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Luoghi, cultura, tradizioni: “Peschiera del Garda, la città fortezza”

 

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

La Fortezza, affacciata sul grande lago, disegnando una morbida geometria, si  lascia accarezzare dalle sue dolci acque, nell’ambiente permane l’antica militaresca disciplina, non invasiva, ma delicata ed appena percepita, tanto da provare una sensazione di leggerezza, come essere sospesi, un antico ordine parla con voce gentile ma presente, e viene certamente ascoltata, le strade sono ordinate e pulite, la gente operosa e cortese.

Il centro storico ci accoglie attraverso le antiche mura, ogni via racconta la storia della città, osservando gli antichi edifici, leggendo le didascalie che mostrano momenti di vita di un tempo, il cui ricordo pare essere rimasto nell’aria, nonostante i molti turisti che portano una grande ventata di modernità nell’euforia di suoni vacanzieri. La stupenda piazza d’armi, con la bella chiesa, dedicata a San Martino, ci riporta alla regalità del tempo.

Le case, di variopinti colori, si specchiano sui canali mostrando l’antico splendore, lungo le vie del centro storico si possono trovare anche graziosi souvenir e prelibatezze.

I bastioni, un tempo passerelle di guardia della roccaforte, ora si lasciano percorrere per amene passeggiate nel verde, mentre gli alberi fioriti dipingono le acque di molti colori.

Peschiera del Garda, un tempo cittadina militare, è ora una “bella signora” affacciata sul grande lago
Interessanti notizie storiche a questo link:
http://www.tuttogarda.it/peschiera/peschiera_guida.htm

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I viaggi dell’Anima, tante storie: “Alchimia”

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Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Un brano da ascoltare durante la lettura, se gradito

 

Camminando per una via in centro città, un vicolo che passa tra due antichi palazzi, mi trovo d’improvviso ad osservare un’altra scena che si sovrappone a quella precedente’, un viottolo di campagna dove, sul limitare del bosco si erge un’antica casa abitata da un vecchio che indossa un vetusto pastrano color carta da zucchero, la testa, quasi calva, ricoperta da una bianca peluria, ed un enorme naso che forma un’unica curva con la fronte.
Non molto lontano dalla casa del vecchio si trova una piccola chiesa, la sua caratteristica è quella che ognuno, al suo interno, può trovare i propri simboli sacri. Si può dire che quella chiesetta è molto povera, poche file di panche, vecchie e un po’ sbilenche, una madonnina di legno, un bacino di marmo grezzo con l’acqua santa, un minuscolo e modesto altare con un altrettanto minuscolo vaso di fiori, candele ed un crocifisso a braccia simmetriche senza statua, icone alle pareti raffiguranti numeri romani, la sequenza della via crucis senza immagini, questo è tutto ciò che si vede una volta entrati, molti non si fermano più di qualche minuto, quel posto non ha alcun significato per loro, altri invece si soffermano sentendosene attratti, non sanno spiegare bene da cosa, alcuni dicono di vederci particolari interessanti, altri ancora rimangono più a lungo, e poi capita che il vecchio entri in chiesa e si fermi a parlare, il suo aspetto può essere piuttosto sgradevole in un primo tempo, ma dopo poche parole lo si vede con altri occhi.

Perfino l’ambiente circostante la piccola chiesa viene spesso visto in modo soggettivo, trovandolo di volta in volta interessante. Dopo esserci guardati bene attorno, percepiamo le sensazioni che il posto ci trasmette, ne ascoltiamo l’antico respiro e ci rendiamo conto di trovarci in una parte di bosco che è stato testimone della storia e ce la può raccontare, lo sappiamo guardando gli alberi, è come se essi ci parlassero, immagini si formano nella mente, rivediamo scene di migrazioni, lavori nei campi, scontri e duelli, eppure è come se tutto questo non appartenesse a questa terra, ma soltanto agli uomini che qui hanno vissuto, le loro azioni sono terminate con loro, qualcosa di ancora più antico sta emergendo, in un’epoca che non aveva ancora visto il loro passaggio. La percezione sfiora qualcosa di incomprensibile ed inspiegabile, ciò non rasenta nemmeno la dimensione umana, può forse solo dirsi magia inesauribile che si diffonde come un riflesso dalle cose viventi, sia vegetali che minerali.

Si prova un grande rispetto addentrandosi nel folto del bosco, come entrare in una cattedrale formata da alberi e a terra un tappeto d’erba, talvolta siamo cosi concentrati ed assorti da comprendere improvvisamente ciò che sta accadendo, ecco allora che la nostra mente si apre e capiamo il senso di ogni cosa, ogni dettaglio prende il suo posto e, come un puzzle il quadro si completa. Allora il vecchio ci appare come l’intermediario delle voci del posto, un’antenna umana che passa le comunicazioni tra varie dimensioni. Siamo assorti ad osservare qualcosa e accanto a noi sentiamo la presenza del vecchio che ci racconta, sebbene il suo aspetto non sia proprio gradevole, altrettanto non lo è la sua voce, pacata, calda, rasserenante, sentirlo parlare rilassa la mente e apre il cuore, è paziente e disposto a raccontarci ciò che chiediamo.

Il vecchio ha un carattere mite, paziente, comprensivo, ma è capitato di vederlo mostrare un tono di severità di fronte all’ottusità forte, lì allora sfodera una caratteristica acida anche se si comprende in seguito che è stata una modulazione della sua attitudine per poter passare un messaggio. Delle volte si vorrebbe ricevere la risposta alla domanda che si è appena posta, si guarda il vecchio con trepidazione, ma lui si limita a guardarci a sua volta dolcemente, con un sorriso e niente più. In fondo ci rendiamo conto di conoscere già la risposta, è custodita dentro di noi, ma per raggiungerla dobbiamo ripulire e togliere le ragnatele degli anni e delle esperienze, per questo motivo sentiamo il bisogno di entrare in quella chiesetta, e proprio in quelle occasioni vediamo il vecchio che si sposta lungo le pareti, in mano ha una pertica con in cima un deragnatore, uno spazzolone rettangolare che serve a togliere le ragnatele, lui lo passa sulle ragnatele penzolanti e ormai vecchie, dice che i ragni portano fortuna e hanno anche loro il diritto di vivere, perciò non toglie le ragnatele se “abitate”, come lui le definisce. Ogni sua azione ha un significato importante che però non sempre cogliamo, ma quando accade, la domanda è lì che aspetta dietro l’angolo di essere posta.
E’ capitato a qualcuno che, guardando il proprio riflesso nel bacino di marmo dell’acqua santa, vedesse delle increspature formarsi e in esse intravedere il riflesso del vecchio che spariva ad una seconda occhiata.

Un piccolo gruppo di persone si è creato, dicono tutti di aver visto il riflesso del vecchio nell’acqua benedetta, si ritrovano spesso a commentare l’accaduto e cosa hanno provato. Qualcuno di loro si è spaventato, altri invece ne sono rimasti affascinati, però tutti hanno provato molta serenità durante la visione e, perfino nei giorni a seguire, hanno mantenuto dentro sé stessi un profondo senso di serenità. Uno di loro ha notato un particolare in più e ha voluto condividerlo con il gruppo, ha sentito che la serenità proveniva da dentro sé stesso, la sensazione si è manifestata sempre più forte dopo ogni visita alla chiesetta. È bastata questa testimonianza per influenzare il gruppo, ognuno di loro, poco per volta, ha iniziato a sentire la profonda sensazione di pace emanare dal proprio centro, fino ad avere la netta impressione della profonda serenità percepita non solo dopo essere entrati in contatto con il vecchio, ma come se ci fosse sempre stata.

Questa sensazione ha dato loro accesso ad una nuova dimensione, l’impressione di trovarsi in uno spazio più ampio, quasi illimitato e di comunicare come se si conoscessero i pensieri dell’altro.

A tutt’oggi il gruppo sta crescendo, le esperienze che fanno li portano a creare sempre più legami con profondi significati, molti vedono in quelle esperienze simboli che li conducono in dimensioni della mente senza tempo, come a ritrovare parti di Sé stessi che credevano andate perdute. Ora più che mai queste situazioni sono manifeste, ora più di prima queste condizioni uniscono un gran numero di persone, creando connessioni, contatti realmente umani.

Stralcio tratto da:Channel: I medium della Nuova Era di Erik Pigani

“Etimologicamente simbolo significa ciò che collega o lega insieme due cose diverse. Da syn, insieme, e balein, legare. L’opposto di simbolo è diabole. Da dia, attraverso, e balein, legare. Diabole, cioè, diavolo, significa dunque tagliare, o separare ciò che era unito… Era dunque questa l’opera vera del diavolo: impedire che si possa comunicare, attraverso l’intermediazione di simboli, con le diensioni superiori della coscienza…”

Alcune immagini della piccola chiesa dedicata a S. Adriano in località Olgelasca – Brenna, provincia di Como

 

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I viaggi dell’Anima…tante storie: “Il Lupo”

Testo di ©Cinzia Valtorta

Ogni riferimento a nomi, cose è puramente casuale e finalizzato al racconto

Il fine settimana, la sera, a volte gli amici vanno in un posto chiamato “La tana del lupo”, dove passano un po’ di tempo insieme, cenando e intrattenendosi lietamente.  È una costruzione antica, di sasso che sorge sul limitare di un bosco. La strada da percorrere per raggiungere il luogo è buia, solitaria, a tratti cupa ma conserva un fascino così particolare per il quale se ne è attratti e percorsa una volta, si ha il desiderio di transitarvi di nuovo.

Poi si arriva al rifugio, da lontano lo si percepisce come un punto luminoso nel buio, un sollievo dopo un percorso immerso nelle tenebre.

Parcheggiamo le auto nella piccola radura all’ingresso del bosco. L’erba lì è calpestata dalle auto che parcheggiano e cresce a ciuffi qua e là. Scendiamo dall’auto calda e veniamo subito investiti dall’aria fresca e umida, odorosa di foglie e resina.

Il chiarore proveniente dalla casa ci indica  il breve tratto da percorrere. Mi guardo attorno mentre cammino. Gli alberi ci fanno da corona, folti e a tratti indistinti, il cielo, sopra di noi, punteggiato di stelle.

La luce gialla, che fuoriesce dalle finestre. é una luce che promette calore e accoglienza, le finestre dei piani superiori hanno invece le persiane chiuse, le osservo ma distolgo subito lo sguardo perché vengo colta da un brivido, qualcosa che non conosco, invisibile e presente, non riesco a sentirne la natura ma so che mi spaventa. Però anche le finestre illuminate, osservandole di nuovo, lasciano trapelare qualcosa che prima non avevo percepito, o non avevo voluto percepire. Nonostante il calore e l’accoglienza sentite poco prima, fuoriesce qualcosa di sinistro, come guardare una bella porta di legno, robusta e massiccia ma con un cigolio da brivido.

Siamo ormai arrivati all’ingresso e mi domando se veramente voglio oltrepassare quella soglia, nonostante il brusio allegro di persone, proveniente dall’interno, ci inviti ad entrare.

La porta si è aperta. Gli amici a fianco e dietro di me avanzano per oltrepassarla. Non posso fare a meno di non entrare. Il profumo di legna che arde nel camino, di birra e cibi invitanti sciolgono il timore provato un momento prima. Le voci di persone allegre mi inducono a chiedermi il motivo di tutto quel timore.

Sul pavimento di assi di legno i nostri passi producono un tonfo ovattato, è piacevole camminarci. La sala è spaziosa e ben illuminata. I tavoli sono ben distribuiti e, nonostante il posto non sia molto grande ha spazio a sufficienza a contenere un buon numero di persone.

Voci allegre e musica si fondono assieme, il timore provato poco fa sembra ora solo un ricordo.  Alcune ragazze si muovono nella sala, agili e veloci servono ai tavoli. Sono giovani, dall’aspetto forse poco più che adolescenti, indossano jeans, magliette comode con ampi scolli, quasi a scoprire le spalle, scarpe da ginnastica, i corpi snelli, attraenti di viso. Una di loro ci nota, viene verso di noi, sta portando un vassoio con dei bicchieri da lavare. Ci saluta e con fare dinamico e spigliato chiede in quanti siamo e se vogliamo sederci. Ha i capelli corti, scuri con un ciuffo scalato che scende lungo un lato del viso. Gli occhi sono di un verde che ricorda il colore del sottobosco, è molto bella. Per un istante i nostri sguardi si incontrano, due occhi penetranti mi fissano, provo un brivido di paura. Non so nemmeno io bene di che cosa, non ho mai visto prima quella ragazza. È qualcosa di sconosciuto che mi inquieta. Mi chiedo se anche gli altri hanno provato una simile emozione, la cerco nell’espressione dei loro visi ma non riesco a scorgerla. Noto però un aspetto preoccupato in una delle donne che è con noi, ma ora non ricordo di averla vista così anche prima, quando ci siamo incontrati per venire qui. Forse prima non avevo notato niente di particolare.

La ragazza ci conduce ad uno dei tavoli rimasti liberi, prendiamo posto, nonostante il calore nell’ambiente, serpeggia in me ancora un po’ di disagio.

Uno dei nostri amici, un giovane uomo dall’aspetto semplice e mite e dal carattere dolce e comprensivo pare conoscere bene la ragazza che ci ha accompagnato al tavolo, perché lei gli sorride in modo amichevole e sembra lieta di vederlo.

Anche l’altro nostro amico, un uomo che ha già superato la cinquantina, dal carattere forte, sicuro di sé, e che conduce una vita avventurosa ed in continuo fermento fa un’ottima impressione sulla ragazza. Ora una delle colleghe si avvicina al nostro tavolo, rivolge un saluto e una battuta scherzosa all’uomo che le sorride, felice di rivederla, chiedendole informazioni su una cosa accaduta tempo fa che ha suscitato l’ilarità di entrambe al ricordo.

Le ragazze ci lasciano le liste per le ordinazioni che cominciamo a sfogliare. Il menù è vario e simile ad altri locali. La maggior parte ordina hamburger e patatine. Io non mangio carne, molto raramente formaggio. Noto con piacere che si possono ordinare anche insalate, così non mi faccio mancare una porzione di patate fritte e un bicchiere di birra scura. Le ordinazioni vengono servite e mangiamo allegramente. La tensione si scioglie anche per merito del cibo e della birra. Trascorriamo serenamente la serata. Finito di cenare ci alziamo e ci avviamo alla cassa per pagare il conto. La donna, che prima aveva parlato con il nostro amico più anziano, ci riceve alla cassa. Ognuno di noi paga la propria consumazione. Quando arriva il mio turno incontro lo sguardo della donna, non mi fa rabbrividire come l’altra collega, anzi dal suo sguardo pare proprio che le sia del tutto indifferente. Ne sono sollevata.

Usciamo dal rifugio che è sera tardi. L’aria è quasi gelida, il cielo ancora  punteggiato di stelle. Mi volto a guardare il rifugio dall’esterno. Di nuovo la sensazione sgradevole di prima torna a farsi sentire. Lo sguardo va alle finestre chiuse del piano superiore, i brividi che provo non sono soltanto per il freddo. Stavolta sento qualcosa dentro di me muoversi all’altezza dello stomaco. Oltre ai brividi di paura mi sembra di percepire qualcosa di ancora più profondo, nella mente mi arriva l’immagine di un pesce che si tuffa nelle acque nere di un mare notturno senza luna. Ma nonostante l’oscurità il pesce conosce quelle acque e sa come muoversi. Allora una nuova sensazione emerge dal profondo, quella di conoscere qualcosa di immenso e antico, aldilà della natura umana che è sempre stato lì, guardiano dei segreti che si perdono nella notte dei tempi. Mentre questo pensiero sorge mi accorgo di non provare più timore, ho perfino smesso di rabbrividire, una strana forza si irradia dal centro del mio corpo e sento che in quel momento potrei fare qualunque cosa. Sono sicura che qualcuno o qualcosa sta osservando dal rifugio in quel momento. Un’altra immagine si fa spazio nella mia mente, vedo una grande foresta verdeggiante e selvaggia, tra gli alberi intravedo la sagoma di un lupo che corre veloce e sicuro. Stranamente trovo l’immagine familiare e una sensazione di appartenenza a quello splendido animale si fa strada dentro di me.

Saliamo in auto. Gli amici parlano, ridono e scherzano. Non fanno caso a me che siedo silenziosa e assorta, nell’intimità del mio silenzio pieno di immagini provo allora un sentimento di gratitudine verso quella parte di me stessa che si è manifestata, risvegliando in me una forza antica e selvaggia che ora riconosco essere parte di quella natura femminile a contatto con gli elementi.

Le auto si muovono per uscire dal parcheggio. Sono seduta accanto al finestrino e guardo fuori in direzione del bosco immerso nell’oscurità. Qualcosa cattura il mio sguardo, nonostante il buio intravedo una silhouette fra gli alberi, pare acquattata ma appena si muove capisco che cammina a quattro zampe come un grosso cane. Succede tutto alla velocità del lampo, la strana figura guarda in direzione dell’auto, due occhi fosforescenti si fissano nei miei e la strana creatura china leggermente la testa, come in un’affermazione e io, ancor prima di rendermene conto, ripeto il gesto d’intesa, una parte di me ha recepito il messaggio dell’essere e ha dato la sua approvazione. L’auto parte lentamente, per via del terreno un po’ sconnesso. Io per un attimo distolgo lo sguardo. Poco prima di partire guardo nuovamente nella stessa direzione, ma la creatura è sparita.

Durante il viaggio di ritorno rimango in silenzio. Gli amici sembrano non accorgersi, impegnati nei loro allegri schiamazzi e io ne sono grata. Una volta a casa ripenso a quanto è accaduto, ripercorrendo le azioni nella mente, cercando di cogliere più dettagli possibili. Voglio capire perché quelle persiane chiuse abbiano attirato la mia attenzione.

Mi ritrovo a ripercorrere la strada che conduce alla Tana del Lupo, sono a piedi e sono sola. È buio, il bosco è oscuro e tenebroso e io sono molto inquieta. Continuo ad avanzare lungo il sentiero ghiaioso, ai lati gli alberi formano un tunnel con  le loro chiome e rendono il percorso ancora più oscuro. Un guizzo tra gli alberi e il rumore di frusciare di cespugli portano la mia attenzione verso il bosco ai lati della strada. Ma non c’è nulla, solo oscurità e fitto fogliame. Quando torno a guardare davanti a me però, in fondo al sentiero, noto una sagoma muoversi. Nonostante il buio vedo che cammina a quattro zampe. Il paragone con la creatura intravista dal parcheggio è immediato, come inconfondibili sono gli occhi fosforescenti. La creatura avanza decisa verso di me. Più si avvicina e più riconosco essere un grosso lupo. Io sono ancora bloccata, il respiro fermo in gola. Ora il lupo ha preso velocità, mi ha quasi raggiunta, faccio in tempo a percepire l’enorme mole dell’animale quando questo,  con un balzo mi investe ma non mi butta a terra, entra in me passandomi attraverso, smaterializzando le sue molecole e fondendole con le mie. Il fatto è così eclatante che mi sveglio di soprassalto, compiendo quasi un balzo nel letto.

Mi alzo ancora frastornata per il sogno, vorrei capirci qualcosa, ma più ci penso e meno ci capisco. La giornata procede in modo normale, ma spesso il mio pensiero va al sogno incredibile che ho fatto. Una voce nella testa, alla quale vorrei non dare ascolto, mi dice che quello non è stato un sogno.

I giorni vanno avanti in modo regolare, quasi in modo banale, come sempre e per questo fatico a credere all’esperienza vissuta. Sono inquieta al ricordo di quel sogno, ma ora una parte di me vorrebbe essere in quell’altra realtà.

La sera nel mio letto ripenso ancora al sogno incredibile, cerco di figurarmi di nuovo in quel bosco, di percorrere il sentiero, fino ad incontrare il lupo.

Sto camminando lungo il sentiero, nel bosco immerso nell’oscurità. Non capisco però se sono in un sogno o se è la realtà. Ecco davanti a me la sagoma del lupo, è apparsa all’improvviso, come materializzatasi dal nulla. Ora corre verso di me, spicca il balzo e si unisce a me. Nel bosco è calato un silenzio irreale e solenne.

Il lupo sta percorrendo il sentiero. Io non ci sono più, perché quel lupo sono io, cammino a quattro zampe e scruto l’oscurità con occhi nuovi, vedo tutto, i contorni sono nitidi, nonostante il buio vedo come se fosse giorno.

Percorro il sentiero che riconosco essere quello che conduce alla Tana del lupo. Poco dopo dalla strada, attraverso il fogliame, riconosco la casa. Le finestre sono illuminate, come un faro nella notte. Lo sono anche le finestre del piano superiore.

Mi avvicino alla porta d’entrata nelle mie nuove sembianze di lupo. Per un momento ho la tentazione di aprire la porta usando le mani ma subito mi accorgo di non poterlo fare. Ancora prima di pensare a come aprire la porta questa si apre da sola.

Davanti ai miei occhi di lupo mi si mostra la sala con i tavoli non apparecchiati, non ci sono clienti ora sebbene l’interno sia illuminato. Dopo un istante di esitazione varco la soglia ed entro. Sento delle voci provenire dalla cucina dalla quale, in quel momento, sta uscendo qualcuno. È la ragazza giovane e bella che l’altra volta serviva ai tavoli. Io mi fermo a guardarla, aspettandomi reazioni di paura o odio. Lei si accorge della mia presenza, si ferma a guardarmi a sua volta e il suo viso si illumina in un ampio sorriso. Si china leggermente nella mia direzione e, guardandomi negli occhi mi dice: “Bentornata”. Allunga una mano e mi accarezza la testa. Il suo tocco mi procura un brivido, una sorta di corrente che percorre l’intero mio corpo.

Dopo qualche istante, dalla cucina, esce anche la donna più anziana che l’altra volta era alla cassa, mi vede, si avvicina e anche lei sorride.. Mi dice di seguirla al piano superiore, c’è qualcuno che mi farà piacere rivedere. Io la seguo, la testa vuota di pensieri.

Entriamo in una sala grande quanto il piano inferiore, grande quanto la sala e la cucina assieme,  priva però di suppellettili, il pavimento fatto di assi di legno. Sono presenti alcune persone di cui non ho memoria, ma con grande sorpresa vedo che tra di loro c’è l’amico quello più anziano e avventuroso.

Solo ora mi rendo conto che ho nutrito un fascino particolare per lui, qualcosa di così recondito da non rendermene quasi conto, ma ora che lui è davanti a me, il mio cuore compie un tuffo. Lui mi vede, si avvicina, anche le altre persone si avvicinano a noi, fanno quasi cerchio attorno a noi.

Provo un brivido che mi percorre fino alla punta della coda mentre lo guardo negli occhi, lui mi guarda a sua volta. E guardandolo negli occhi, quasi senza accorgermene, riprendo le mie sembianze umane. Ora sono davanti a lui, molto vicino a lui, sento il suo respiro, il mio cuore in tumulto, lo fisso negli occhi, quasi senza sbattere le palpebre, lui fa lo stesso, mi perdo nel colore azzurro dei suoi occhi, d’improvviso è come se fossi entrata nella sua testa nonostante sia ancora davanti a lui, in piedi, due corpi, una sola mente, un solo sguardo.

Il nostro sguardo va a ritroso nel tempo, ad una velocità inimmaginabile, vortici di luce e stelle ci passando accanto, come se stessimo percorrendo un tunnel. D’improvviso lo sguardo si ferma in un luogo, all’inizio scuro, ma ora si vede qualche luce fioca, quella di torce che illuminano morbidamente la stanza, l’aspetto ricorda quello di un antico tempio, con arcate, tappeti, un braciere, un’ara, noi ora ci troviamo al centro del tempio, il nostro aspetto è diverso ma ci riconosciamo comunque, siamo nudi e ci accingiamo a compiere un atto di sacra sessualità in onore degli dei.

 

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