Archivi del mese: marzo 2017

I viaggi dell’Anima, tante storie: Un tè preso su una terrazza affacciata sull’infinito – 4° parte

Testo di ©Cinzia Valtorta – foto gentilmente concessa da Luciano Magni

https://iviaggidicinzia.wordpress.com/2016/12/18/i-viaggi-dellanima-tante-storie-un-te-preso-su-una-terrazza-affacciata-sullinfinito-3-parte/

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…respiro con la creatura, riposo con la creatura, mi nutro con la creatura, dormo con la creatura, mi muovo ad ogni alito di vento, danzo nel vento. Il sole accarezza le foglie della maestosa quercia e io mi allungo per abbracciare il sole e lasciare che esso mi baci. Il bacio del sole mi scalda, mi illumina e io mi sento leggera, sempre più leggera.

Ora sono così leggera che ho l’impressione di librarmi in aria, tutto attorno a me è un vortice sfavillante, e io roteo, roteo leggera, eterea, finché non mi poso a terra e riprendo consistenza, ma non sono ancora un corpo. Mi ascolto, mi osservo, mi percepisco, guardo il sole e mi sembra che esso sia ad un palmo da me stessa. Muovendomi mi accorgo di ardere come il sole, tutto attorno a me è tremolante, come se l’ambiente che mi si presenta si muovesse continuamente e le cose attorno a me risplendono di un forte bagliore.

Una forza roboante, ardente, gigantesca si sprigiona dal centro di me stessa, che percepisco essere anche una forza terrificante, ne sono quasi spaventata tanto è l’impeto. A fatica porto l’attenzione all’intensità di questa forza che mi fa muovere, agitare, quasi danzare in un movimento continuo verso l’alto pur restando nello stesso posto. Appena la mia attenzione si posa sul movimento, mi accorgo di poter controllare questa forza e l’impeto si placa, ma avanza la percezione che il mio centro si apra, lasciando uscire altra energia, immensa, ardente, bellissima e terribile. Ora mi arrendo a questa forza incontenibile, l’ accetto, lascio che sia ciò che è. A questo punto ne percepisco ogni potenzialità, la sua pericolosità, ma anche la sua positività ed è come se mi consumassi continuando ad essere, ad ogni istante sono e non sono, ed allora vedo e mi accorgo di forme fluttuanti attorno a me, composte della stessa materia di cui sono fatta, figure guizzanti, consistenti ma trasparenti allo stesso tempo, so di essere nello stesso elemento sebbene quelle figure non sia io. Mi sento ricreare ad ogni istante, una sensazione indescrivibile di  essere, non essere, essere di nuovo.

Vinco la paura della mia stessa forza e comincio a muovermi con attenzione,ma mi accorgo che posso anche divertirmi, allora mi lascio andare ad una danza sempre più dinamica, gioiosa e giocosa, finché di nuovo il mio centro si apre, ed è come un’esplosione, di gioia, impetuosa, in ogni direzione, eterea e fluttuante…(continua)

(l’ultima parte del racconto è inserita nella raccolta completa che può essere scaricata gratuitamente a questo indirizzo: https://www.youcanprint.it/fiction/fiction-generale/un-t-preso-sulla-terrazza-affacciata-nellinfinito-9788892671423.html

fuoco

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I viaggi dell’Anima, tante storie: “Il messaggio”

 

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

(una storia creata da una frase ricevuta un giorno, in meditazione, e da esperienze meravigliose, in sella alla mia amata bici)

È una bellissima giornata di primavera. In sella alla mia mountain-bike sto percorrendo un viottolo di campagna, beandomi al contempo della magnifica vista sui prati da poco fioriti e profumati ancora di nuovi fiori. Il sole tiepido batte sulle mie spalle, scaldandomi piacevolmente. Il mio animo è colmo di gioia per essere in un posto così meraviglioso e per la tonica pedalata, piena di soddisfazione.

Arrivata sulla sommità di una collinetta, decido di fermarmi per riposare e bearmi ancor di più della bellissima vista sulla campagna. Scendo dalla bici, l’appoggio ad un albero e mi siedo sul prato. Consumo la mia piccola merenda e, appagato il senso di fame mi accingo a godermi il riposo. Mi stendo sul prato e guardo distrattamente il cielo con qualche bianca nuvola pannosa. Un leggero alito di vento mi sfiora e accarezza, oltre al ronzio di qualche insetto nelle vicinanze e al cinguettare allegro degli uccelli non si sentono altri suoni, il rilassamento è assoluto e facilita il sonno.

Sento ad un tratto una forte vibrazione sotto di me, come se in quell’istante stesse correndo un treno, cosa inverosimile in quel luogo, dove la prima ferrovia è a parecchi chilometri di distanza. La vibrazione mi invade, anch’io mi sento vibrare. Mi metto a sedere ma la posizione peggiora il disagio, comincio ad avere un certo timore. Così com’ era iniziata, la vibrazione si affievolisce fino a cessare, a quel punto solo il silenzio.

Dopo un istante di sbigottimento mi stendo di nuovo sull’erba. Il vento soffia leggero, fa frusciare le foglie, mi piace il suono delle foglie che si muovono, lo ascolto con attenzione. Non mi avvedo subito di un altro suono sotto al frusciare di foglie fino a quando non diventa suono esso stesso, come un canto a bocca chiusa, prolungato e continuo. Porto attenzione a quel suono che pare quasi una voce femminile, strana, curiosa, misteriosa, il suono si trasforma in un bisbiglio appena percettibile, l’orecchio lo ode ma non riesce a identificare le parole. La voce femminile, dolcissima, soave, delicata come una foglia che si muove al primo alito di vento, si fa chiara in quell’istante nelle mie orecchie, le parole ora udibili, dice: “Piccola, Grande Opera che hai ascoltato il mio canto, voglio che tu sappia che non ho mai smesso di amarti”

Una parola si formula ora nella mia mente, Madre. Ripeto dentro di me, Madre, e subito un fremito mi penetra e mi avvolge. Seduta sul prato appoggio i palmi delle mani a terra e ripeto, dentro di me, la parola Madre, subito il fremito si fa più intenso, mentre il respiro si amplia.

Mi alzo in piedi e rimango così, con le braccia lungo il corpo, gli occhi chiusi, in ascolto, con le orecchie, con il corpo, e subito percepisco una leggera vibrazione salire dalle piante dei piedi, una corrente delicata che rilassa ed espande il respiro. Ad occhi chiusi perdo la percezione del dove sono, ma portando l’attenzione su di me sento la mia identità e l’armonia che mi pervade e mi sento nel posto giusto. Nella pace che mi avvolge  mi sento simile ad un’antenna che riceve e trasmette segnali, e così mi pongo, nel breve lasso di tempo che rimango in quella posizione, ed immagino di inviare tutto ciò che di buono e sereno sento provenire dal centro di me stessa. Così come invio la serenità e la gioia che mi pervadono, altrettanto sento di riceverne. Allargo le braccia, portando i palmi delle mani verso l’alto, in un gesto colmo di gratitudine verso il creato che mi permette di partecipare a questo meraviglioso incontro, e verso me stessa, verso la parte di me profonda, antica che possiede il potere divino di entrare in contatto con gli elementi in attimi che paiono eterni, e in me sorge il pensiero che questa condizione di beatitudine durerà per sempre. Perfino l’aria che respiro si fa dolce, fresca, vellutata, piacevole, la respiro a pieni polmoni, la assaporo, me ne nutro, e ne godo appieno ogni respiro.

Sazia, appagata di aver condiviso con immensa, gioia salgo in sella alla mia bici, ringrazio e riparto felice

dscn2404

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