cultura e tradizioni

Viaggi, cultura, tradizoni: “Viaggio del Cuore in Alto Adige, Val Ridanna/Ridnauntal”

 

Testo di ©Cinzia Valtorta, foto di ©Luciano Magni

Se gradito, questo brano può essere ascoltato durante la lettura del testo o l’osservazione delle foto

 

Alpeggio rimanda subito alla mente verdi pascoli fioriti in una scenografia di alte montagne. Alm è la traduzione letterale tedesca di alpeggio, se vogliamo far riferimento soltanto al vocabolario, ma se vogliamo vedere la parola sotto un aspetto onomatopeico, Alm ricorda Alma, un poetico nome di donna, ma anche l’antica espressione di Anima.

L’Anima della montagna è rappresentata dalle creature che la abitano e la vivono, pensiamo alla voce allegra e melodica degli uccelli, gli scoiattoli che intravediamo correre, leggeri e veloci tra i rami, o ai camosci curiosi che si muovono, agili nella foresta.

Anima è il vento che fa risuonare le fronde degli alberi, è l’alba dorata che risveglia la natura e si lascia ammirare attraverso la goccia di rugiada posata sullo stelo d’erba, è la foresta di alberi secolari che la popolano.

Anima è l’aria frizzante del mattino, che inspiriamo velocemente, riscaldandoci nel cammino, risalendo verso gli alti alpeggi, in cerca di ristoro presso le malghe che lì’ sorgono e vivono. E proprio qui, in Val Ridanna, /Ridnauntal, nel paesino di Telves/Telfes, raggiungibile lungo la strada che da Vipiteno/Sterzing, in Val Isarco/Eisacktal si dirige verso la Val Ridanna, dopo aver attraversato un tratto  incantevole di foresta di conifere, raggiungiamo una malga, la Freund Alm, il nome è piacevole, Freund è la parola tedesca che significa “amico”, così come l’aspetto semplice della malga rimanda ad un sentimento di amichevole tenerezza.

Il cielo è coperto e sta cadendo una pioggia sottile e fredda. Oltre a noi non c’è nessun altro nei paraggi. Abbassiamo con discrezione la maniglia, la porta è aperta ed entriamo. La piccola sala è arredata con le tipiche panche e sedie in legno, semplici e robuste, le pareti, anch’esse in legno, coibentano bene l’ambiente dal tempo umido e freddo all’esterno. L’impressione che abbiamo è di essere in una delle tipiche malghe dell’Alto Adige ma al contempo di essere entrati nella casa di una giovane donna che ci saluta, sorridente e cortese.

Ed è così che conosciamo Ingrid. Chiediamo se la malga è aperta, lei ci risponde che lo è e, con semplicità ci invita a fermarci. Ci rendiamo conto di essere gli unici clienti al momento. Ingrid ha preparato patate lessate, pronte per essere ripassate in padella con burro, aglio e le immancabili e profumate erbe alpine, arricchite con speck, uova o il saporito formaggio d’alpeggio.

L’atteggiamento di Ingrid, di dolce cortesia, ci consente di affacciarci alla soglia della cucina. Parliamo con lei come si farebbe con un’amica. Mentre rimesta le patate Ingrid ci racconta che lei e la famiglia vivono lì all’alpeggio per tutto l’anno, nella bella malga adiacente al rifugio, una scelta di vita importante e coraggiosa. Quando l’inverno ammanta di neve la valle, loro si spostano con la motoslitta, durante l’estate lavorano per poter trascorrere il periodo freddo nel migliore dei modi.

Intanto il pranzo è pronto, ci viene servito in due pentole di ferro, appoggiate su un asse di legno, uno dei tipici e gustosi piatti della loro tradizione, uova, speck, patate e formaggio arrostiti nel burro da loro prodotto, che rende il piatto ancora più buono e prelibato.

Mangiamo immersi nella sonorità lieve ed ovattata di una giornata piovosa, avvolti dal tepore della malga guardiamo dalle finestre le gocce di pioggia cadere dalla tettoia che Ingrid ci spiega essere quella della stalla. Proprio dietro alla parete della cucina sono riparate le loro mucche che il marito, René, sta accudendo con esperienza e rispetto. Ingrid ci chiede se vogliamo vedere la loro stalla, dove hanno un po’ di mucche, alcune caprette e qualche maiale.

Dopo il pranzo usciamo dalla malga per raggiungere il marito, René, nella stalla, dove due vitellini stanno prendendo il latte mentre lui si premura di sistemarli di nuovo sotto le madri ogni volta che si spostano.

Al nostro ingresso le mucche che non stanno allattando si girano verso di noi in allerta, pronte ad intervenire se osiamo disturbare le madri con i figli. Esse sono assicurate al divisorio ma noi non abbiamo nessuna intenzione di disturbare, ce ne stiamo in disparte a goderci la bellissima immagine dei piccoli che mangiano dalle loro madri.

René ci raggiunge, sebbene indaffarato, è lieto che abbiamo voluto vedere la loro stalla. Le mucche verranno fatte uscire non appena riprenderà la bella stagione.

René e Ingrid si mettono in posa per una foto, di fronte alla malga, alla Freund Alm, Alm come alpeggio, Alm come Anima. Hanno scelto consapevolmente di vivere, con i loro figli, nel cuore della Montagna, in un luogo antico, protetto, magico. Hanno deciso, con i figli, di celebrare ogni giorno la vita in accordo con la montagna, di accettare le sue condizioni e di prendersi cura delle sue creature.

Benvenuti in Val Ridanna/Ridnauntal, benvenuti alla Freund Alm

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Il viaggio della vita, le fiabe di Nonna Elfo: “Terra elfica”.

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Cari amici, oggi volevo portarvi a visitare uno dei tanti luoghi del nostro bellissimo Paese, davvero magico.
Non mi riferisco soltanto al paesaggio, creato dalle morbide colline piacentine della Val Trebbia, che di per sé rappresenta una meravigliosa tavolozza di colori, ma anche alla terra stessa.

Il nostro bellissimo Pianeta non è soltanto la nostra casa, è anche un essere vivente, ed essendo antico di milioni di anni ha acquisito una grande esperienza, di sé stesso ma anche dell’ancestrale conoscenza, l’intelligenza del Cosmo che noi definiamo la Magia che tutto pervade

Ecco, osservate il paesaggio, ascoltate il silenzio che aleggia lungo queste colline, è un silenzio morbido, vellutato. Ascoltate l’energia di questa Terra, prestate attenzione ai vostri piedi, se avrete pazienza, sentirete una sorta di flusso sotto di voi, come il pulsare del sangue nelle vene. Questa energia trasporta l’antica conoscenza, umana e divina, la delicatezza delle ali di una farfalla e la forza roboante di un antico drago.

Venite,percorriamo questo sentiero, se potete non distraetevi, percepite questa forza senza timore, vi sembrerà di entrare in una dimensione antica ed elevata. Permettete a questa forza di entrare in voi, di comunicare con voi, è la maniera di questa Terra di amare.
Questa terra è di origine vulcanica, rocce eruttive, così si chiamano, createsi dal magma, circa 250 milioni di anni fa. Sullo sfondo si vede la Pietra Perduca con la chiesina del X secolo. Ma ben più anticamente questa terra era abitata dai Celti, i cui sacerdoti eseguivano rituali di fertilità, immergendo le donne in vasche, dette letti dei santi, che si vedono tutt’ora sulla pietra, ricche di acque pure. La terra, Madre essa stessa, offriva l’acqua del suo grembo benedetto, per dare la vita nel grembo delle donne di quell’epoca ed ora a piccoli animaletti che abitano quelle vasche.

La chiesina è dedicata a Sant’Anna, moglie di Gioacchino, genitori della Vergine Maria. Anna concepì la figlia in età avanzata.

Con immensa gratitudine salutiamo questo posto, in silenzioso rispetto torniamo sui nostri passi. Sta calando la sera sugli antichi colli, godiamoci lo spettacolo del tramonto, poi potremo fermarci presso una tipica trattoria, lì troveremo Katia, a Pianello Val Tidone, una donna dinamica e simpatica, che ci farà gustare le prelibatezze tradizionali di questa terra.

Ristorante Case Gazzoli
https://www.facebook.com/Ristorante-Case-Gazzoli-109955102412309/

 

 

Pietra Perduca e l'Oratorio di Sant Anna amanti

foto di Luciano Magni Bergfantouring

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Luoghi, cultura, tradizioni: “Romantica Varenna”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

E’ capitato, almeno una volta, di sostare con l’auto, in colonna nei pressi delle rive del Lario, ed aspettare l’arrivo del traghetto che ci avrebbe trasportati dall’altra parte del lago.
Da bambini era un evento da raccontare il lunedì, a scuola.
Il traghetto, ai nostri occhi, appariva davvero grande. Una volta a bordo, scendevamo dall’auto, con le raccomandazioni dei genitori, e perlustravamo quel bellissimo mondo.
Parevano tante le auto, una accanto all’altra, ben ordinate, all’interno le persone ci guardavano e magari ci salutavano. E quanto era divertente sapere che la nostra auto veniva trasportata da un altro mezzo.

Sotto i porticati si passeggiava, le mamme guardavano le vetrine, i papà parlavano delle loro cose, e noi ci rincorrevamo tra le colonne finché non venivamo richiamati e aspettavamo di fermarci ad una delle tante gelaterie, e mangiare il sospirato gelato.

D’altronde eravamo venuti per questo, no di certo per guardare le vetrine, passeggiare per gli incantevoli vicoli, ammirare i palazzi storici, ed osservare il bellissimo panorama del lago…..

Varenna si affaccia sul Lario, dalla parte di Lecco e guarda Bellagio, sul lato opposto, il traghetto unisce i due borghi.

Varenna era un piccolo villaggio di pescatori, fu devastato nell’anno 1126.
Nel 1169 venne distrutta l’Isola Comacina. I suoi abitanti si rifugiarono a Varenne, dove vennero accolti e protetti.

Fin da allora, il fine settimana prossimo al 24 giugno, festa di San Giovanni, si ricorda l’evento salvifico illuminando il lago, a simboleggiare l’esodo dei rifugiati. Gli artigiani, i famosi Maestri Comacini, sono i discendenti di coloro che si salvarono

http://www.varennaturismo.com/#

Ed è così che ora guardo Varenna, così bella che ho voluto rappresentarla in questa piccola rassegna fotografica

 

 

 

 

 

 

 

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Luoghi, cultura, tradizioni: “Viaggio del Cuore in Alto Adige,… il viaggio continua …

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Alberi di mele mostrano i loro delicati fiori bianchi, l’abito della primavera, mentre il ronzio della api si ode incessante. Passeggiando lungo i filari, morbide colline lussureggianti fanno da sfondo alla campagna che presto darà i suoi frutti, e tutto è sovrastato dal severo sguardo delle montagne, altre grandi protagoniste delle gite in queste terre. La loro presenza infonde rispetto, e reverenziale giusto timore nei confronti della natura, rappresentata da foreste, fiumi, torrenti, animali, i quali ci chiedono, nell’intimità del nostro silenzio, di amarli, rispettarli ed entrare umilmente a far parte del loro mondo, al quale possiamo unirci anche solo per breve tempo.
Da Santa Cristina Val Gardena/St. Christina in Grödental si possono percorrere bellissimi sentieri escursionistici adatti ad ogni età
https://www.valgardena.it/it/escursioni-mountain-bike/escursioni/

L’Acropoli del Tirolo

Chiusa/Klausen è una città attuale che racchiude un cuore antico ed incantevole. A Chiusa/Klausen si trova il monastero di Sabiona/Säben Kloster, visitabile, che mostra bellissimi scorci panoramici. Il borgo antico è squisitamente curato, tanto da sembrare la scenografia di un teatro all’aperto. Attraverso le mura del borgo si sale verso il monastero, percorrendo antichi passaggi che raccontano la storia del luogo.
La presenza di molti visitatori mette distanza tra i nostri pensieri e le parole velate delle antiche mura, occorre tempo, calma per permettere loro di raccontarne la storia.
Il monastero di Sabiona/ Säben Kloster è anche soprannominato “L’Acropoli del Tirolo”, emblema della Valle Isarco/Eisacktal
Il monastero mostra una parte visibile di sé, ma la storia ci insegna che questi luoghi sono ricchi di passaggi nascosti. Camminando tra arcate e porticati possiamo immaginare pertugi che conducono chissà dove.
Una piccola chiesa, severa e spartana, mostra la devozione nell’arte dei suoi affreschi e nella cura di semplici particolari
La storia del monastero è visitabile a questo indirizzo:

https://www.klausen.it/it/piaceri-cultura/cultura-luoghi-interesse/monastero-sabiona/

…e il viaggio continua…

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Luoghi, cultura, tradizioni: “Peschiera del Garda, la città fortezza”

 

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

La Fortezza, affacciata sul grande lago, disegnando una morbida geometria, si  lascia accarezzare dalle sue dolci acque, nell’ambiente permane l’antica militaresca disciplina, non invasiva, ma delicata ed appena percepita, tanto da provare una sensazione di leggerezza, come essere sospesi, un antico ordine parla con voce gentile ma presente, e viene certamente ascoltata, le strade sono ordinate e pulite, la gente operosa e cortese.

Il centro storico ci accoglie attraverso le antiche mura, ogni via racconta la storia della città, osservando gli antichi edifici, leggendo le didascalie che mostrano momenti di vita di un tempo, il cui ricordo pare essere rimasto nell’aria, nonostante i molti turisti che portano una grande ventata di modernità nell’euforia di suoni vacanzieri. La stupenda piazza d’armi, con la bella chiesa, dedicata a San Martino, ci riporta alla regalità del tempo.

Le case, di variopinti colori, si specchiano sui canali mostrando l’antico splendore, lungo le vie del centro storico si possono trovare anche graziosi souvenir e prelibatezze.

I bastioni, un tempo passerelle di guardia della roccaforte, ora si lasciano percorrere per amene passeggiate nel verde, mentre gli alberi fioriti dipingono le acque di molti colori.

Peschiera del Garda, un tempo cittadina militare, è ora una “bella signora” affacciata sul grande lago
Interessanti notizie storiche a questo link:
http://www.tuttogarda.it/peschiera/peschiera_guida.htm

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Luoghi, cultura, tradizioni: “Gita del Cuore in Alto Adige”

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Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Una settimana trascorsa tra le montagne più belle al mondo, itinerari escursionistici e soste in rifugi e malghe dove l’accoglienza e la cortesia significano professionalità ma anche genuinità.

ADOLF MUNKEL WEG

 

Al rifugio

Abbiamo cominciato la settimana escursionistica con uno dei più affascinanti itinerari dell’Alto Adige, il sentiero Adolf Munkel/Adolf Munkel Weg, nel parco Naturale Odle – Puez, Geisler/Puez Natural Park, che si sviluppa lungo un’ampia strada bianca e si inoltra nella foresta di conifere, fino a raggiungere la palestra di roccia ai piedi delle Odle, bianche, bellissime, gigantesche che lasciano l’impressione di poterle toccare allungando soltanto una mano. Abbiamo camminato su e giù per il grande ghiaione, per poi procedere di nuovo lungo la foresta, attraversando grandi pascoli verdi.
Sosta dopo circa 2 ore di escursione presso la Malga Glatsch/Glatsch Alm http://glatschalm.com/?lang=it e, a pochi minuti di distanza, ancora sosta per un caffè alla Geisler Alm/Rifugio delle Odle, dove rilassarsi e prendere anche il sole sulle originali e comode sdraio fatte di tronchi, ammirando lo splendido panorama offerto dalle montagne
http://www.geisleralm.com/it/contatto.html

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WURZJOCH – PASSO DELLE ERBE

 

9 al cospetto della montagna

In Badia, un ambiente silvestre di straordinaria bellezza lo si gode attraversando il Passo delle Erbe/Wurzjoch, frequentato da turisti ed appassionati di montagna, sebbene a tratti ancora naturalmente selvaggio, perché poco accessibile. Arrivati alla sua sommità, si segue l’ampia strada bianca che porta verso la malga Munt de Fornella/Munt Fornella Hútte, da dove si può partire per il Giro del Putia, il monte che sovrasta il luogo e lo circonda con la sua immensa bellezza.
Ci si può fermare nel bel parco giochi offerto dalla malga, ci si può ristorare, riposarsi oppure proseguire per escursioni brevi o più impegnative, ammirando il grande spettacolo nella zona del Putia
http://www.muntdefornella.it/it/

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RIFUGIO GENOVA

 

3 le mucche

Partiamo da Zans Treffpunkt – il centro informazioni di Zannes, in val di Funes, e ci incamminiamo in direzione del Rifugio Genova/Schlüterhütte
Il percorso è lungo ma molto affascinante, panoramicamente superbo, si attraversano pascoli, si percorrono sentieri con tratti anche impervi ma la vista ripaga la fatica. La salita al Col de Poma/Zendleser Kofer prima di fermarsi al Rifugio Genova è suggerita e anche quest’altra fatica, seppur modesta, ripaga con panorami a 360 gradi di immensa bellezza.
Poi si scende ed eccolo, il rifugio, e questo piccolo video dal link contenuto nel loro blog, è davvero suggestivo e racconta molto bene l’atmosfera del luogo
http://www.schlueterhuette.com/Rifugio_Genova/Immagini.html

 

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VALLE AURINA – MALGA KEHRER

 

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Valle Aurina/Ahrntal, adiacente alla val di Tures/Tauferertal, sul confine con la val Pusteria, appaga l’occhio con la morbida e verdeggiante bellezza dei suoi monti, offrendo luoghi incantevoli da attraversare per il turista occasionale, ma anche per l’escursionista più esperto ed esigente, potendo affrontare percorsi che portano anche alla quota dei tremila, come il Picco dei Tre Signori
Partendo da Casere/Kasern, uno degli ultimi paesi sul confine italiano/austriaco,sotto la Vetta d’Italia, nel comune di Predoi (BZ), si percorre un’ampia e comoda strada bianca che, con il suo discreto dislivello, da m. 1610 slm, conduce fino a fondo valle, portandoci alla quota di m. 1830 slm, presso una delle innumerevoli malghe che si trovano lungo il percorso, e più precisamente la malga Kehrer/Kehrer Alm.
La famiglia Põrnbacher, Pepe, la figlia Sigrid e la nipote Anne gestiscono la malga e accolgono gli innumerevoli escursionisti che qui si fermano, per sostare ma soprattutto per apprezzare l’ottima cucina della famiglia Põrnbacher costituita da genuinità, amore e tradizione. Ogni piatto è una poesia, dal sapore traspare l’immenso amore che questa gente ha per la propria terra, perciò chi assaggia i loro piatti non nutre soltanto il corpo ma assimila anche l’amore che il territorio ripaga chi lo porta con sé ogni giorno, nutrendo così anche lo spirito.
Il fragrante e ancora tiepido pane cotto nel forno a legna della malga, dal sapore deciso e speziato del grano integrale, le verdure dell’orto, il condimento a base di erbe aromatiche e burro di malga, (loro usano solo ingredienti locali e di stagione), l’immancabile speck, carni e dolci dal gusto incantevole

La gente dell’Alto Adige è caratterialmente legata al proprio territorio, che preserva con cura, poiché dà loro anche di che vivere, nel turismo, nell’agricoltura, nell’allevamento del bestiame, e particolarmente, gli abitanti della Valle Aurina/Ahrntal provano grande amore per i loro luoghi, portando nel cuore Heimat, che non significa soltanto patria, traduzione letterale, ma significa profondo amore e rispetto per una terra che li ha visti nascere, crescere e che a sua volta li ama.
Al pronunciare la parola Heimat a Sigrid si illuminano gli occhi e con cuore aperto rivela di percorrere ogni giorno d’estate la strada bianca che da Casere/Kasern conduce alla malga e di fermarsi spesso, incantata dal luogo che ha visto migliaia di volte, per scattare delle foto. Le sue parole si infervorano al ricordo amorevole che le immagini tanto care le suscitano.
Questa è la vera e completa traduzione della parola Heimat, che non si può spiegare con un solo e asettico termine, ma il significato va invece raccontato come una poesia, perché la propria terra è infatti amore e poesia.
Questo ci insegna la gente dell’Alto Adige/Süd Tirol, il sentimento d’amore si imprime fermamente in noi e lascia una traccia durevole, più che il ricordo di aver gustato un piatto tipico.

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Luoghi, cultura, tradizioni: “Presolana, il Salto degli Sposi”

 

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Un luogo ricco di natura e di fascino, lo si trova a pochi passi dalla strada che passa dal passo della Presolana, in provincia di Bergamo, una terrazza naturale affacciata sulle Alpi Orobiche e della Valcamonica che porta un nome singolare, Il Salto degli Sposi.

Ci incamminiamo lungo un vasto prato circondato da abeti e coronato dai monti, ed in pochi minuti arriviamo in un luogo all’ingresso della foresta di conifere che si apre su un bellissimo panorama. A lato del sentiero si trovano tre silhouette, un violinista, un uomo ed una donna abbracciati in un ballo. Le due figure abbracciate rappresentano due personaggi realmente esistiti, marito e moglie di origine polacca, Massimiliano Prihoda e Anna Stareat, lui musicista e lei pittrice, vissuti sul finire dell’800. Entrambe trovarono molta ispirazione in questo luogo per i rispettivi lavori e trascorsero giorni felici alla Presolana, benvoluti dagli abitanti che presero l’abitudine di soprannominarli semplicemente “Gli Sposi”. Poi un giorno, sul finire di un temporale, i due coniugi si recarono al limitare del bosco, nei pressi del belvedere, e lì, senza un motivo apparente, si abbracciarono e si gettarono dalla rupe. Così infatti vennero trovati il giorno seguente.

A loro memoria quel posto è stato chiamato Il Salto degli Sposi. L’immaginazione viene catturata dallo stupendo panorama e dalla storia misteriosa dei due sposi.

Se si vuole proseguire l’escursione, si può andare in direzione della Val di Scalve, percorrendo la foresta di conifere lungo una comoda strada forestale. Si arriva in un luogo chiamato Castel Orsetto, dove si trova una comoda area da pic nic. La segnaletica ci condurrà inoltre verso altri luoghi da esplorare, come il sentiero didattico oppure un ampio pianoro chiamato colle di Lantana, a circa 25 minuti dall’area pic nic, dove si trovano le rovine di un’antica cascina  circondata da una foresta dall’aspetto selvaggio e bellissimo,  insieme ai suoni della natura si può sentire anche la presenza di abitanti invisibili

http://www.bergamopost.it/pensare-positivo/fantasmi-di-barbari-e-sorelle-matte-le-quattro-leggende-della-presolana/  (il sito locale per approfondire l’argomento)

Lungo il percorso si trova una baita recente, sede dell’Ersaf, l’ente di salvaguardia della zona, dove di fronte si vede la grande statua di un orso, anch’esso parte di una leggende narrata nel link qui riportato.

Buona escursione dunque, nelle nostre belle località, da riscoprire e valorizzare

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L’Angelo di Cremona

 

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Cremona è una città straordinaria, dalle fondamenta agli antichi palazzi con le loro bellissime torri, ha molto da offrire dal lato storico, culturale, architettonico, musicale e culinario, patria del torrone, della mostarda e altre cose buonissime.

Cremona racconta la sua storia partendo dalla piazza centrale, la cattedrale, il palazzo comunale, il museo del violino, le numerose chiese, con dipinti e affreschi famosi, nel centro storico è visitabile la casa di Antonio Stradivari e molti sono i maestri liutai che tutt’oggi lavorano a Cremona.

La città però racconta sé stessa anche attraverso la voce di una persona molto speciale, che qui è nato, cresciuto, ha lavorato, ha amato tanto e ama ancora oggi questa città.

Sandrino, 75 anni, ha respirato e amato l’arte e la cultura di Cremona, ha amato tanto e ancora ama la sua gente, così tanto da raccontare la storia della sua città a tutti coloro che vogliono ascoltarlo.

Sandrino, un tempo portalettere ufficiale della città, ha imparato a conoscere ogni angolo, ogni vicolo, ogni palazzo, ogni cortile segreto della sua amata Cremona, grazie al lavoro di consegna quotidiana della posta, ma non solo, il suo animo solare ed il suo cuore espansivo hanno da sempre toccato le corde delle anime delle persone,  che hanno riconosciuto in Sandrino non soltanto il loro portalettere, ma principalmente un amico, un confidente al quale raccontare gioie e dolori, ed il cuore di Sandrino, sempre pieno di gioia e amore, era pronto a ricevere la loro confidenza e a donare ascolto e compassione.

Ora Sandrino è in pensione e dedica molto del suo tempo a mostrare ai turisti che visitano Cremona, piccoli dettagli di straordinaria bellezza, cortili interni di antichi palazzi arricchiti di affreschi, sontuosi giardini, preziosi particolari architettonici. Gli abitanti amano così tanto Sandrino da permettergli di condurre i turisti a visitare tutto quello che è possibile, perfino la bottega di uno dei tanti maestri liutai, Massimo Ardoli, dove due bravissimi e simpatici ragazzi giapponesi, Kazune e Akiko, hanno imparato questo prezioso ed antico mestiere e contribuiscono a portarlo avanti.

Sandrino parla da sempre al cuore di Cremona, la sua voce è la musica della città, così come lo sono le meravigliose note di violino che si ascoltano ovunque. Sandrino si esprime così e, per ascoltarlo bisogna soltanto lasciare aperta la porta del cuore, e lui verrà, silenzioso e leggero come un angelo, ci racconterà la storia di una bellissima città che ha contribuito a fare dell’Italia una delle più belle nazioni al mondo che tutti noi abbiamo il dovere di continuare ad amare e salvaguardare, per le sue opere, la sua cultura, la sua storia, la nostra storia.

Grazie Sandrino, grazie Cremona.

http://www.turismocremona.it/

http://www.museodelviolino.org/

 

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…luoghi, cultura, tradizioni: “Pian di Spagna”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

La serenità che infonde attraversare la riserva naturale dei Pian di Spagna, dove l’Adda si getta nel Lario, rende questo viaggio magico, fuori dal tempo, così come lo è attraversare il piccolo paese di Albonico, che dà un senso di calma e tranquillità mentre si percorrono le sue vie. Salendo in mountain bike verso lo stagno di Peschiera si gode di un’ottima vista panoramica sul lago di Mezzola e i monti circostanti

http://www.parks.it/riserva.pian.di.spagna.mezzola/par.php

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…luoghi, cultura, tradizioni: incantevole Alto Adige/Süd Tirol

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Rispetto del territorio, delle tradizioni, uso eco-sostenibile della terra, servizio al turismo, degustazione di piatti tipici, cortesia, disponibilità e pulizia sono i punti fermi di una regione, l’Alto Adige che ha saputo usare in modo intelligente le risorse che la natura ha creato nei secoli in questa zona d’Italia di chiare origini austriache. L’uso prevalente della lingua tedesca non deve scoraggiare il turista italiano perché gli abitanti di queste zone incantevoli, di indubbia cultura bilingue, vi si rivolge con cortesia e disponibilità nella lingua nazionale. Filari di alberi di meli e vigneti accolgono il viandante nel loro abbraccio lussureggiante, perfino lungo le comode e pulite strade perfettamente carrozzabili. Lo sfondo delle montagne circonda immancabilmente il paesaggio. Millenarie e superbe, le Dolomiti offrono il preludio di vacanze indimenticabili. Nel cuore delle foreste, ai piedi dei monti si trova ancora una natura intatta che genera stupore, quiete e calma interiore. Negli alpeggi antiche malghe ristrutturate completano il meraviglioso sfondo. Molte sono aperte all’escursionista che vi può trovare ristoro con le ottime specialità del posto. Particolarmente suggestivo è il lungo tratto di strada che attraversa la foresta del Passo delle Erbe, Würzjoch nella lingua del posto. Il tratto d’asfalto si snoda in un luogo suggestivo, selvaggio, incontaminato. Sulle colline erbose, che a tratti fanno spaziare lo sguardo al di là della foresta, si vedono delle malghe. La loro vista restituisce un senso di pace e benessere. A fare da sfondo il magnifico gruppo delle Odle, simbolo della Valle di Funes Molte sono le strutture dove essere accolti con ospitalità e cura nei dettagli. Innumerevoli sono le escursioni da praticare, le piste ciclabili da percorrere e le avventure fuori pista con mountain bike. La Val di Funes ha adottato la regola del turismo ecosostenibile. Si consuma energia proveniente esclusivamente da risorse rinnovabili locali, come l’acqua, il legno, il sole. Impianti di teleriscaldamento, fotovoltaici, idroelettrici approvvigionano di energia l’intera valle. Anche le malghe agli alpeggi godono di autosufficienza energetica Info: http://www.villnoess.com/it/

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