riflessioni

I Viaggi dell’Anima, dietro le quinte di: “Viaggio”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Un giorno un amico di Facebook, appassionato di storia antica, pubblicò uno scritto interessante sul teatro greco. Raccontava che, a quel tempo, il teatro era pubblico e gratuito. Gli attori, indossando maschere, inscenavano drammi e tragedie.

Non si pensi però che il dramma sia un componimento che susciti sentimenti come tristezza, infelicità, malinconia, esso riproduce, attraverso la rappresentazione teatrale, scene di vita in svariati ambiti, di rilevante significato

Nell’antica Grecia, in particolare, il teatro era il luogo dove si mettevano in atto  vicende quotidiane che coinvolgevano emotivamente gli esseri umani nel bene e nel male. Era un modo di osservare le innumerevoli dinamiche all’esterno di sé stessi  non essendone direttamente coinvolti, in un ambito di protezione.

Il dramma teatrale poteva dunque avere la funzione di un grande specchio, nel quale ognuno trovava i propri modi di essere, manifestazioni di emozioni e sentimenti come la gelosia, l’invidia, la cupidigia, la collera, l’odio, ma anche l’amore osservati al di fuori di sé stessi e non agiti in quel momento.

Nella quotidianità dei nostri tempi assistiamo sempre a drammi senza però rendercene conto perché, a differenza dell’essere a teatro, nella vita di ogni giorno siamo emotivamente coinvolti nei nostri drammi e non riusciamo a comprendere che, in realtà, abbiamo sempre uno specchio davanti a noi, rappresentato dalla persona che agisce ciò che a noi sta succedendo in quel momento.

Ognuno di noi, nella propria arte, trasmette il vissuto nelle creazioni che realizza. I sentimenti e le emozioni sono la scintilla da cui  esse scaturiscono.

Le storie e le fiabe che scrivo sono il frutto di esperienze e riflessioni oltre che a veri e propri viaggi di fantasia  intessute  nell’osservazione alla vita materiale. Ho pertanto desiderio di condividere le riflessioni che hanno fatto nascere queste storie, sono state un valido aiuto a me stessa, tanto che vorrei descrivere il significato di quanto ho sopra citato.

Ecco allora che parto da uno dei racconti a me cari e significativi, dal titolo “Viaggio”

https://iviaggidicinzia.wordpress.com/2016/09/18/i-viaggi-dellanima-tante-storie-viaggio/

Viaggio è chiaramente un viaggio dentro sé stessi utilizzando un mezzo di trasporto, il treno.

Il treno è il simbolo dell’evoluzione, è l’energia dinamica che conduce verso una nuova vita, nuove avventure, nuove esperienze per crescere ed evolvere.

La protagonista evidentemente ha difficoltà ad evolvere. Svolge lavori in gruppo ma non può coordinare, non riesce ad integrarsi, nonostante le possibilità offerte dagli altri, lei non accetta; cerca spunti per litigi, cerca una via d’uscita dalla sua evoluzione per restare aggrappata ad un Io infantile.

Fa di tutto per risultare inosservata e scarica questa responsabilità sugli altri che, conformi al suo volere, stanno al gioco.

L’ego è riuscito nell’intento di evitare l’evoluzione, il lavoro di gruppo, in sintonia con gli altri per crescere e trovare il senso della propria vita. L’ego è il bambino capriccioso ed egoista perché vuole avere senza dare nulla in cambio. Lei sa però di aver fatto la cosa sbagliata, si sente impotente, è rabbiosa con sé stessa, cammina urtando i passanti, deve sfogare la propria rabbia. Il tempo atmosferico mostra le nubi che le soffocano il Cuore.

Arriva alla stazione, simbolo dell’inconscio, punto di partenza dell’evoluzione, (non si può sfuggire a sé stessi). In attesa che arrivi il suo treno, si siede su una panchina e si addormenta, tentando di nuovo di sfuggire alle proprie responsabilità. Una parte di sé stessa però sa, è a conoscenza del comportamento limitante ed escogita un curioso trucco per riportarsi al centro.

Sembra pazzesco ma la sua attenzione è catturata dai fanali del locomotore. Vorrebbe che si muovessero, come “veri occhi” e la guardassero. Il locomotore simboleggia l’Io cosciente che trascina l’insieme psichico verso la nostra destinazione. Un locomotore dall’aspetto mostruoso, con fanali che diventano occhi da demone, che ci osservano al nostro passaggio, è la rappresentazione del drago, il lato oscuro dell’anima, che possiamo lasciar agire a nostro vantaggio oppure esserne divorati, fagocitati, posseduti dalla nostra ombra e manovrati come burattini.

La parte cosciente superiore della protagonista utilizza ogni mezzo a disposizione per rimetterla sul giusto binario. La rete ferroviaria infatti è simbolo del principio cosmico, impone la sua legge nella creazione e risponde ad implacabili leggi.

Il locomotore ha invero un aspetto mostruoso, ma tutto ciò agisce per il suo bene, l’intenzione è quella di dirigerla verso una destinazione particolare. Questo è chiaramente il suo viaggio, infatti nessun altro passeggero è a bordo al di fuori di lei. Inconsciamente sa che farà un viaggio speciale, il riflesso del suo viso al finestrino, glielo ricorda ma, lei seguita cocciuta a non volerlo riconoscere, ciò che vede è in effetti  il riflesso del proprio inconscio, un mondo grigio, anonimo, cupo.

Il treno entra in una galleria, il passaggio ad un’altra dimensione dove la realtà non è quel che sembra, d’improvviso succede l’inaspettato e fuori dall’ordinario.

Il treno si ferma ad una stazione all’interno della galleria. La protagonista sta compiendo un viaggio dentro sé stessa dove si verificano dinamiche inquietanti. È in questa regione dell’inconscio che vive il drago custode dei tesori che va affrontato con coraggio.

La donna farà la conoscenza con una delle tante figure della psiche, qui in veste di controllore, l’uomo che sale a bordo e l’unico individuo presente nella misteriosa stazione.

Il controllore è testimone e giudice della donna, implacabile, che la condurrà, con ogni mezzo, a ritrovare sé stessa. La paura l’attanaglia. Pur sapendo di essere l’unica passeggera della vettura, guardando distrattamente il proprio riflesso che il finestrino rimanda, nota un movimento fulmineo ed inaspettato alle proprie spalle di una non identificabile figura. La manifestazione ha la durata di un istante, ma è sufficiente alla protagonista per registrare l’evento.

La resa dei conti è vicina. La donna spera di non essere stata notata dall’uomo salito sul treno. Non l’ha mai visto prima, eppure sa che non le piace. A nessuno fa piacere dover fare i conti con le proprie parti testimonianti, che rimandano in ogni modo l’immagine di ciò che siamo. Quando siamo prossimi a queste manifestazioni, diventiamo irritabili, malfidenti, arrabbiati, vorremmo prolungare all’infinito il momento con la  verità a cui ci neghiamo.

Quando emergono queste scomode verità, niente e nessuno può più trattenerle e, pur di essere viste, danno il via ad ogni tipo di manifestazione.

Agli occhi della protagonista prende vita una scena surreale. La vettura, vuota fino ad un istante prima, è ora affollata. Tutti i sedili sono occupati da personaggi vari e molteplici, apparentemente diversi l’uno dall’altro, eppure tutti loro sono legati da un filo conduttore, che lei, in un primo momento percepisce in modo superficiale, più osserva più si accorge di un comune elemento. Come un tempo accadeva nei teatri greci, ognuno di loro, dialogando con la persona seduta accanto, mette in atto una delle sue tante caratteristiche egoiche. Ed è così che lei ora può riconoscere senza agire l’invidia, la gelosia, la sottomissione, il bisogno di predominare, l’arroganza, la malafede, il sentirsi giudicata, il senso di colpa. L’intero gruppo di personaggi è una sorta di grande specchio, nel quale viene riflessa, come in un caleidoscopio, la sua personalità in modo impietoso.

Lei viene letteralmente rapita dalla situazione, la mente si rende impotente ed ammutolisce permettendole di metabolizzare l’avvenimento. Appena ciò  accade, tutti i personaggi presenti svaniscono nel nulla ritrovandosi di nuovo sola.

La verità appena appresa è debilitante e lei si accascia sul sedile. Ma ecco che l’ego si riprende, non accetta di sentirsi sconfitto, vuole la rivincita  costringendo la mente a porsi la fatidica domanda, se è vero tutto ciò che è stato visto, “la verità non può più essere nascosta”. L’ego monta in furia, diventa una belva indomabile e lei si precipita al piano inferiore della vettura per sfuggire di nuovo a sé stessa e alle proprie responsabilità.

Ma ecco che il testimone e giudice della situazione entra in scena. È l’unico occupante della vettura e, con sguardo di fuoco le intima di tornare al suo posto e di continuare il  lavoro.

Il testimone della nostra psiche non è un aguzzino crudele, vuole che noi sopravviviamo a noi stessi e, quando le condizioni in cui viviamo diventano pericolose per la nostra salute, fisica e psichica, entra in atto e, se necessario ci scrolla per destarci dal torpore in cui siamo calati e che non ci permette di vivere per davvero. Il suo sguardo, severo e penetrante, non vuole abbandonare la donna, si imprime a fuoco nella sua mente neutralizzando l’ego, permettendole di calmarsi e di tornare riflessiva, meditativa, è la giusta condizione per il passo successivo.

Il treno ora si ferma alla stazione.

Grazie alla sua accondiscendenza, la donna può compiere ulteriori passi all’interno della propria psiche e scoprirne altri valori. Deve procedere ancora nella nebbia prima di capire dove si trova e dove sta andando. La nebbia esiste però soltanto per l’ego, al quale non spetta la conduzione dell’evoluzione. Nella nebbia lei può affidarsi alla sua parte superiore e divina, la mente è cieca in quelle regioni, deve farsi da parte e lasciarsi condurre. Ed è così che ora lei si sente protetta e, rasserenandosi si addormenta.

Questo è il sonno ristoratore del corpo e della mente, ed è in questo sonno che la nostra parte divina lavora efficacemente, ripulisce le memorie, rivitalizza le cellule, effonde in loro i codici dell’Amore di Dio Creatore.

Lei si sveglia che è pieno giorno in una stupenda giornata di sole. Si avvede di essere in un parco vicino alla stazione e di essere arrivata a casa. Il lungo viaggio all’interno di sé stessa ha portato i suoi benefici, ora si sente in pace, ora sente di essere a casa, e l’incontro con il testimone/controllore glielo conferma. Le chiede come sta, e lei, raggiante, risponde che ora è tutto a posto. Il controllore, personaggio di mezzo tra il sé inferiore ed il Sé superiore, le fa sapere che è stato fatto un ottimo lavoro e che lei è stata molto brava e coraggiosa, non può essere che fiero di lei e, così dicendo, torna nelle regioni della psiche in cui vive

(godibile il brano di Himekami dal titolo Hotaru, che significa “Lucciole”, in basso dopo la fotografia)

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