Malghe e Rifugi

…luoghi, cultura, tradizioni: “Passo Angeloga”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Acque pure, incontaminate, color smeraldo e azzurro intenso, prati verdeggianti, ampi, fin dove l’occhio può arrivare, natura selvaggia, immensa, la bellezza che spazia lo sguardo ovunque, bisogna vedere il passo di Angeloga per capirne lo splendore.
Da Chiavenna si raggiunge il paese di Campodolcino, poi si svolta in direzione del piccolo borgo di Fraciscio, da lì si seguono le indicazioni per il passo Angeloga e rifugio Chiavenna. Da Fraciscio un bel sentiero roccioso porta in alto, oltre i duemila, un’ora di cammino, ma la meta ripaga lo sforzo, un posto da sogno dove sedersi sull’erba e continuare a sognare

http://www.paesidivaltellina.it/passoangeloga/index.htm

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…luoghi, cultura, tradizioni: “Rifugio Lago Branchino”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Valseriana, località Valcanale, seguiamo la direzione via Alpe Corte che ci conduce all’imbocco del sentiero verso il rifugio Corte Bassa all’Alpe Corte.
Al bivio per il passo Branchino lasciamo la strada e imbocchiamo uno stretto sentiero che si inoltra nel bosco, per poi ritrovarci in un ampio pianoro dalla straordinaria panoramica, così bello da ricordare un paesaggio dolomitico.
Il rifugio Branchino è il tipico rifugio d’alta montagna, sebbene ad una quota accessibile, siamo a circa 1800 m. Ospitalità e buona cucina sono la sua forza, oltre al magnifico spettacolo offerto dalle prealpi orobiche.
Il posto è molto frequentato, così come il lago Branchino, che lascia spazio sia all’escursionista che al turista “balneare”.
Una gita meravigliosa e alla portata di tutti, in un ambiente genuinamente montano e folcloristico, con possibili soste presso le casere lungo il percorso
http://geoportale.caibergamo.it/it/rifugio/rifugio-alpe-corte
http://rifugiobranchino.blogspot.it/

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…luoghi, cultura, tradizioni: “un giorno artistico in Val di Mello”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Val di Mello, straordinariamente bella, suggestiva, è una valle laterale della Val Masino, in provincia di Sondrio. La val di Mello inizia dal paese di San Martino e termina con il gruppo del Monte Disgrazia. Il versante della Val di Mello cui fan parte la val Cameraccio, val Torrone, val di Zocca, val Qualido, val di Ferro è caratterizzato da magnifiche pareti rocciose, molto frequentate da scalatori. Attraversata dal torrente Mello, la valle è però meta ambita da tutti per la sua bellezza paesaggistica ed escursionistica.

La Val di Mello è riconosciuta come riserva naturale. Dal comune di San Martino partono bus navetta che conducono fino all’ingresso della riserva, dove si trovano già punti di ristoro, altrettanti sono presenti addentrandosi nella riserva stessa. Uno di questi, da noi frequentato, è il rifugio Mello, dove è possibile anche il pernottamento.

http://www.rifugiomello.it/          http://www.paesidivaltellina.it/val_masino/valdimello.htm

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…luoghi, cultura, tradizioni: rifugio Gerli Porro

La preghiera della Montagna

Abbi il massimo rispetto per questo luogo e per tutto ciò che quassù trovi. Se tu non l’hai portato con fatica, qualcun’altro l’ha fatto. Se tu, essere vivente, non credi in un essere supremo guardati attorno e pensa se tu saresti in grado di fare tutto ciò che il tuo occhio vede. Amami ed io non ti tradirò. Sii coraggioso e mi vincerai. Attento a dove metti il piede, per colpa tua qualcun’altro più in basso può lasciarci la vita. A 1500 metri dimentica chi sei, con persone di differente età usa il Voi, con persone della stessa età usa il Tu. A 2000 metri dimentica il mondo, gli affanni, le tasse e goditi la vera pace.  A 2500 metri dimentica il tuo Io, la tua boria, la tua cultura, la tua forza fisica, perché se sei quassù, sei giunto, sei, in tutto e per tutto uguale agli altri che quassù stanno. Non credere, piccolo uomo, di essere chissà chi, perché prima che tu nascessi io già c’ero, e quando tu non esisterai più, io ancora ci sarò.

La Montagna

Citazione tratta dal libro “Cercami nel Vento” che Silvia Montemurro, l’autrice, aveva a sua volta riportato.


Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Chiareggio, Valmalenco. Si sale per circa un’ora lungo il sentiero escursionistico che da Chiareggio porta verso i rifugi Porro e Ventina, attraverso la bellissima foresta di larici, accompagnati dal costante suono del torrente che nasce dal fronte del ghiacciaio Ventina, compiendo poderosi balzi sulle rocce.
Il primo rifugio che incontriamo è il rifugio Gerli Porro, a 1965 m s.l.m., di fronte al rifugio l’immenso e maestoso anfiteatro alla base del ghiacciaio del Ventina, creato dal torrente, le rocce del sentiero glaciologico, la foresta di larici e, sullo sfondo, da sinistra a destra, il torrione Porro, il Pizzo Rachele e il Cassandra.
Salutiamo i gestori del rifugio che ci accolgono cordialmente, i coniugi Lenatti, Floriano, guida alpina, e la sua dolce moglie, la signora Marisa. Avvisiamo che torneremo per il pranzo e proseguiamo la nostra escursione lungo il sentiero glaciologico Vittorio Sella, un immenso museo geologico a cielo aperto, custodito dal ghiacciaio del Ventina. Entusiasmante è l’attraversamento della ganda, l’ammasso di pietre accatastate dalle frane delle ere glaciali
http://www.paesidivaltellina.it/ventina/

Al ritorno il tepore e l’ospitalità del rifugio ci accolgono, grazie soprattutto alla cura dei coniugi Lenatti, che gestiscono il rifugio da ben 18 anni. Floriano è un alpinista esperto e guida alpina, la passione per la montagna e il suo habitat la manifesta nelle iniziative turistiche che vertono alla conoscenza e al mantenimento dell’ambiente, nell’esperienza sul vivo con la montagna e l’ambiente che le appartiene, grazie anche ad una raccolta di libri e foto d’epoca, nell’accompagnamento all’arrampicata, nella bontà e genuinità della sua cucina e nella grande simpatia, accompagnata dalla dolcezza e dalla squisita accoglienza di sua moglie. Su una parete del rifugio colpiscono le foto d’epoca di due alpinisti, un uomo e una donna. Veniamo a sapere che si tratta di Lisetta ed Augusto Porro, il cui rifugio prende anche il loro nome, che hanno dedicato alla montagna buona parte della loro vita, oltre a svariate opere umanitarie.

(stralcio del libro “I fuorilegge della Montagna” di Dino Buzzati sul ritrovamento dei corpi di Lisetta ed Augusto Porro)
https://books.google.it/books?id=FvD1AFDSSbEC&pg=PT197&lpg=PT197&dq=Lisetta+e+Augusto+Porro&source=bl&ots=USAkipgbkM&sig=h6gVCd6-TYN1bKDZN5FZccnIle4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjMoabQr5HNAhWBzRoKHfAJByQQ6AEIJTAC#v=onepage&q=Lisetta%20e%20Augusto%20Porro&f=false

Il tempo trascorre velocemente in compagnia dei coniugi Lenatti e arriva il momento di tornare a Chiareggio. Due ragazzi avvicinano Floriano per avere la sua consulenza sulle vie d’arrampicata del Cassandra e del Monte Disgrazia, che lui sconsiglia di percorrere ora, sebbene il periodo scelto sia quello giusto, le condizioni atmosferiche piovose e l’alta temperatura però rendono la neve instabile e pericolosa. Un istante dopo un suono simile ad un ruggito si leva dal monte Cassandra, una slavina di neve bagnata è appena scesa.
Così come citava Silvia Montemurro nel suo libro, dimentichiamo il nostro Io, andiamo in montagna con intelligenza e rispetto, perché la nostra esistenza vale un soffio a confronto della forza poderosa della montagna, e se essa travolge anche chi l’ha molto amata e rispettata, lo è stato per loro libera scelta e libero desiderio di dedicare ad essa il proprio amore.
http://www.rifugiogerliporro.it/?page_id=5

(libro “Cercami nel vento” di Silvia Montemurro”)
https://books.google.it/books?id=_DJkCwAAQBAJ&pg=PT243&lpg=PT243&dq=a+1500+metri+dimentica+chi+sei&source=bl&ots=ABOG-Ox0P7&sig=qbS83xsaJPAZLQO9XMoccubn6Kk&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwj7jamgvZHNAhWBERQKHRnpCqEQ6AEIJzAC#v=onepage&q=a%201500%20metri%20dimentica%20chi%20sei&f=false

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…luoghi, cultura, tradizioni: rifugio Roda de Vaèl

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Partiamo da Passo Costalunga/Karerpass diretti verso il gruppo del Catinaccio/Rosengarten, destinazione Roda de Vaèl/Rotwandhütte, sentiero 552. Si attraversa la foresta di abeti, il percorso è facile e suggestivo, strada facendo si trovano belle baite ben curate nei dettagli, che contribuiscono a dare fascino al luogo, nonché un aspetto fiabesco, infatti queste terre sono ricche di antiche leggende che si possono leggere al link in fondo all’articolo.
Si procede attraversando prati e pascoli, salendo di quota ci si avvicina al Gruppo del Catinaccio, verso la parte denominata Sella del Ciampaz, in località Vigo di Fassa, dove si trova il rifugio Roda de Vaèl a 2280 m. di altitudine.
Il rifugio ha festeggiato i 100 anni di vita nel 2007. Fu inaugurato il 7 agosto 1906, tra i promotori ci fu anche Theodor Christomannos, politico appassionato di alpinismo, autore di molte opere atte a sviluppare il turismo in Alto Adige, tra le quali la Strada delle Dolomiti che transita dal Passo di Costalunga/Karerpass, e collega Bolzano a tutta la zona dolomitica.
Dal rifugio si torna verso il Passo di Costalunga e, arrivati alla sua sommità si può ammirare il monumento dedicato a Christomannos, la maestosa aquila di bronzo alta 2,50 metri che osserva solennemente le meraviglie del luogo. Il suo sguardo severo e deciso pare rimandarci alle esperienze di Christomannos che, con grande lungimiranza ha compreso come dare valore a queste zone e, se noi oggi decidiamo di trascorrere le nostre vacanze in Alto Adige possiamo attraversare con facilità questi monti e le loro splendide località facendo esperienza delle tradizioni e della cultura dei loro abitanti e delle storie che le montagne possono raccontare.

http://www.rodadivael.it/ita/index.html
http://www.recuperanti.it/rec_dolomiti_33.php
http://www.enrosadira.it/dolomiti/leggendadelrosengarten.htm

Aquila: da ere immemori è considerata il simbolo dell’invincibilità, grazie alla straordinaria capacità di volare, con eleganza e maestosità, a quote irrangiungibili da altri uccelli e rapaci, grazie alla velocità nel volo e nel piombare sulle prede, grazie alla vista acutissima, è stata paragonata al sole e messaggero degli dei. L’aquila simboleggia inoltre acutezza mentale ed ingegno
http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/animali/aquila.html

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…andar per malghe: Rifugio Torre di Pisa Hütte

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Da Predazzo, in Val di Fiemme, si sale verso il gruppo dolomitico del Latemar per mezzo di due impianti di risalita, la cabinovia Latemar 2200 fino a Gardoné, poi con la seggiovia, raggiungendo quota 2200 m dove si trova la baita Passo Feudo, così chiamata perchè parte del territorio a Regola Feudale di Predazzo, (la storia è narrata nel link di riferimento alla fine dell’articolo). Il tragitto con gli impianti ci permette di goderci dall’alto, senza sforzo, il bellissimo panorama che ci circonda, ed è giusto sapere che, soggiornando presso gli alberghi e i B&B del posto, gli impianti di risalita sono gratuiti.

Arrivati a Passo Feudo si segue l’indicazione per Latemar, sentiero 516, dove si comincia a risalire la collina erbosa, e in breve tempo una grande vista si apre lungo i pendii ed i prati scoscesi ricchi di fiori bellissimi e variopinti, la salita è però a tratti difficoltosa a causa del terreno ghiaioso, il tempo di risalita è di circa h 1,30

Man mano che si procede la pendenza si fa sempre più ripida, roccia e terreno ghiaioso prendono il posto dell’erba che si mostra a ciuffi, qua e là, fino ad arrivare all’ultima parte del percorso, detto chilometro verticale, dove si sale lungo il versante della montagna attraverso un percorso ricavato nella roccia, arrivando così a quota 2671 m., sulla sommità della cima Cavignon e raggiungendo il rifugio Torre di Pisa.

Arrivati al rifugio, dal caratteristico aspetto di luogo di alta montagna, si gode lo splendido panorama offerto dal gruppo del Latemar.
Poco oltre il rifugio, dall’altura sovrastante, alla quale accedere con un pò di prudenza, si nota, tra pinnacoli e torrioni, una forma rocciosa che lascia facilmente immaginare il motivo del nome dato al rifugio, l’inconfondibile silhouette dell’omonima torre.

Il percorso presenta una discreta difficoltà, seppur adatto a tutti, è indicato infatti come sentiero escursionistico, così arrivare alla meta dà grande soddisfazione e ripaga lo sforzo richiesto

http://www.rifugiotorredipisa.it/index.asp
http://www.tr3ntino.it/it/sport-e-tempo-libero/montagne-ed-escursioni/escursioni-estive/escursione-passo-feudo-latemar-pampeago/
http://www.valdifiemme.it/
http://www.regolafeudale.it/foto.php

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…andar per Malghe: Rifugio delle Odle/Geisler Alm Val di Funes/Villnoesstal

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Il mare di roccia. Questo è ciò che ho esclamato quando mi sono trovata al cospetto di sua maestà, le Dolomiti delle Odle. Un’immensa onda di roccia davanti a me.
Seguendo il sentiero segnalato che da Zannes indica la direzione Geisler Alm/Rifugio delle Odle, ci incamminiamo lungo il percorso Adolf Munkel che, attraversando il bosco, ci conduce proprio sotto le montagne.
Il sentiero è facile, alla portata di tutti, suggestivo ad ogni tratto, splendido e verdeggiante.
Ora lo sguardo si apre sul panorama delle montagne di fronte a noi, così vicine, così imponenti, dominano il luogo con la loro secolare presenza silenziosa.
Facciamo un’escursione attraversando le lunghe dune di ghiaia con particolare attenzione, notiamo che molti massi lungo questi versanti ghiaiosi sono stati scelti come palestre di arrampicata.
Torniamo sul sentiero Adolf Munkel e proseguiamo in direzione della Geisler Alm/Rifugio delle Odle. L’ultimo tratto lo percorriamo su passerelle di legno per evitare il terreno acquitrinoso sottostante, ed ecco il bellissimo pianoro dove si trova Geisler Alm.
Benvenuti a Geisler Alm, benvenuti in Paradiso. Il luogo è veramente incantevole. Geisler Alm è forse una delle più belle malghe dell’Alto Adige/Süd Tirol. Grande, accogliente, anche per l’ampio posto esterno dove sedersi e mangiare qualcosa. L’interno è un tipico arredamento tirolese, curato nei particolari, caldo, luminoso ma anche giovane e dinamico, perché la tradizione altoatesina qui parla il linguaggio giovane, che ama le tradizioni con lo sguardo lungimirante e vispo delle nuove generazioni.
La collina retrostante il rifugio è un immenso spettacolo all’aperto. Lungo il suo versante, sotto la foresta di abeti e larici, sono posizionate delle originali poltrone che, sebbene fatte di tronchi, sono molto confortevoli e accoglienti, per poter ammirare meglio il panorama offerto dalle montagne, uno spettacolo unico e inimitabile in ogni stagione dell’anno.

Benvenuti a Geisler Alm, benvenuti in Paradiso.

http://www.villnoess.com/it/
http://www.geisleralm.com/lage_it.htm

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…andar per Malghe: Malga Düsler/Düsler Hütte Val di Funes/Villnoesstal

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

La montagna è lì che ci scruta ad ogni passo, maestosa e severa, mentre percorriamo la strada bianca che si inoltra nella foresta di abeti e larici della Val di Funes/Villnoesstal, Malga Düsler/Düsler Hütte è la nostra meta.
Il cielo è cupo oggi, come spesso accade in montagna, ma con l’abbigliamento adatto non temiamo la pioggia. Ad ogni passo ci lasciamo inebriare dal profumo di resina, dall’aria fresca che ci accarezza, dallo scricchiolio prodotto dalle nostre scarpe sotto la ghiaia, dal suono placido e ipnotico di un torrente.

In meno di un’ora lasciamo la strada forestale, dopo essere partiti dal parcheggio di Ranui. Ci inoltriamo per un breve tratto nel bosco e arriviamo alla malga.

È apprezzabile vedere come queste malghe siano ben tenute e ristrutturate. Anche malga Düsler ci accoglie con cortesia, la sua piccola e calda sala da pranzo sembra uscita da un libro di fiabe, tutto lì dentro è piccolo e grazioso, dalle tende alle finestre, ai tavoli, alle panche.

In ogni malga di possono gustare i piatti tipici della zona, dove lo speck è un ingrediente fondamentale. Ma anche per chi non mangia carne, è possibile assaggiare piatti deliziosi a basa di patate, formaggi, crauti (un altro degli ingredienti importante in Alto Adige/Süd Tirol) da gustare sia crudi che cotti, così come insalate con erbe alpine e le immancabili torte a base di mele o grano saraceno.

Accanto ad ogni malga c’è una stalla. Lì vivono mucche davvero felici, libere di pascolare tutto il giorno lungo gli altopiani. Mucche, pecore e capre dal cui latte si producono buonissimi formaggi, ottimo burro e golosa panna.

La vita delle malghe in Alto Adige/Süd Tirol è fatta di amore per la tradizione e per il territorio, con un occhio ai tempi di oggi. Passato e presente si fondono insieme e costituiscono una preziosa realtà da ammirare, vivere, gustare nell’ambiente incontaminato e secolare delle maestose montagne.

info: http://www.villnoess.com/it/

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…andar per malghe: Malga Costa/Lieg Alm

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Da passo di Lavazè, in val di Fiemme, seguiamo l’indicazione del cartello per Malga Costa – Lieg Alm, un percorso facile lungo l’ampia strada forestale. In breve si arriva alla Malga che si trova nella località di Nova Ponente, in val d’Ega. Si vede la malga spuntare al di là di un grande prato.
Notiamo numerosi pannelli solari sul lato frontale, che però non rovinano affatto l’aspetto incantevole della piccola malga, stanno invece ad indicare l’impegno di utilizzare energie rinnovabili.
Angelika e Benjamin, i due giovani gestori, ragazzi dinamici, spigliati e volenterosi come lo sono i giovani di oggi che credono nei propri sogni e si impegnano per realizzarli, ci accolgono con calore e cordialità.
Il posto è molto bello, ben curato; l’essere però incantati dal luogo non basta per viverci e lavorare, occorre passione, impegno, voglia di mettersi alla prova, coraggio, amore per la propria terra.
È proprio l’amore per il territorio che ci fa alzare molto presto la mattina e accudire le mucche che pascolano, libere e pacifiche, nei prati verdeggianti e colorati da mille fiori, e poi bisogna preparare i piatti del giorno, con ingredienti freschissimi e di ottima qualità, tenere pulito l’ambiente, accogliere i turisti con cordialità e buone maniere, e tante altre cose da fare nella giornata.
Un grande lavoro dunque e grande passione che è bello valorizzare, anche perché la strada da percorrere, per raggiungere il luogo, è accessibile in tutte le stagioni.
Durante una vacanza in Alto Adige, si può allora andare a trovare anche Angelika e Benjamin, fare la loro conoscenza, gustare le prelibate pietanze che sanno preparare, ed entrare per un po’ nel sogno di due ragazzi che vivono la loro storia al di là del grande prato fiorito.

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