Archivi del mese: novembre 2019

I viaggi dell’Anima, dietro le quinte di: “Fuga”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Il secondo racconto che ho voluto prendere in considerazione, guardandolo da dietro le quinte, si intitola “Fuga”

https://iviaggidicinzia.wordpress.com/2016/05/12/i-viaggi-dellanima-tante-storie-fuga/

Quando sei in famiglia, accanto alle persone che conosci da sempre, ti senti al sicuro. La casa di famiglia, se vi è serenità, rispetto, buone intenzioni, è il luogo giusto dove crescere bene. In certi casi è probabile che il luogo sia troppo protettivo, noi stiamo bene, cresciamo sereni, non abbiamo di che preoccuparci, ma non ci poniamo nemmeno domande o dubbi oltre che non sapere cosa vogliamo, da noi stessi e dalla vita.

Fintanto che siamo calati in questa realtà, non possiamo vedere e comprendere che la vita è ben altro alle mura domestiche.

Siamo a nostro agio, non temiamo di dire cose sbagliate, di confrontarci con altri, tutti ci amano, ci proteggono, ma non ci insegnano a vivere. Veniamo ben nutriti, ma non impariamo a procurarci il cibo ed il necessario per vivere e proteggerci a nostra volta.

Quando ci sentiamo sicuri, non serve affatto essere guardinghi, siamo invece sempre beati e rilassati. Non è sbagliato sentirsi in quel modo, ma se non sappiamo come comportarci in caso di eventi “fortuiti”, può diventare un problema.

Così ecco che, quando accade l’imprevisto, il nostro mondo beato e rilassante scompare, la scena si presta all’ingresso di sconosciuti personaggi, misteriosi individui che popolano altri mondi dei quali l’Io superficiale non è a conoscenza, ma con i quali il nostro Sé superiore ha un ottimo rapporto. Essi si presentano sempre al momento giusto per insegnarci le cose giuste ed aiutarci ad uscire dai pasticci.

Il misterioso individuo della storia ricorda un uomo di altri tempi, dal modo di vestire inusuale, ma severo ed impeccabile. La parte antica che siamo ci sorveglia e si palesa sempre al momento giusto e nel giusto modo.

Il fatto strabiliante è che noi sappiamo ma ce ne dimentichiamo al contempo, e cosi troviamo straordinaria qualsiasi manifestazione e non capiamo perché i personaggi, ai quali abbiamo dato vita, siano così severi con noi.

Quando entrano in azione questi personaggi sono perentori, non stanno ad aspettare il nostro consenso per agire, ed è per questo che ci sentiamo presi di petto dalla condizione che si manifesta. Chiedono la nostra attenzione e non transigono quando il tempo stringe ed occorre agire. Una volta intrapreso il nuovo cammino, ecco che ci troviamo in una dimensione diversa da quella precedente, nella quale ci sentivamo smarriti e timorosi. Ora ci rendiamo conto che le cose non erano così spaventose, ci affidiamo alla nostra parte saggia che comincia a condurci.

La paura ci prende soltanto quando neghiamo con forza chi siamo per davvero, la nostra natura. Nella vita quotidiana il fare della giornata, i programmi, gli appuntamenti, il lavoro, la famiglia ci coinvolgono a tal punto da dimenticare le forme di vita che ci abitano.

Quali sono queste forme di vita? Molti di noi sanno da tempo che non siamo soltanto un corpo ed una mente, ma siamo molto di più. Attorno a noi esistono campi energetici che vanno a comporre la nostra aura. Essi sono così eterici ed estesi da compenetrare altri corpi e arrivare ovunque attraverso altre dimensioni.

Questi argomenti sono stati custoditi fino ad essere ignorati, per tanti motivi che potremmo definire etici, ma non si può negarne l’esistenza. Se facciamo ciò, neghiamo una parte fondamentale di noi stessi. Il suo non riconoscimento può portare il corpo ad ammalarsi, psicologicamente e fisicamente.

Riporto a tal proposito le parole dell’uomo misterioso del racconto: “E’ normale che tu stia provando paura, la tua parte cosciente, terrena, non è avvezza a questi argomenti, ma tu sai, nel profondo del tuo cuore, di aver cercato quest’esperienza e di avermi chiamato a farti da guida, così che anche la parte più terrena non debba temere ad oltranza”. Egli prosegue a spiegare cosa accade quando l’uomo nega la parte animica di sé stesso, di quanto il  cuore si chiuda al sentimento d’amore per la propria vita e di come la mente si inaridisca, rendendolo simile ad una macchina. In questo stato egli diventa preda di entità energetiche che si nutrono di lui. Spiega ancora l’uomo del racconto: “Queste creature si nutrono di scorie. In un essere umano con il cuore attivo, pulsante di vita, ripuliscono il campo energetico dalle scorie mentali che appesantiscono l’anima, in un essere umano con il cuore spento, si nutrono dei suoi desideri, perché essi vengono espulsi come fossero scorie nocive.”

Come possiamo proteggerci da queste manifestazioni? La risposta è in sé molto semplice, ascoltando il nostro cuore, quella parte di noi che chiamiamo molto spesso istinto. Il nostro cuore energetico è in noi ma anche attorno ed oltre noi, è antico come la nostra anima, ha vissuto innumerevoli esperienze ed ha acquisito molta conoscenza, è la nostra parte saggia alla quale affidarci perché ci conosce molto bene, perché siamo sempre noi, la nostra vera identità, e soltanto seguendo il nostro cuore possiamo fare le giuste esperienze che ci  permettono di evolvere

Spesso per timore rinunciamo a compiere scelte, per non sentirci diversi dagli altri, per ciò che potrebbe suscitare giudizi, maldicenze oppure per scarsa fiducia in noi stessi. Ma a volte il desiderio è così forte che arriviamo ad immaginare di aver compiuto un’azione, di aver intrapreso un’esperienza, ed è come guardare un film alla tv, sentendoci co-partecipi  senza rischiare nulla. Quando il film sarà finito, in noi ci sarà il ricordo di quelle azioni, insieme talvolta all’amarezza di tornare alla solita triste e noiosa vita, e ciò che noi potremmo fare nella nostra realtà svanisce in preda ad entità energetiche che se ne nutrono, lasciandoci poi vuoti e stanchi.

E così conclude la protagonista del racconto: “Con questa nuova consapevolezza mi volto verso l’uomo che mi ha accompagnata fin lì, ma lui non è al mio fianco. Guardo in ogni direzione, lo cerco in ogni angolo, ma lui non c’è, come se non fosse mai esistito, ciononostante non mi sento inquieta per la sua assenza, so che quell’uomo è stata una mia proiezione, forse un ologramma che il mio Sé superiore aveva assunto, per farmi uscire dal torpore dell’abitudine, del sedermi nella sonnolenza di cose fatte e ripetute ma rassicuranti e confortevoli, non provando l’emozione di nuove esperienze, mettendo in atto ogni mia capacità, di sentire la mia forza fatta azione, di sentirmi viva in ogni cellula ed agire con coraggio, cor agere, agire con il cuore, e di non fuggire più davanti alla vita, davanti a me stessa.”

“Ascolta il tuo cuore” non è soltanto un detto usato in diverse occasioni ma è una realtà di vita.

Vorrei riportare un pensiero di Massimiliano Steffen, un uomo saggio che ha vissuto  innumerevoli esperienze dettate dal proprio cuore:

“Tutti gli avvenimenti che coinvolgono l’anima umana tendono a creare pressione sull’individuo, ciò avviene da una non idonea relazione tra realtà interiore memore di luoghi di altra dimensione, e questa realtà terrena colma di corruzione, di ingiustizie e di follia, di sopruso e prepotenza, una realtà finta e mascherata, che grava nella coscienza e che genera continuamente eventi difficili, sia da sopportare, che da portare a risoluzione, questo confronto tra le due realtà crea un conflitto esistenziale che genera l’idea di fuga.

Prendiamo questa realtà come una scuola da attraversare, nonostante siamo sapienti che ci sono in aggiunta innumerevoli interferenze dal mondo negativo.

Trova il tuo centro e mantieni un controllo su tutte le tue parti, anche quelle che cercano quella giustizia che non arriva, questo è proprio il momento in cui è richiesto di mettere in atto la tua consapevolezza.”

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I Viaggi dell’Anima, dietro le quinte di: “Viaggio”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Un giorno un amico di Facebook, appassionato di storia antica, pubblicò uno scritto interessante sul teatro greco. Raccontava che, a quel tempo, il teatro era pubblico e gratuito. Gli attori, indossando maschere, inscenavano drammi e tragedie.

Non si pensi però che il dramma sia un componimento che susciti sentimenti come tristezza, infelicità, malinconia, esso riproduce, attraverso la rappresentazione teatrale, scene di vita in svariati ambiti, di rilevante significato

Nell’antica Grecia, in particolare, il teatro era il luogo dove si mettevano in atto  vicende quotidiane che coinvolgevano emotivamente gli esseri umani nel bene e nel male. Era un modo di osservare le innumerevoli dinamiche all’esterno di sé stessi  non essendone direttamente coinvolti, in un ambito di protezione.

Il dramma teatrale poteva dunque avere la funzione di un grande specchio, nel quale ognuno trovava i propri modi di essere, manifestazioni di emozioni e sentimenti come la gelosia, l’invidia, la cupidigia, la collera, l’odio, ma anche l’amore osservati al di fuori di sé stessi e non agiti in quel momento.

Nella quotidianità dei nostri tempi assistiamo sempre a drammi senza però rendercene conto perché, a differenza dell’essere a teatro, nella vita di ogni giorno siamo emotivamente coinvolti nei nostri drammi e non riusciamo a comprendere che, in realtà, abbiamo sempre uno specchio davanti a noi, rappresentato dalla persona che agisce ciò che a noi sta succedendo in quel momento.

Ognuno di noi, nella propria arte, trasmette il vissuto nelle creazioni che realizza. I sentimenti e le emozioni sono la scintilla da cui  esse scaturiscono.

Le storie e le fiabe che scrivo sono il frutto di esperienze e riflessioni oltre che a veri e propri viaggi di fantasia  intessute  nell’osservazione alla vita materiale. Ho pertanto desiderio di condividere le riflessioni che hanno fatto nascere queste storie, sono state un valido aiuto a me stessa, tanto che vorrei descrivere il significato di quanto ho sopra citato.

Ecco allora che parto da uno dei racconti a me cari e significativi, dal titolo “Viaggio”

https://iviaggidicinzia.wordpress.com/2016/09/18/i-viaggi-dellanima-tante-storie-viaggio/

Viaggio è chiaramente un viaggio dentro sé stessi utilizzando un mezzo di trasporto, il treno.

Il treno è il simbolo dell’evoluzione, è l’energia dinamica che conduce verso una nuova vita, nuove avventure, nuove esperienze per crescere ed evolvere.

La protagonista evidentemente ha difficoltà ad evolvere. Svolge lavori in gruppo ma non può coordinare, non riesce ad integrarsi, nonostante le possibilità offerte dagli altri, lei non accetta; cerca spunti per litigi, cerca una via d’uscita dalla sua evoluzione per restare aggrappata ad un Io infantile.

Fa di tutto per risultare inosservata e scarica questa responsabilità sugli altri che, conformi al suo volere, stanno al gioco.

L’ego è riuscito nell’intento di evitare l’evoluzione, il lavoro di gruppo, in sintonia con gli altri per crescere e trovare il senso della propria vita. L’ego è il bambino capriccioso ed egoista perché vuole avere senza dare nulla in cambio. Lei sa però di aver fatto la cosa sbagliata, si sente impotente, è rabbiosa con sé stessa, cammina urtando i passanti, deve sfogare la propria rabbia. Il tempo atmosferico mostra le nubi che le soffocano il Cuore.

Arriva alla stazione, simbolo dell’inconscio, punto di partenza dell’evoluzione, (non si può sfuggire a sé stessi). In attesa che arrivi il suo treno, si siede su una panchina e si addormenta, tentando di nuovo di sfuggire alle proprie responsabilità. Una parte di sé stessa però sa, è a conoscenza del comportamento limitante ed escogita un curioso trucco per riportarsi al centro.

Sembra pazzesco ma la sua attenzione è catturata dai fanali del locomotore. Vorrebbe che si muovessero, come “veri occhi” e la guardassero. Il locomotore simboleggia l’Io cosciente che trascina l’insieme psichico verso la nostra destinazione. Un locomotore dall’aspetto mostruoso, con fanali che diventano occhi da demone, che ci osservano al nostro passaggio, è la rappresentazione del drago, il lato oscuro dell’anima, che possiamo lasciar agire a nostro vantaggio oppure esserne divorati, fagocitati, posseduti dalla nostra ombra e manovrati come burattini.

La parte cosciente superiore della protagonista utilizza ogni mezzo a disposizione per rimetterla sul giusto binario. La rete ferroviaria infatti è simbolo del principio cosmico, impone la sua legge nella creazione e risponde ad implacabili leggi.

Il locomotore ha invero un aspetto mostruoso, ma tutto ciò agisce per il suo bene, l’intenzione è quella di dirigerla verso una destinazione particolare. Questo è chiaramente il suo viaggio, infatti nessun altro passeggero è a bordo al di fuori di lei. Inconsciamente sa che farà un viaggio speciale, il riflesso del suo viso al finestrino, glielo ricorda ma, lei seguita cocciuta a non volerlo riconoscere, ciò che vede è in effetti  il riflesso del proprio inconscio, un mondo grigio, anonimo, cupo.

Il treno entra in una galleria, il passaggio ad un’altra dimensione dove la realtà non è quel che sembra, d’improvviso succede l’inaspettato e fuori dall’ordinario.

Il treno si ferma ad una stazione all’interno della galleria. La protagonista sta compiendo un viaggio dentro sé stessa dove si verificano dinamiche inquietanti. È in questa regione dell’inconscio che vive il drago custode dei tesori che va affrontato con coraggio.

La donna farà la conoscenza con una delle tante figure della psiche, qui in veste di controllore, l’uomo che sale a bordo e l’unico individuo presente nella misteriosa stazione.

Il controllore è testimone e giudice della donna, implacabile, che la condurrà, con ogni mezzo, a ritrovare sé stessa. La paura l’attanaglia. Pur sapendo di essere l’unica passeggera della vettura, guardando distrattamente il proprio riflesso che il finestrino rimanda, nota un movimento fulmineo ed inaspettato alle proprie spalle di una non identificabile figura. La manifestazione ha la durata di un istante, ma è sufficiente alla protagonista per registrare l’evento.

La resa dei conti è vicina. La donna spera di non essere stata notata dall’uomo salito sul treno. Non l’ha mai visto prima, eppure sa che non le piace. A nessuno fa piacere dover fare i conti con le proprie parti testimonianti, che rimandano in ogni modo l’immagine di ciò che siamo. Quando siamo prossimi a queste manifestazioni, diventiamo irritabili, malfidenti, arrabbiati, vorremmo prolungare all’infinito il momento con la  verità a cui ci neghiamo.

Quando emergono queste scomode verità, niente e nessuno può più trattenerle e, pur di essere viste, danno il via ad ogni tipo di manifestazione.

Agli occhi della protagonista prende vita una scena surreale. La vettura, vuota fino ad un istante prima, è ora affollata. Tutti i sedili sono occupati da personaggi vari e molteplici, apparentemente diversi l’uno dall’altro, eppure tutti loro sono legati da un filo conduttore, che lei, in un primo momento percepisce in modo superficiale, più osserva più si accorge di un comune elemento. Come un tempo accadeva nei teatri greci, ognuno di loro, dialogando con la persona seduta accanto, mette in atto una delle sue tante caratteristiche egoiche. Ed è così che lei ora può riconoscere senza agire l’invidia, la gelosia, la sottomissione, il bisogno di predominare, l’arroganza, la malafede, il sentirsi giudicata, il senso di colpa. L’intero gruppo di personaggi è una sorta di grande specchio, nel quale viene riflessa, come in un caleidoscopio, la sua personalità in modo impietoso.

Lei viene letteralmente rapita dalla situazione, la mente si rende impotente ed ammutolisce permettendole di metabolizzare l’avvenimento. Appena ciò  accade, tutti i personaggi presenti svaniscono nel nulla ritrovandosi di nuovo sola.

La verità appena appresa è debilitante e lei si accascia sul sedile. Ma ecco che l’ego si riprende, non accetta di sentirsi sconfitto, vuole la rivincita  costringendo la mente a porsi la fatidica domanda, se è vero tutto ciò che è stato visto, “la verità non può più essere nascosta”. L’ego monta in furia, diventa una belva indomabile e lei si precipita al piano inferiore della vettura per sfuggire di nuovo a sé stessa e alle proprie responsabilità.

Ma ecco che il testimone e giudice della situazione entra in scena. È l’unico occupante della vettura e, con sguardo di fuoco le intima di tornare al suo posto e di continuare il  lavoro.

Il testimone della nostra psiche non è un aguzzino crudele, vuole che noi sopravviviamo a noi stessi e, quando le condizioni in cui viviamo diventano pericolose per la nostra salute, fisica e psichica, entra in atto e, se necessario ci scrolla per destarci dal torpore in cui siamo calati e che non ci permette di vivere per davvero. Il suo sguardo, severo e penetrante, non vuole abbandonare la donna, si imprime a fuoco nella sua mente neutralizzando l’ego, permettendole di calmarsi e di tornare riflessiva, meditativa, è la giusta condizione per il passo successivo.

Il treno ora si ferma alla stazione.

Grazie alla sua accondiscendenza, la donna può compiere ulteriori passi all’interno della propria psiche e scoprirne altri valori. Deve procedere ancora nella nebbia prima di capire dove si trova e dove sta andando. La nebbia esiste però soltanto per l’ego, al quale non spetta la conduzione dell’evoluzione. Nella nebbia lei può affidarsi alla sua parte superiore e divina, la mente è cieca in quelle regioni, deve farsi da parte e lasciarsi condurre. Ed è così che ora lei si sente protetta e, rasserenandosi si addormenta.

Questo è il sonno ristoratore del corpo e della mente, ed è in questo sonno che la nostra parte divina lavora efficacemente, ripulisce le memorie, rivitalizza le cellule, effonde in loro i codici dell’Amore di Dio Creatore.

Lei si sveglia che è pieno giorno in una stupenda giornata di sole. Si avvede di essere in un parco vicino alla stazione e di essere arrivata a casa. Il lungo viaggio all’interno di sé stessa ha portato i suoi benefici, ora si sente in pace, ora sente di essere a casa, e l’incontro con il testimone/controllore glielo conferma. Le chiede come sta, e lei, raggiante, risponde che ora è tutto a posto. Il controllore, personaggio di mezzo tra il sé inferiore ed il Sé superiore, le fa sapere che è stato fatto un ottimo lavoro e che lei è stata molto brava e coraggiosa, non può essere che fiero di lei e, così dicendo, torna nelle regioni della psiche in cui vive

(godibile il brano di Himekami dal titolo Hotaru, che significa “Lucciole”, in basso dopo la fotografia)

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I Viaggi dell’Anima, tante Storie: “Viaggio in un Sogno”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

La lettura del racconto può essere accompagnata da questo piacevole brano, se gradito

 

Un vecchio albero, un grande pino, il tronco ed i suoi rami sono pieni di nodi, storia ed esperienza, la sua linfa è ricca d’amore, le sue fronde abbracciano, con protezione, nidi

 

 

Appoggiata ad uno dei rami più alti, non so come, sono ora lassù e sto bene. La mano contro la ruvida corteccia sente il solido sostegno sotto di sé, e rimanda la sensazione che l’albero mi proteggerà

 

 

Gli uccelli attorno a me offrono ospitalità, mentre il loro dolce e lieto canto mi avvolge

 

 

Accanto a me, sul ramo, c’è un vecchio con la barba grigia, sta raccontando una storia. La sua voce è un dolce sussurro, ricorda il suono del vento tra le fronde. Ascoltando con grande attenzione, guardo gli uccellini, e so che il vecchio è il pino stesso

 

 

Frasi amorevoli si uniscono al suono del vento, formando una dolce musica. Le parole, pronunciate insieme al canto degli uccelli, creano amabili sonorità. Portano frasi d’amore, toni dolci come carezze donano serenità e pace all’Anima, mentre il ramo si lascia dondolare leggermente dal vento, come una culla.

 

 

L’antico, grande pino, i rami pieni di nodi, storia, esperienza e la linfa ricca d’amore. Le fronde abbracciano, con protezione, nidi

 

 

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