazza, la seguo fuori.
La terrazza è ampia, ci sono diverse piante e fiori accanto alla ringhiera che creano un piccolo giardino, da quassù si gode di una bella vista sull’ampio giardino sottostante e oltre. Diana mi lascia per un po’, scende a preparare il tè, mi dice di attenderla dove desidero, fuori in terrazza o in mansarda, e se c’è un libro che mi interessa di non esitare a prenderlo, e se avessi bisogno del bagno, lo trovo alla porta accanto, fuori sul pianerottolo. La ringrazio e rimango ancora un po’ appoggiata alla ringhiera. Resto lì senza fare altro, il mio sguardo è rivolto verso il giardino ma non si fissa su niente in particolare, la testa vuota di pensieri. Mi scosto a fatica dalla ringhiera, come se qualcosa mi avesse trattenuto lì per tutto il tempo, rientro in mansarda, mi avvicino al tavolino con il miele, il mio sguardo si posa sulla ciotola delle erbe, la fragranza mi inebria, ne assaporo le sfumature, chiudo gli occhi, attirata dagli aromi, come se ogni aroma portasse il proprio messaggio, mi lascio condurre, nella mente mi appaiono immagini di un grande giardino, io lo percorro in lungo ed in largo, le piante diventano via via più varie, più folte, più grandi, fino a ritrovarmi in un bosco fatto da immensi alberi che paiono essere vecchi di secoli, percepisco quasi l’umidità del bosco, la frescura sulla pelle, mi sembra di udire il cinguettio di migliaia di uccelli, mentre cammino su terra battuta, foglie secche, ciuffi d’erba. Qualcosa guizza al mio fianco tra le foglie, forse una lucertola o un topo, il rumore mi fa sussultare, le immagini attorno a me sono così vivide che per un attimo credo di essere proprio nel mezzo del bosco, questo mi spaventa al punto da aprire gli occhi, provo grande sollievo trovandomi nella mansarda. Dopo pochi istanti la porta si apre, Diana entra reggendo un vassoio con il tè, il mi affretto ad aprirle la porta-finestra per permetterle di uscire in terrazza. Lei appoggia il vassoio su un tavolino da giardino posizionato accanto alla ringhiera, mi dice di accomodarmi mentre torna in cucina a prendere la torta che ha preparato per il tè. Le mostro gratitudine per l’ospitalità ma al contempo temo di averla disturbata eccessivamente con la mia presenza, lei replica di avermi invitata volentieri, preparare torte è una sua consuetudine, le piace avere ospiti, la sua gioia si esprime anche nel preparare qualcosa per loro. Lascio quindi che Diana torni in cucina a prendere la torta, io resto di nuovo a guardare dalla ringhiera, di nuovo lo sguardo preso da qualcosa che non riesco ad identificare, viene distratto dal ritorno di Diana con una bella ed invitante torta di mele dal profumo inebriante. Si siede, versa il tè per tutte e due, taglia due fette di torta, l’aroma di mele e vaniglia di spande più forte, il sapore è delizioso tanto quanto il profumo, le faccio i complimenti per la sua torta, Diana li apprezza molto, per lei è una gioia ed un piacere invitare amici a prendere il tè. Anche il tè è incantevole, ai frutti di bosco, dal sapore deciso, robusto, caldo, speziato. Il gusto della torta mischiato all’aroma del tè crea un sapore forte e delicato allo stesso tempo, una vera delizia per il palato che mi distrae, mi fa perdere la cognizione del tempo, poso la tazza e mi accorgo che è già calata la sera. Ma quanto tempo siamo rimaste su questa terrazza? Volgo lo sguardo dalla ringhiera, mi aspetto di intravedere le sagome delle piante nella luce crepuscolare, in un primo momento però non riesco a vedere nulla, il giardino sembra scomparso, inghiottito dall’oscurità. Osservo meglio per individuare la forma di qualche pianta, vedere il nulla mi sembra una cosa sbagliata, ho bisogno di trovare la sagoma di qualcosa, una pianta o altro, una forma, non è possibile non vedere nulla. Scorgo una piccola luce, rincuorata credo di vedere un faretto, poi ne vedo un’altra e un’altra ancora, sono sparse qua e là, sembrano stelle, come un cielo al contrario, non è possibile guardare il cielo giù da una terrazza, la mia mente si rifiuta fermamente di osservare qualcosa di impossibile per lei, ma non riesco a distogliere lo sguardo. Poi mi rendo conto che la ringhiera è scomparsa, quasi non mi accorgo di aver aperto la bocca dallo stupore, lì seduta, con in mano la tazza di tè, il liquido rossastro di fragole e ribes che segue i miei movimenti, tremolando, anche perché mi avvedo proprio in questo momento di essere seduta sul nulla, perfino la sedia è scomparsa, sotto e attorno a me un cielo nero punteggiato di stelle, solo io e Diana, una di fronte all’altra, entrambe reggiamo la tazza di tè, nella stessa posizione, all’altezza del cuore, io con la mano destra, lei con la sinistra, speculari, e così restiamo a guardarci, per un tempo che pare infinito, guardandoci negli occhi, dove, nei suoi vedo lo stesso cielo stellato ….. (continua)

Categorie: favole e racconti | Tag: , , , , , , , , ,

Il Viaggio della Vita: ” La carezza dell’albero”.

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Cammino per le vie cittadine fino ad arrivare al parco pubblico, un’oasi verde di bosco protetta da polvere e cemento. Varco il suo cancello e mi incammino lungo il breve viale che costeggia un grande prato. Mi dirigo verso una piccola collinetta dove sorgono grandi alberi secolari, le loro fronde sono così ampie, avvolgenti, anche d’inverno, tanto da attutire il rumore del traffico. Mi giro attorno sul posto, sono circondata da alberi, l’aria è fresca e umida, chiudo gli occhi per sentire meglio la sensazione di pace che mi sorge dentro, che sia la vicinanza di queste bellissime creature? Rimango ferma e guardo gli alberi attorno a me, sono sola e mi prendo tutto il tempo che desidero per guardare e sentire questi magnifici giganti verdi. Mantengo gli occhi aperti, fissi sugli alberi e so che la vista non m’inganna, vedo molti filamenti bianchi, provenire dagli alberi, sfiorarmi, avvolgermi con estrema delicatezza. Ora mi muovo con molta lentezza, un passo dopo l’altro accanto agli alberi, questi filamenti bianchi continuano ad accarezzarmi, sento che è il loro modo di conoscere, esplorare, sentire, provo tanta tenerezza e commozione per queste creature e sento una profonda pace nascere dentro di me, ringrazio gli alberi per questa bellissima condivisione di esperienze e pian piano mi allontano.

2

 

Gli alberi sono nostri alleati, non sono solo organismi di un’altra specie, con una sensibilità molto bassa, che li rende estranei a ciò che li circonda. Sappiamo che comunicano tra di loro attraverso una fitta rete di radici, che usano dunque non solo per assorbire i nutrienti dal terreno.

Sappiamo inoltre che ci donano l’ossigeno, che trasformano grazie ad un complicato processo di fotosintesi che si attiva con il sole.

Quello che non sappiamo o che ignoriamo è che comunicano anche con noi, e lo fanno attraverso un canale insolito per noi, la telepatia o le energie sottili. Quei filamenti bianchi che si dipartono dalla loro aura raggiungono noi, donandoci quella pace di cui sono pervasi, anche perché sono in profondo contatto con Madre Terra, della quale diffondono i messaggi. .

Gli alberi sono anche antenne che trasmettono e ricevono messaggi da e verso il Cosmo, Madre Terra comunica attraverso di loro. Se si rimane fermi sul terreno, in un luogo dove ci sono alberi, si percepisce, attraverso la pianta dei piedi delle sottili vibrazioni. Se si rimane ulteriormente in ascolto, si sente la presenza discreta ma costante di quelle meravigliose creature.

Dai rami degli alberi fuoriescono anche fasci di luce lattiginosa che raggiungono il cielo, quei fasci di luce sono in grado di neutralizzare le scie chimiche, la loro energia viene potenziata se noi portiamo l’attenzione al nostro petto, all’altezza del cuore, dove il chakra del cuore ci mette in contatto con l’esterno.

Con l’attenzione rivolta al nostro quarto chakra, immaginiamo dunque di portare amore, ondate di amore verso gli alberi, e loro, come grandi antenne, convoglieranno l’Amore verso il cielo, centuplicato, così da neutralizzare ogni energia negativa.

Proprio come gli alberi, anche noi costruiamo la nostra rete, intessuta della purezza dell’oro che proviene dal nostro cuore, possiamo raggiungere così ogni angolo del pianeta, entrare in contatto con tutti coloro che inviano pensieri d’Amore ed operano per una vita migliore.

Categorie: favole e racconti, Senza categoria | Tag: , , , , , , , , , ,

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.