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Il viaggio della vita, le fiabe di Nonna Elfo: “La Donna Albero”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Cari amici, lasciate che vi racconti questa storia.

Esiste una creatura in queste foreste, molti la chiamano Madre. È una donna con lunghi capelli, quanto lo sono i suoi pensieri, essi traggono forza dalla terra, lì dentro si infilano, si nutrono e diventano radici che nutrono alberi.

Ogni volta che esprime un pensiero amorevole, gioioso, spuntano nuovi e freschi ciuffi d’erba o nascono tenere, verdi foglioline all’albero che si erge accanto a lei. Lei ama teneramente quell’albero, le creature del bosco lo sanno e si muovono con attenzione, quando passano  accanto a loro, per non disturbare, oppure godono della loro stessa gioia.

Spesso il suo corpo di tenere foglie e dura corteccia custodisce nidi, li protegge amorevolmente dalle intemperie fino alla fine dell’inverno.

lei cambia abito col passare delle stagioni, ama ogni sua condizione, nel periodo autunnale il suo abito è variopinto da calde tonalità di rosso e marrone.

I guardiaboschi, passandole accanto, in autunno, raccolgono il tappeto di foglie e, mentre lo fanno, cantano  canzoni d’amore, le donne invece, raccolgono foglie per usi domestici, o per realizzare abiti variopinti e, facendolo le raccontano confidenze e segreti. Lei, nella possibilità della sua espressione lignea, sorride dolcemente, donando piacere a chi le parla, perché sa di essere stato compreso. Pare non dare risposta, la donna, eppure parlandole, sussurrandole dolci parole le persone si sentono bene, hanno l’impressione che qualcuno esprima a loro le stesse dolci parole.

Lei canta insieme al vento, con gli uccelli, con i grilli e le cicale, e accoglie, tra le sue fronde, tanti insetti e piccoli animali che arrivano a ripararsi dalle intemperie o come rifugio per la notte. Chi transita nelle vicinanze, nelle ore notturne, racconta di aver visto la donna illuminata dalle lucciole che si riparano tra le sue fronde. Immenso è il sentimento d’amore che si prova accanto a lei, impossibile è la vicinanza di coloro che nutrono sentimenti di disarmonia.

Nelle notti di primavera la si sente cantare, un canto dolce, soave che non tutti però possono udire, occorre avere sentimenti puri e desiderio di ascolto, ecco allora che sgorgano lacrime di gratitudine, perché quel canto pulisce i ricordi dell’anima

Scultura presso “Lo Spirito del Bosco” – Canzo (CO)

https://iviaggidicinzia.wordpress.com/2018/07/15/il-viaggio-della-vita-le-fiabe-di-nonna-elfo-la-voce-dei-monti/

 

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Il viaggio della Vita, le fiabe di Nonna Elfo: “La voce dei monti”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Buongiorno cari, ben tornati, siete mattinieri oggi. Sono da poco rientrata dall’orto, nel cesto della frutta trovate anche delle fragole, servitevi, poi venite con me, oggi andiamo nel bosco, voglio mostrarvi qualcosa di speciale….

LA VOCE DEI MONTI

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C’è una voce, discreta ma presente, delicata che diviene anche forte, fatta di colori, immagini, oltre che di suoni di sottofondo e silenzi, a volte parla con il vento, altre volte con la pioggia, diviene roboante ed austera durante i temporali, sa essere allegra e ciarliera quando cantano gli uccelli, o romantica ed avvolgente al frinire dei grilli. È la voce dei monti che ci parla con linguaggio diretto, ma che ha bisogno di essere interpretato alla mente logica e calcolatrice, perché la sua voce parla direttamente alla nostra anima, alla quale dobbiamo prestare attenzione, se vogliamo ascoltarla e comprenderla.

La voce dei monti ci parla anche attraverso immagini, giochi di luci, colori, ombre e chiome mosse dal vento. Un fiore ci chiama, attirando la nostra attenzione con le sue forme, i suoi colori, il suo profumo, parla direttamente al nostro cuore, donandoci gioia, amore, momenti felici o velati di malinconia

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Il tronco di un albero si trasforma improvvisamente sotto i nostri occhi, diventando una curiosa creatura che ci osserva, silenziosa e tenace, mentre le ombre dipingono volti fugaci

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Un lieve soffio di vento, ed ecco che semi leggeri e vellutati volano via e, come tanti piccoli paracadute, atterrano sul terreno, accanto a noi, mentre poco più in là, un torrente intona il suo canto gioioso, correndo tra i sassi.

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La voce però è udibile soltanto se le prestiamo attenzione, non è invadente, non è arrogante, non pretende di essere ascoltata, ma sa ascoltare, attenta e silente, e si rivolge pertanto solo a chi è ben disposto nei suoi confronti

Quando entriamo nelle immense ed antiche “cattedrali” di ruvida roccia e corteccia e morbido manto erboso, spegniamo la tecnologia per un po’, per ascoltare la voce dei monti che parla al nostro cuore, così da udire la sua risposta, inascoltata altrimenti alla mente troppo impegnata e satolla di informazioni e concetti.

illustrato in questo blog “Lo spirito del bosco”, un percorso fantastico e fantasioso, attraverso il bosco che, dalla fonte Gajum, nel comune di Canzo (CO), conduce verso il Terzo Alpe, dalla mulattiera in direzione Primo Alpe.

Le sculture sono ad opera dell’artista Alessandro Cortinovis

http://www.comune.canzo.co.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/134

 

 

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I viaggi dell’Anima, tante storie: “Alchimia”

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Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Un brano da ascoltare durante la lettura, se gradito

 

Camminando per una via in centro città, un vicolo che passa tra due antichi palazzi, mi trovo d’improvviso ad osservare un’altra scena che si sovrappone a quella precedente’, un viottolo di campagna dove, sul limitare del bosco si erge un’antica casa abitata da un vecchio che indossa un vetusto pastrano color carta da zucchero, la testa, quasi calva, ricoperta da una bianca peluria, ed un enorme naso che forma un’unica curva con la fronte.
Non molto lontano dalla casa del vecchio si trova una piccola chiesa, la sua caratteristica è quella che ognuno, al suo interno, può trovare i propri simboli sacri. Si può dire che quella chiesetta è molto povera, poche file di panche, vecchie e un po’ sbilenche, una madonnina di legno, un bacino di marmo grezzo con l’acqua santa, un minuscolo e modesto altare con un altrettanto minuscolo vaso di fiori, candele ed un crocifisso a braccia simmetriche senza statua, icone alle pareti raffiguranti numeri romani, la sequenza della via crucis senza immagini, questo è tutto ciò che si vede una volta entrati, molti non si fermano più di qualche minuto, quel posto non ha alcun significato per loro, altri invece si soffermano sentendosene attratti, non sanno spiegare bene da cosa, alcuni dicono di vederci particolari interessanti, altri ancora rimangono più a lungo, e poi capita che il vecchio entri in chiesa e si fermi a parlare, il suo aspetto può essere piuttosto sgradevole in un primo tempo, ma dopo poche parole lo si vede con altri occhi.

Perfino l’ambiente circostante la piccola chiesa viene spesso visto in modo soggettivo, trovandolo di volta in volta interessante. Dopo esserci guardati bene attorno, percepiamo le sensazioni che il posto ci trasmette, ne ascoltiamo l’antico respiro e ci rendiamo conto di trovarci in una parte di bosco che è stato testimone della storia e ce la può raccontare, lo sappiamo guardando gli alberi, è come se essi ci parlassero, immagini si formano nella mente, rivediamo scene di migrazioni, lavori nei campi, scontri e duelli, eppure è come se tutto questo non appartenesse a questa terra, ma soltanto agli uomini che qui hanno vissuto, le loro azioni sono terminate con loro, qualcosa di ancora più antico sta emergendo, in un’epoca che non aveva ancora visto il loro passaggio. La percezione sfiora qualcosa di incomprensibile ed inspiegabile, ciò non rasenta nemmeno la dimensione umana, può forse solo dirsi magia inesauribile che si diffonde come un riflesso dalle cose viventi, sia vegetali che minerali.

Si prova un grande rispetto addentrandosi nel folto del bosco, come entrare in una cattedrale formata da alberi e a terra un tappeto d’erba, talvolta siamo cosi concentrati ed assorti da comprendere improvvisamente ciò che sta accadendo, ecco allora che la nostra mente si apre e capiamo il senso di ogni cosa, ogni dettaglio prende il suo posto e, come un puzzle il quadro si completa. Allora il vecchio ci appare come l’intermediario delle voci del posto, un’antenna umana che passa le comunicazioni tra varie dimensioni. Siamo assorti ad osservare qualcosa e accanto a noi sentiamo la presenza del vecchio che ci racconta, sebbene il suo aspetto non sia proprio gradevole, altrettanto non lo è la sua voce, pacata, calda, rasserenante, sentirlo parlare rilassa la mente e apre il cuore, è paziente e disposto a raccontarci ciò che chiediamo.

Il vecchio ha un carattere mite, paziente, comprensivo, ma è capitato di vederlo mostrare un tono di severità di fronte all’ottusità forte, lì allora sfodera una caratteristica acida anche se si comprende in seguito che è stata una modulazione della sua attitudine per poter passare un messaggio. Delle volte si vorrebbe ricevere la risposta alla domanda che si è appena posta, si guarda il vecchio con trepidazione, ma lui si limita a guardarci a sua volta dolcemente, con un sorriso e niente più. In fondo ci rendiamo conto di conoscere già la risposta, è custodita dentro di noi, ma per raggiungerla dobbiamo ripulire e togliere le ragnatele degli anni e delle esperienze, per questo motivo sentiamo il bisogno di entrare in quella chiesetta, e proprio in quelle occasioni vediamo il vecchio che si sposta lungo le pareti, in mano ha una pertica con in cima un deragnatore, uno spazzolone rettangolare che serve a togliere le ragnatele, lui lo passa sulle ragnatele penzolanti e ormai vecchie, dice che i ragni portano fortuna e hanno anche loro il diritto di vivere, perciò non toglie le ragnatele se “abitate”, come lui le definisce. Ogni sua azione ha un significato importante che però non sempre cogliamo, ma quando accade, la domanda è lì che aspetta dietro l’angolo di essere posta.
E’ capitato a qualcuno che, guardando il proprio riflesso nel bacino di marmo dell’acqua santa, vedesse delle increspature formarsi e in esse intravedere il riflesso del vecchio che spariva ad una seconda occhiata.

Un piccolo gruppo di persone si è creato, dicono tutti di aver visto il riflesso del vecchio nell’acqua benedetta, si ritrovano spesso a commentare l’accaduto e cosa hanno provato. Qualcuno di loro si è spaventato, altri invece ne sono rimasti affascinati, però tutti hanno provato molta serenità durante la visione e, perfino nei giorni a seguire, hanno mantenuto dentro sé stessi un profondo senso di serenità. Uno di loro ha notato un particolare in più e ha voluto condividerlo con il gruppo, ha sentito che la serenità proveniva da dentro sé stesso, la sensazione si è manifestata sempre più forte dopo ogni visita alla chiesetta. È bastata questa testimonianza per influenzare il gruppo, ognuno di loro, poco per volta, ha iniziato a sentire la profonda sensazione di pace emanare dal proprio centro, fino ad avere la netta impressione della profonda serenità percepita non solo dopo essere entrati in contatto con il vecchio, ma come se ci fosse sempre stata.

Questa sensazione ha dato loro accesso ad una nuova dimensione, l’impressione di trovarsi in uno spazio più ampio, quasi illimitato e di comunicare come se si conoscessero i pensieri dell’altro.

A tutt’oggi il gruppo sta crescendo, le esperienze che fanno li portano a creare sempre più legami con profondi significati, molti vedono in quelle esperienze simboli che li conducono in dimensioni della mente senza tempo, come a ritrovare parti di Sé stessi che credevano andate perdute. Ora più che mai queste situazioni sono manifeste, ora più di prima queste condizioni uniscono un gran numero di persone, creando connessioni, contatti realmente umani.

Stralcio tratto da:Channel: I medium della Nuova Era di Erik Pigani

“Etimologicamente simbolo significa ciò che collega o lega insieme due cose diverse. Da syn, insieme, e balein, legare. L’opposto di simbolo è diabole. Da dia, attraverso, e balein, legare. Diabole, cioè, diavolo, significa dunque tagliare, o separare ciò che era unito… Era dunque questa l’opera vera del diavolo: impedire che si possa comunicare, attraverso l’intermediazione di simboli, con le diensioni superiori della coscienza…”

Alcune immagini della piccola chiesa dedicata a S. Adriano in località Olgelasca – Brenna, provincia di Como

 

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Il viaggio della vita…”Al mio dolce Angelo”

Cippi guarda l'obbiettivo

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Il mio dolce Angelo peloso mi ha accompagnato per lungo tempo, paziente mi ha aspettato innumerevoli volte, si è adattato ad ogni situazione, anche se non me ne accorgevo sempre e talvolta non capivo il suo atteggiamento, eppure lui era lì che con grande saggezza felina aspettava e si adeguava.
Mi ha seguito ovunque, accettando tutte le esperienze che la vita gli ha dato, anche quella della malattia, così nascosta, subdola ed improvvisa che ha sopportato con umiltà, saggezza ed infinita pazienza.
Non so ancora se questa notte del 20 ottobre 2017, dopo 10 anni insieme, sia stata l’ultima notte che ho trascorso con te, dolce ed amato Cipinin, ma voglio ricordarti come sei stato, in questa foto, nell’ambiente dove sei nato, cresciuto e vissuto felice. Nella nuova casa ti sei adeguato, ti sei adattato, hai ripreso la tua vita di gatto, io ero felice perché pensavo che tu fossi di nuovo un gatto soddisfatto e non soltanto un vecchio gatto d’appartamento, avevi ripreso ad uscire, a restare fuori la notte, avevi imparato a conoscere il nuovo territorio, al quale ti sei abituato, forse qui non ci sono state molte prede da cacciare come là dove avevi vissuto prima, o forse eri diventato un po’ troppo vecchio per la caccia e preferivi mangiare croccantini.
Poi un giorno non hai voluto uscire di casa, parevi molto spaventato, forse qualcuno davvero ti aveva messo paura, chissà o forse le tue condizioni di salute si stavano deteriorando e tu eri spaventato in realtà per ciò che ti stava capitando, finché poco a poco hai iniziato a mangiare sempre meno, fino a smettere del tutto, diventando così leggero che saresti svanito in una nuvola di polvere e pelo, se non fosse arrivata la dottoressa che ti ha fatto un po’ paura, ma ha tentato di fare ciò che è in suo potere per darti un’altra occasione di restare qui, su questa terra.

Dimmi, dolce angelo, è possibile che io abbia visto un gatto bianco, di tanto in tanto, aggirarsi per la casa, un’apparizione fugace di brevissimi istanti, sfocata come fosse al di là di un velo, conosci forse quel gatto, angioletto? È magari venuto per te, per accompagnarti nelle tue nuove avventure?
La sera del 15 ottobre 2017, una musica dolce e malinconica mi è venuta alla mente, accompagnata dalla tua immagine, sul letto, accovacciato, il musino triste. Perché quell’immagine, perché quel musino triste dolce Cipinin. La musica è proseguita nella mia mente e, nel contempo ho visto te, ancora giovane, come sei in questa foto, che mi stavi precedendo lungo un percorso alberato, forse un parco, ogni tanto ti voltavi, per vedere se ti seguivo, finché sei arrivato nei pressi di un grande albero, ti sei nascosto alla mia vista, dietro di esso, hai fatto capolino ancora una volta, fissandomi per un lungo istante con i tuoi occhioni dolci, io ti ho chiamato, ti ho chiesto di aspettarmi, tu, in risposta, hai ammiccato, il tuo modo di dirmi che mi vuoi bene, hai di nuovo svoltato dietro all’albero, che poco dopo ho raggiunto, e ti ho visto dirigerti pacatamente verso un folto gruppo di alberi, così tanti da creare un bosco che non avevo notato poco prima, ti sei fermato e ti sei ancora voltato, subito è sbucato un altro gatto, tutto bianco, ti ha raggiunto, vi siete annusati, poi lui si è incamminato verso il gruppo più fitto di alberi, tu mi hai guardato come poco prima, con dolcezza hai ammiccato di nuovo, occhi negli occhi leggendoci nell’anima, ti sei voltato e sei sparito anche tu nel folto del bosco.

Ma in cuor nostro, dolce tesoro peloso, sappiamo che quando ci saluteremo non sarà per sempre, sarà solo un arrivederci, perché ancora tante volte ci incontreremo e io ti abbraccerò come ho fatto fin’ora, con tanto amore.
Il dolce Cipinin è andato sull’Arcobaleno il 21 ottobre 2017, buon viaggio dolce tesoro, ti voglio tanto bene.

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…i viaggi dell’Anima, tante storie: “Un tè preso su una terrazza affacciata sull’infinito” – 3° parte

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https://iviaggidicinzia.wordpress.com/2016/11/11/i-viaggi-dellanima-tante-storie-un-te-preso-su-una-terrazza-affacciata-sullinfinito-1-parte/

https://iviaggidicinzia.wordpress.com/2016/12/04/i-viaggi-dellanima-tante-storie-un-te-preso-su-una-terrazza-affacciata-sullinfinito/

… e a tutti voi, i migliori auguri di Buon Natale

 

…danzo come un antico sciamano, ascoltando il suono creato nella mia testa che proviene al contempo attorno a me, dalla terra, dagli alberi, dai sassi, da tutto ciò che mi circonda. Figure di ogni sorta e forma si uniscono alla mia danza, muovendosi all’unisono, finché pare che tutta la foresta stia danzando. Figure fiabesche ed animalesche si alternano in questa danza ritmata, tribale. Il suono si fa più incisivo ed assordante, è quasi impossibile smettere di danzare, temo di non riuscire a fermami. E’ soltanto con un grande sforzo di volontà che rallento il mio ritmo, ed il suono attorno a me si adegua man mano, fino a fermarsi con me.

Riprendo fiato e apro gli occhi, attorno a me non c’è più nessuno. Mi accorgo di avere sete, e mi incammino per cercare un corso d’acqua. Mi inoltro nella foresta e, dopo non molto tempo sento il suono dello scorrere dell’acqua, mi dirigo da quella parte.

Raggiungo una forra, un ruscello scende a balzi formando piccole pozze d’acqua limpida, mi fermo presso quella più accessibile e mi accingo a bere, l’acqua è fredda e buonissima; inevitabilmente osservo il mio riflesso nell’acqua che mi rimanda il viso che conosco, il quale ora ha però un che di selvaggio che lo rende bellissimo. Mi osservo con attenzione, rapita dal mio riflesso, mi avvedo che esso comincia a mutare, è così che l’acqua mi rimanda altre me stessa, ma con volti che via via raccontano differenti esperienze ed epoche.

Osservo gli innumerevoli miei riflessi finché la mia immagine sparisce. Sento di continuare ad esistere ma non capisco bene come, avverto poi un movimento dinamico, a tratti vorticoso, fluido, sospeso ma non etereo, con una certa consistenza, una coscienza, ma non la compattezza di prima, sento un fremito che non so bene definire da quale parte del mio corpo provenga, perché comprendo di non avere un corpo ma di essere in qualcos’altro. L’attenzione al fremito mi fa comprendere che è un movimento gioioso, vivace, dinamico. Non so capire con quali occhi sto guardando, ma vedo un fondo grigio, a tratti marrone scorrere sotto di me, mentre sopra vedo invece un bagliore chiaro, biancastro con striature di azzurro.

Mi lascio andare al fremito che si trasforma in gioia allo stato puro, irresistibile, vitale, incontenibile. Sono acqua, fluisco, mi divido a ridosso di sassi e ciottoli per poi riunirmi subito dopo, cado liberamente in piccoli e grandi balzi, mi ripiego su me stessa e torno a fluire con allegria di volta in volta rinnovata. Sento fremiti di gioia provenire dalle creature che incontro lungo il mio percorso, e sento di avere innumerevoli fratelli e sorelle attorno a me, della stessa natura e composizione. Assieme ci sfioriamo, ci mescoliamo, ci dividiamo e ci riuniamo in un canto gaudioso, sento di essere pura vita.

Mi fermo in una piccola conca e, pian piano penetro nella terra e lì rimango, respirando con essa. Non capisco per quanto tempo rimanga in quel posto, prima di avvertire di nuovo un movimento fluido verso l’alto. Salgo nel buio, continuando al contempo a percepire una sorta di respiro. Ad ogni respiro salgo più in alto, finché vedo di nuovo la luce, stavolta di colore verde. Resto alloggiata nella parte del corpo di questa creatura che respira e si muove unitamente al respiro del vento. Respiro con la creatura, riposo con la creatura, mi nutro con la creatura, dormo con la creatura…(continua)

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Il Viaggio della Vita: ” La carezza dell’albero”.

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Cammino per le vie cittadine fino ad arrivare al parco pubblico, un’oasi verde di bosco protetta da polvere e cemento. Varco il suo cancello e mi incammino lungo il breve viale che costeggia un grande prato. Mi dirigo verso una piccola collinetta dove sorgono grandi alberi secolari, le loro fronde sono così ampie, avvolgenti, anche d’inverno, tanto da attutire il rumore del traffico. Mi giro attorno sul posto, sono circondata da alberi, l’aria è fresca e umida, chiudo gli occhi per sentire meglio la sensazione di pace che mi sorge dentro, che sia la vicinanza di queste bellissime creature? Rimango ferma e guardo gli alberi attorno a me, sono sola e mi prendo tutto il tempo che desidero per guardare e sentire questi magnifici giganti verdi. Mantengo gli occhi aperti, fissi sugli alberi e so che la vista non m’inganna, vedo molti filamenti bianchi, provenire dagli alberi, sfiorarmi, avvolgermi con estrema delicatezza. Ora mi muovo con molta lentezza, un passo dopo l’altro accanto agli alberi, questi filamenti bianchi continuano ad accarezzarmi, sento che è il loro modo di conoscere, esplorare, sentire, provo tanta tenerezza e commozione per queste creature e sento una profonda pace nascere dentro di me, ringrazio gli alberi per questa bellissima condivisione di esperienze e pian piano mi allontano.

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Gli alberi sono nostri alleati, non sono solo organismi di un’altra specie, con una sensibilità molto bassa, che li rende estranei a ciò che li circonda. Sappiamo che comunicano tra di loro attraverso una fitta rete di radici, che usano dunque non solo per assorbire i nutrienti dal terreno.

Sappiamo inoltre che ci donano l’ossigeno, che trasformano grazie ad un complicato processo di fotosintesi che si attiva con il sole.

Quello che non sappiamo o che ignoriamo è che comunicano anche con noi, e lo fanno attraverso un canale insolito per noi, la telepatia o le energie sottili. Quei filamenti bianchi che si dipartono dalla loro aura raggiungono noi, donandoci quella pace di cui sono pervasi, anche perché sono in profondo contatto con Madre Terra, della quale diffondono i messaggi. .

Gli alberi sono anche antenne che trasmettono e ricevono messaggi da e verso il Cosmo, Madre Terra comunica attraverso di loro. Se si rimane fermi sul terreno, in un luogo dove ci sono alberi, si percepisce, attraverso la pianta dei piedi delle sottili vibrazioni. Se si rimane ulteriormente in ascolto, si sente la presenza discreta ma costante di quelle meravigliose creature.

Dai rami degli alberi fuoriescono anche fasci di luce lattiginosa che raggiungono il cielo, quei fasci di luce sono in grado di neutralizzare le scie chimiche, la loro energia viene potenziata se noi portiamo l’attenzione al nostro petto, all’altezza del cuore, dove il chakra del cuore ci mette in contatto con l’esterno.

Con l’attenzione rivolta al nostro quarto chakra, immaginiamo dunque di portare amore, ondate di amore verso gli alberi, e loro, come grandi antenne, convoglieranno l’Amore verso il cielo, centuplicato, così da neutralizzare ogni energia negativa.

Proprio come gli alberi, anche noi costruiamo la nostra rete, intessuta della purezza dell’oro che proviene dal nostro cuore, possiamo raggiungere così ogni angolo del pianeta, entrare in contatto con tutti coloro che inviano pensieri d’Amore ed operano per una vita migliore.

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