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I viaggi dell’Anima, tante storie: “La scatola”

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Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Il nome proprio utilizzato è il mio, ma non vuole riferirsi a nessuno in particolare, nemmeno a me stessa, la storia è inventata ed ogni riferimento è puramente casuale.

Tutte le mattine mi alzo, mi lavo, mi vesto, faccio colazione insieme alla mia bella famiglia, finiamo di prepararci, saluto mio marito che va al lavoro, poi con mia figlia salgo a mia volta in auto, accompagno lei a scuola e mi dirigo anch’io verso il mio posto di lavoro. Mi fermo per la pausa pranzo ed esattamente un’ora dopo riprendo. Al termine della giornata di lavoro salgo di nuovo in auto diretta a casa. Mia figlia è arrivata da un pezzo, sta finendo i suoi compiti, io entro in casa, la saluto, poi vado in cucina per preparare la cena. Poco dopo arriva mio marito, entra in casa, mi saluta, va a cambiarsi, porta fuori il cane, rientra, gli dà da mangiare, si lava le mani, viene in cucina, si siede a tavola con noi e iniziamo a cenare. Ci raccontiamo i fatti della giornata, poi lui va in soggiorno a guardare la tv, io lavo i piatti e riordino la cucina, preparo la tavola per la colazione di domani, mia figlia va nella sua camera a leggere e a giocare. Io raggiungo mio marito in soggiorno, guardiamo insieme un po’ la tv, poi andiamo a dormire.

Mattina, suona la sveglia, mi alzo, mi lavo, mi vesto, faccio colazione insieme alla mia bella famiglia, finiamo di prepararci, saluto mio marito che va al lavoro, poi con mia figlia salgo a mia volta in auto, accompagno lei a scuola e mi dirigo anch’io verso il mio posto di lavoro…..rivedo la scena della giornata dal mio letto, nella mia mente, come se guardassi un film, solo che quel film mi mostra la stessa scena infinite volte, mi domando perché sto guardando sempre la stessa scena e quando arriverà la scena successiva, la attendo, ma la scena successiva non arriva, rivedo tante e tante volte lo svolgimento della stessa giornata.

Mattina, suona la sveglia, mi alzo, mi lavo, mi vesto, faccio colazione insieme alla mia bella famiglia, finiamo di prepararci, saluto mio marito che va al lavoro, poi con mia figlia salgo a mia volta in auto, accompagno lei a scuola e mi dirigo anch’io verso il mio posto di lavoro….lavori in corso, hanno bloccato la strada, colonna infinita di auto, processione lenta, estenuante, stressante, nervosismo da ritardo mostruoso, la carovana avanza di pochi metri alla volta, caldo, caldo, l’allegria alla radio è un pugno allo stomaco. Finalmente in ditta, si parla, si parla, molti in colonna, così anche domani, nooo!!, questi lavori stradali non finiscono mai, il tempo ci rotola addosso, ci schiaccia come una macina, tutto è in ritardo, ora di corsa…. Rivedo la scena dal mio letto, nella mia mente, come se guardassi un film, che giornata pazzesca, che disastro, nessuna cosa era al suo posto, tutto distorto, rincorrersi infinito di cose, una dietro l’altra. Il quadrato, amo il quadrato, le cose quadrate, le pareti quadrate mi danno sicurezza, mi ci sento a mio agio all’interno, gli eventi in tumulto mi spaventano, mi accelerano il respiro, malessere, ansia, mente in tumulto, voglio le cose quadrate!

Mattina, suona la sveglia, mi alzo, mi lavo, mi vesto, faccio colazione insieme alla mia bella famiglia, finiamo di prepararci, saluto mio marito che va al lavoro, poi con mia figlia salgo a mia volta in auto, accompagno lei a scuola e mi dirigo anch’io verso il mio posto di lavoro…mi fermo per la pausa pranzo, esattamente un’ora dopo riprendo. Al termine della giornata di lavoro salgo di nuovo in auto diretta a casa. Mia figlia è arrivata da un pezzo, sta finendo i suoi compiti, io entro in casa, la saluto, poi vado in cucina per preparare la cena. Poco dopo arriva mio marito, entra in casa, mi saluta, va a cambiarsi, porta fuori il cane, rientra, gli dà da mangiare, si lava le mani, viene in cucina, si siede a tavola con noi e iniziamo a cenare. Ci raccontiamo i fatti della giornata, poi lui va in soggiorno a guardare la tv, io lavo i piatti e riordino la cucina, preparo la tavola per la colazione di domani, mia figlia va nella sua camera a leggere e a giocare. Io raggiungo mio marito in soggiorno, guardiamo insieme un po’ la tv, poi andiamo a dormire.

Nel mio letto non voglio fare considerazioni su come ho trascorso la giornata, sono soltanto contenta che tutto sia andato liscio come al solito e, augurandomi lo stesso per il giorno dopo mi addormento.

Domenica, tutti in famiglia ci alziamo tardi, mio marito porta fuori il cane, rientra poi andiamo tutti fuori a fare colazione. In centro incontriamo altre famiglie, nostri amici, ci uniamo per l’aperitivo, parliamo di molte cose che sono successe durante la settimana, a parte qualche piccolo contrattempo tutto il resto è andato liscio come al solito, bene! “Cosa fate voi nel pomeriggio?” “Andiamo da mia madre per il pranzo, poi faremo un giro al centro commerciale”. “Ah, bello! Anche noi vorremmo farci un giro da quelle parti.

Mattina, suona la sveglia, mi alzo, mi lavo, mi vesto, faccio colazione insieme alla mia bella famiglia, finiamo di prepararci, saluto mio marito che va al lavoro, poi con mia figlia salgo a mia volta in auto, accompagno lei a scuola e risalgo in auto per dirigermi anch’io verso il mio posto di lavoro…..ma l’auto non parte, panico, urla e finalmente l’auto riparte. Sono per strada, diretta in ditta, metto la freccia per svoltare e l’auto non svolta, prosegue diritto, premo sul freno come una pazza, l’auto sembra invasa di vita propria, angoscia, panico, l’auto procede, prende velocità, terrore alle stelle e rumore d’impatto, ma contro cosa!, non c’è niente davanti al parabrezza, eppure qualcosa si è rotto. Mi fermo con il cuore in gola, non capisco come mai, seppur ferma in mezzo alla strada, le altre auto mi passano accanto senza neppure notarmi, nessuno che suona il clacson, nessuno che sbraita, ho bisogno di parecchi minuti prima di compiere anche un solo movimento, tanto è lo stordimento, poi mi azzardo ad aprire la portiera e mettere fuori un piede cautamente.

L’uscita dall’auto è paurosa, le altre macchine mi sfrecciano accanto, quasi mi vengono incontro ad alta velocità, eppure non mi sfiorano nemmeno, ci metto un’infinità prima di poter muovere un solo passo, ma ancora trattengo il fiato appena vedo un’auto arrivare ad alta velocità verso di me, sembra impossibile da credere che non possano investirmi o centrare la mia auto con un pauroso schianto. Poi un rumore insolito mi fa voltare, ricorda lo svolazzare di una bandiera al vento, mi giro verso la provenienza del suono e, in un primo momento non vedo alcunché di particolare, sono ancora distratta dalle auto che mi sfrecciano accanto senza però scalfirmi, cerco di concentrare l’attenzione nella direzione del suono ma sembra non ci sia nulla che lo stia producendo, poi noto un movimento di qualcosa apparentemente sospeso a mezz’aria, non capisco cosa stia realmente guardando, non mi ricorda niente di conosciuto, vedo soltanto un oggetto non ben definito che si muove al ritmo del rumore che sto sentendo. Non so bene quanto tempo trascorra guardando quella strana cosa, prima di decidermi a muovere un passo verso di esso, ne sono talmente attratta da non fare più caso alle altre auto che proseguono la loro corsa. Passo dopo passo arrivo vicino a qualcosa di sospeso che sventola, forse che sia uno di quegli strani palloni sonda di cui parlano, caduto ed impigliato non si sa bene dove? Resto per un po’ a guardare quella cosa che si muove, le giro attorno e, appena ruoto di 180 gradi attorno all’oggetto, questo sparisce. Ritorno al punto di partenza e rivedo la strana cosa, resto per un po’ di fronte ad essa, non capisco cosa sia ma mi attrae tanto da non poter distogliere lo sguardo, poi senza pensare minimamente al rischio, mi avvicino allo strano oggetto, produce in effetti un rumore simile ad una bandiera mossa dal vento, come un lembo di stoffa che appartiene a non si sa cosa, da quella che sembra una finestra aperta sul niente fuoriesce una sorta di ventata d’aria fresca ed una luce bianca lattiginosa. Mi avvicino tanto da sentire in faccia l’aria fresca, pare una ventata di aria montana, fredda, leggermente pungente, inodore. Timidamente allungo una mano, vorrei toccare l’oggetto in movimento, e più volte la ritiro, per il timore di farmi male, ma in una di queste occasioni il vento, che soffia da quella fessura  mette in contatto l’oggetto con la mia mano e ne tocco inevitabilmente la consistenza, è morbido al tatto, liscio, sembra vellutato, ricorda vagamente un nastro, il colore grigio perlato. Vinco la paura e indugio sul contatto con l’oggetto, è sottile, delicato, morbido, inevitabilmente tocco i bordi della finestra, ha una consistenza strana, sembra di toccare il cartone, tentando di sporgermi leggermente al di là dell’apertura premo contro i bordi, il materiale cede leggermente sotto le mie mani, io mi ritraggo con uno scatto, temo di aver causato un grosso guaio, resto però al contempo stupita, perché quello strano materiale dà l’impressione di essere proprio cartone. Senza pensare alle conseguenze, agendo solo d’istinto, apro ancora di più la spaccatura, la parete si rompe facilmente, l’effetto ottico che si manifesta davanti a me è fantascientifico, le auto seguitano a percorrere la grande arteria stradale sfrecciando oltre me, di fronte però a questa spaccatura non si vede nulla, come uno squarcio nella realtà che si è aperto all’improvviso e rompe il legame con il visibile ed il concreto.

Oso ancora di più ed infilo la testa nell’apertura, sento aria fresca sul viso, nessun odore particolare, solo aria fresca, c’è molta luce, ho difficoltà a vedere cosa ci sia di là di questa strana parete di cartone, da questa parte vedo anche meglio quello strano oggetto che produce quel suono sventolante, è un lungo nastro che pende dall’alto della parete e tocca il suolo per poi tornare a svolazzare appena il vento si alza di nuovo. Rompo la parete di cartone fino al suolo, così oltrepasso dall’altro lato, davanti a me si apre un luogo infinito, inondato di luce e accanto a me questa grande parete. Muovo alcuni passi distanziandomi dalla parete stessa per poterla osservare meglio, da qui posso vedere che ha una dimensione ed una forma, ancora qualche passo indietro e la parete prende una dimensione rettangolare, gigantesca, in mezzo al nulla, spostandomi di qualche passo lungo la parete arrivo al punto angolare, con l’altro lato che prosegue, ora la cosa ha un aspetto che la rende simile ad una scatola, un’enorme scatola, fornita del suo bel nastro da pacco regalo. Un oggetto rettangolare appare alla mia vista ad una certa altezza da questo lato, pare ci sia anche scritto qualcosa. La curiosità è più forte della paura, faccio il possibile per leggere ciò che è scritto compiendo ulteriori passi, addentrandomi nell’immensità luminosa.

“Tanti auguri Cinzia di buon compleanno, 1000 e più di questi giorni”

Mi chiamo Cinzia e vivevo in una bella scatola

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Categorie: favole e racconti | Tag: , , , , , , , , , ,

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