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I viaggi dell’Anima, dietro le quinte di: “Fuga”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Il secondo racconto che ho voluto prendere in considerazione, guardandolo da dietro le quinte, si intitola “Fuga”

https://iviaggidicinzia.wordpress.com/2016/05/12/i-viaggi-dellanima-tante-storie-fuga/

Quando sei in famiglia, accanto alle persone che conosci da sempre, ti senti al sicuro. La casa di famiglia, se vi è serenità, rispetto, buone intenzioni, è il luogo giusto dove crescere bene. In certi casi è probabile che il luogo sia troppo protettivo, noi stiamo bene, cresciamo sereni, non abbiamo di che preoccuparci, ma non ci poniamo nemmeno domande o dubbi oltre che non sapere cosa vogliamo, da noi stessi e dalla vita.

Fintanto che siamo calati in questa realtà, non possiamo vedere e comprendere che la vita è ben altro alle mura domestiche.

Siamo a nostro agio, non temiamo di dire cose sbagliate, di confrontarci con altri, tutti ci amano, ci proteggono, ma non ci insegnano a vivere. Veniamo ben nutriti, ma non impariamo a procurarci il cibo ed il necessario per vivere e proteggerci a nostra volta.

Quando ci sentiamo sicuri, non serve affatto essere guardinghi, siamo invece sempre beati e rilassati. Non è sbagliato sentirsi in quel modo, ma se non sappiamo come comportarci in caso di eventi “fortuiti”, può diventare un problema.

Così ecco che, quando accade l’imprevisto, il nostro mondo beato e rilassante scompare, la scena si presta all’ingresso di sconosciuti personaggi, misteriosi individui che popolano altri mondi dei quali l’Io superficiale non è a conoscenza, ma con i quali il nostro Sé superiore ha un ottimo rapporto. Essi si presentano sempre al momento giusto per insegnarci le cose giuste ed aiutarci ad uscire dai pasticci.

Il misterioso individuo della storia ricorda un uomo di altri tempi, dal modo di vestire inusuale, ma severo ed impeccabile. La parte antica che siamo ci sorveglia e si palesa sempre al momento giusto e nel giusto modo.

Il fatto strabiliante è che noi sappiamo ma ce ne dimentichiamo al contempo, e cosi troviamo straordinaria qualsiasi manifestazione e non capiamo perché i personaggi, ai quali abbiamo dato vita, siano così severi con noi.

Quando entrano in azione questi personaggi sono perentori, non stanno ad aspettare il nostro consenso per agire, ed è per questo che ci sentiamo presi di petto dalla condizione che si manifesta. Chiedono la nostra attenzione e non transigono quando il tempo stringe ed occorre agire. Una volta intrapreso il nuovo cammino, ecco che ci troviamo in una dimensione diversa da quella precedente, nella quale ci sentivamo smarriti e timorosi. Ora ci rendiamo conto che le cose non erano così spaventose, ci affidiamo alla nostra parte saggia che comincia a condurci.

La paura ci prende soltanto quando neghiamo con forza chi siamo per davvero, la nostra natura. Nella vita quotidiana il fare della giornata, i programmi, gli appuntamenti, il lavoro, la famiglia ci coinvolgono a tal punto da dimenticare le forme di vita che ci abitano.

Quali sono queste forme di vita? Molti di noi sanno da tempo che non siamo soltanto un corpo ed una mente, ma siamo molto di più. Attorno a noi esistono campi energetici che vanno a comporre la nostra aura. Essi sono così eterici ed estesi da compenetrare altri corpi e arrivare ovunque attraverso altre dimensioni.

Questi argomenti sono stati custoditi fino ad essere ignorati, per tanti motivi che potremmo definire etici, ma non si può negarne l’esistenza. Se facciamo ciò, neghiamo una parte fondamentale di noi stessi. Il suo non riconoscimento può portare il corpo ad ammalarsi, psicologicamente e fisicamente.

Riporto a tal proposito le parole dell’uomo misterioso del racconto: “E’ normale che tu stia provando paura, la tua parte cosciente, terrena, non è avvezza a questi argomenti, ma tu sai, nel profondo del tuo cuore, di aver cercato quest’esperienza e di avermi chiamato a farti da guida, così che anche la parte più terrena non debba temere ad oltranza”. Egli prosegue a spiegare cosa accade quando l’uomo nega la parte animica di sé stesso, di quanto il  cuore si chiuda al sentimento d’amore per la propria vita e di come la mente si inaridisca, rendendolo simile ad una macchina. In questo stato egli diventa preda di entità energetiche che si nutrono di lui. Spiega ancora l’uomo del racconto: “Queste creature si nutrono di scorie. In un essere umano con il cuore attivo, pulsante di vita, ripuliscono il campo energetico dalle scorie mentali che appesantiscono l’anima, in un essere umano con il cuore spento, si nutrono dei suoi desideri, perché essi vengono espulsi come fossero scorie nocive.”

Come possiamo proteggerci da queste manifestazioni? La risposta è in sé molto semplice, ascoltando il nostro cuore, quella parte di noi che chiamiamo molto spesso istinto. Il nostro cuore energetico è in noi ma anche attorno ed oltre noi, è antico come la nostra anima, ha vissuto innumerevoli esperienze ed ha acquisito molta conoscenza, è la nostra parte saggia alla quale affidarci perché ci conosce molto bene, perché siamo sempre noi, la nostra vera identità, e soltanto seguendo il nostro cuore possiamo fare le giuste esperienze che ci  permettono di evolvere

Spesso per timore rinunciamo a compiere scelte, per non sentirci diversi dagli altri, per ciò che potrebbe suscitare giudizi, maldicenze oppure per scarsa fiducia in noi stessi. Ma a volte il desiderio è così forte che arriviamo ad immaginare di aver compiuto un’azione, di aver intrapreso un’esperienza, ed è come guardare un film alla tv, sentendoci co-partecipi  senza rischiare nulla. Quando il film sarà finito, in noi ci sarà il ricordo di quelle azioni, insieme talvolta all’amarezza di tornare alla solita triste e noiosa vita, e ciò che noi potremmo fare nella nostra realtà svanisce in preda ad entità energetiche che se ne nutrono, lasciandoci poi vuoti e stanchi.

E così conclude la protagonista del racconto: “Con questa nuova consapevolezza mi volto verso l’uomo che mi ha accompagnata fin lì, ma lui non è al mio fianco. Guardo in ogni direzione, lo cerco in ogni angolo, ma lui non c’è, come se non fosse mai esistito, ciononostante non mi sento inquieta per la sua assenza, so che quell’uomo è stata una mia proiezione, forse un ologramma che il mio Sé superiore aveva assunto, per farmi uscire dal torpore dell’abitudine, del sedermi nella sonnolenza di cose fatte e ripetute ma rassicuranti e confortevoli, non provando l’emozione di nuove esperienze, mettendo in atto ogni mia capacità, di sentire la mia forza fatta azione, di sentirmi viva in ogni cellula ed agire con coraggio, cor agere, agire con il cuore, e di non fuggire più davanti alla vita, davanti a me stessa.”

“Ascolta il tuo cuore” non è soltanto un detto usato in diverse occasioni ma è una realtà di vita.

Vorrei riportare un pensiero di Massimiliano Steffen, un uomo saggio che ha vissuto  innumerevoli esperienze dettate dal proprio cuore:

“Tutti gli avvenimenti che coinvolgono l’anima umana tendono a creare pressione sull’individuo, ciò avviene da una non idonea relazione tra realtà interiore memore di luoghi di altra dimensione, e questa realtà terrena colma di corruzione, di ingiustizie e di follia, di sopruso e prepotenza, una realtà finta e mascherata, che grava nella coscienza e che genera continuamente eventi difficili, sia da sopportare, che da portare a risoluzione, questo confronto tra le due realtà crea un conflitto esistenziale che genera l’idea di fuga.

Prendiamo questa realtà come una scuola da attraversare, nonostante siamo sapienti che ci sono in aggiunta innumerevoli interferenze dal mondo negativo.

Trova il tuo centro e mantieni un controllo su tutte le tue parti, anche quelle che cercano quella giustizia che non arriva, questo è proprio il momento in cui è richiesto di mettere in atto la tua consapevolezza.”

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Il Viaggio della Vita: ” La carezza dell’albero”.

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Cammino per le vie cittadine fino ad arrivare al parco pubblico, un’oasi verde di bosco protetta da polvere e cemento. Varco il suo cancello e mi incammino lungo il breve viale che costeggia un grande prato. Mi dirigo verso una piccola collinetta dove sorgono grandi alberi secolari, le loro fronde sono così ampie, avvolgenti, anche d’inverno, tanto da attutire il rumore del traffico. Mi giro attorno sul posto, sono circondata da alberi, l’aria è fresca e umida, chiudo gli occhi per sentire meglio la sensazione di pace che mi sorge dentro, che sia la vicinanza di queste bellissime creature? Rimango ferma e guardo gli alberi attorno a me, sono sola e mi prendo tutto il tempo che desidero per guardare e sentire questi magnifici giganti verdi. Mantengo gli occhi aperti, fissi sugli alberi e so che la vista non m’inganna, vedo molti filamenti bianchi, provenire dagli alberi, sfiorarmi, avvolgermi con estrema delicatezza. Ora mi muovo con molta lentezza, un passo dopo l’altro accanto agli alberi, questi filamenti bianchi continuano ad accarezzarmi, sento che è il loro modo di conoscere, esplorare, sentire, provo tanta tenerezza e commozione per queste creature e sento una profonda pace nascere dentro di me, ringrazio gli alberi per questa bellissima condivisione di esperienze e pian piano mi allontano.

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Gli alberi sono nostri alleati, non sono solo organismi di un’altra specie, con una sensibilità molto bassa, che li rende estranei a ciò che li circonda. Sappiamo che comunicano tra di loro attraverso una fitta rete di radici, che usano dunque non solo per assorbire i nutrienti dal terreno.

Sappiamo inoltre che ci donano l’ossigeno, che trasformano grazie ad un complicato processo di fotosintesi che si attiva con il sole.

Quello che non sappiamo o che ignoriamo è che comunicano anche con noi, e lo fanno attraverso un canale insolito per noi, la telepatia o le energie sottili. Quei filamenti bianchi che si dipartono dalla loro aura raggiungono noi, donandoci quella pace di cui sono pervasi, anche perché sono in profondo contatto con Madre Terra, della quale diffondono i messaggi. .

Gli alberi sono anche antenne che trasmettono e ricevono messaggi da e verso il Cosmo, Madre Terra comunica attraverso di loro. Se si rimane fermi sul terreno, in un luogo dove ci sono alberi, si percepisce, attraverso la pianta dei piedi delle sottili vibrazioni. Se si rimane ulteriormente in ascolto, si sente la presenza discreta ma costante di quelle meravigliose creature.

Dai rami degli alberi fuoriescono anche fasci di luce lattiginosa che raggiungono il cielo, quei fasci di luce sono in grado di neutralizzare le scie chimiche, la loro energia viene potenziata se noi portiamo l’attenzione al nostro petto, all’altezza del cuore, dove il chakra del cuore ci mette in contatto con l’esterno.

Con l’attenzione rivolta al nostro quarto chakra, immaginiamo dunque di portare amore, ondate di amore verso gli alberi, e loro, come grandi antenne, convoglieranno l’Amore verso il cielo, centuplicato, così da neutralizzare ogni energia negativa.

Proprio come gli alberi, anche noi costruiamo la nostra rete, intessuta della purezza dell’oro che proviene dal nostro cuore, possiamo raggiungere così ogni angolo del pianeta, entrare in contatto con tutti coloro che inviano pensieri d’Amore ed operano per una vita migliore.

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