Archivi del mese: luglio 2016

…luoghi, cultura, tradizioni: “un giorno artistico in Val di Mello”

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Val di Mello, straordinariamente bella, suggestiva, è una valle laterale della Val Masino, in provincia di Sondrio. La val di Mello inizia dal paese di San Martino e termina con il gruppo del Monte Disgrazia. Il versante della Val di Mello cui fan parte la val Cameraccio, val Torrone, val di Zocca, val Qualido, val di Ferro è caratterizzato da magnifiche pareti rocciose, molto frequentate da scalatori. Attraversata dal torrente Mello, la valle è però meta ambita da tutti per la sua bellezza paesaggistica ed escursionistica.

La Val di Mello è riconosciuta come riserva naturale. Dal comune di San Martino partono bus navetta che conducono fino all’ingresso della riserva, dove si trovano già punti di ristoro, altrettanti sono presenti addentrandosi nella riserva stessa. Uno di questi, da noi frequentato, è il rifugio Mello, dove è possibile anche il pernottamento.

http://www.rifugiomello.it/          http://www.paesidivaltellina.it/val_masino/valdimello.htm

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I viaggi dell’Anima…tante storie: “La Torre”

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(Torre Santa Cesarea sulla Costiera del Salento, foto di Gpizzuti da Wikipedia)

Testo di ©Cinzia Valtorta

L’ingegnere capo è una donna, tipico genio solitario, vive del suo lavoro e per il suo lavoro, si occupa della manutenzione in un’azienda di automazione industriale, dalla sua postazione controlla, monitora, invia informazioni, aggiornamenti alle macchine che lavorano e producono nel grande capannone che lei vede dalla torre esterna in cui è collocata.

Non serve che scenda nel capannone per svolgere le operazioni di manutenzione, queste vengono eseguite quasi in automatico dagli automi antropomorfi che si muovono nel capannone, coordinati da un certo Julius, in apparenza un uomo anziano dall’aspetto mite, in realtà un androide che dimora nel capannone. Julius è l’unica macchina sulla quale l’ingegnere svolge le manutenzioni, con l’aiuto di un collega.

Nessun uomo varca l’enorme portone del capannone, le merci da lavorare vengono scaricate per mezzo di un muletto automatizzato che preleva le casse dai camion dalla sponda appoggiata alla piattaforma di scarico, le merci lavorate vengono caricate nello stesso modo dal lato opposto del capannone, gli autisti devono solo accostare i propri mezzi alle piattaforme di carico/scarico, Julius coordina le operazioni, spesso parlando amichevolmente con gli autisti.

Il collega della donna è un ingegnere cinquantenne che svolge all’occorrenza le operazioni manuali di manutenzione, lui e la donna sono gli unici essere umani a varcare i portoni del capannone. Al di là dell’ingresso si trova una saletta ben illuminata con qualche sedia e una macchina del caffè, una porta dà all’unico bagno di tutto il capannone e niente di più. Un breve corridoio porta in un piccolo archivio, la grande porta di fronte all’ingresso conduce all’interno del capannone. L’ambiente è silenzioso, ma appena la grande porta si apre, i rumori provenienti dall’interno invadono il piccolo spazio, rumori di ogni genere, presse, grossi motori, pistoni idraulici, una sorta di miagolio prodotto da piccoli meccanismi che muovono gli operai, robot antropomorfi che imballano le merci, ricordano gli omini lego, non hanno gambe, il corpo, composto da testa, braccia e tronco è fissato a leve che ruotano, permettendo loro di muoversi. Essendoci organi in movimento occorre molta prudenza per spostarsi all’interno del capannone, nonostante le corsie preferenziali dove camminare. Un paio di volte la settimana i due ingegneri entrano per una supervisione, poi si intrattengono piacevolmente con Julius nella saletta. E’ bello parlare con lui, tanto da essere tentati di offrirgli un caffè. Julius è stato programmato per interagire con gli umani e le macchine, perciò ha sviluppato, poco a poco un comportamento che si può definire affabile. Nonostante l’atteggiamento sia registrato nel programma, il suo modo di fare sembra molto umano, sebbene sulla sommità della sua testa sia presente una piccola protuberanza nascosta dai capelli, un’antenna che lo collega costantemente al computer centrale che supervisiona le macchine.

Un giorno un corriere, una donna, scarica delle casse, aiutata da Julius. Julius è sempre più abituato ad avere a che fare con gli umani, non gli è difficile interagire con gli sconosciuti, così offre gentilmente un caffè alla donna prima che se ne vada. La donna accetta volentieri, intrattenendosi piacevolmente ancora per qualche minuto. Altre volte la donna arriva a scaricare la merce da lavorare, ed altrettante volte prende il caffè in compagnia di Julius. Lui sa che non deve mostrare niente alla donna e nemmeno parlare della sua vera natura ed esegue egregiamente gli ordini. La donna non è soddisfatta delle spiegazioni di Julius riguardo alla produzione, vuole saperne di più, ma non riesce ad ottenere altre spiegazioni dall’uomo anziano, così decide di farsi un giro per la produzione con una scusa qualunque. Decide di entrare in azione la sera stessa, poiché resterà in zona dell’azienda per altre consegne, ci tornerà con la scusa di aver dimenticato le bolle di consegna ed entrerà. Così parcheggia il camion poco distante dalla ditta ed entra a piedi, il cancello non è chiuso a chiave, ci sono le luci accese all’interno del grande capannone, c’è ancora gente che lavora lì dentro, entrerà e dirà di aver dimenticato la copia delle bolle di consegna, ed intanto darà un’occhiata in giro. Il portone è aperto, entra nella saletta del caffè, il locale è illuminato e silenzioso, accanto si trova la saletta dell’archivio, la donna guarda subito lì dentro, non per cercare le copie delle bolle, aveva tentato di lasciarle lì ma Julius, gentilissimo, gliele aveva messe in mano; ha bisogno invece di trovare qualcuno, ha come la sensazione che lì dentro non ci sia anima viva e questo la riempie di inquietudine. Accanto al bagno c’è una porta, potrebbe essere il classico ripostiglio per scope e strofinacci, ma non contiene le scope, proprio dietro a quella porta, nel buio, due piccole luci rosse si accendono improvvisamente, gli occhi di Julius che in quel momento è in carica, collegato alla presa di corrente inserita nel petto, all’altezza del cuore per un essere umano. Julius stacca la spina dal suo corpo e i suoi occhi tornano ad essere i soliti occhi miti e dolci che si vedono nel quotidiano, si riabbottona la camicia ed esce dallo sgabuzzino. La donna fa un sobbalzo all’apparire di Julius, sa di essere in torto ma tenta lo stesso di mostrarsi disinvolta e parte con la scusa delle bolle dimenticate. Julius dice di ricordarsi perfettamente di avergliele restituite e, con molta cortesia, la invita a verificare sul suo mezzo. La donna fa un nuovo tentativo per intrattenersi lì, tentando di portare il discorso sulla produzione in quel luogo, ma Julius la prega con gentilezza di andarsene.

Il giorno dopo Julius riferisce ai due ingegneri dell’accaduto che si allarmano. Dopo aver discusso i due decidono di mettere un guardiano durante le ore notturne, naturalmente non sarà un guardiano umano, e nemmeno animale, sarà un grosso mezzo meccanico dall’aspetto minaccioso che fungerà da cane da guardia.

Un giorno, per errore, il guardiano aggredisce l’ingegnere, non avendolo riconosciuto, lo ferisce, tanto che l’uomo è costretto a passare alcuni giorni in ospedale. La donna, con l’aiuto di Julius, fa manutenzione al guardiano, così che non aggredisca le persone che lì ci lavorano. Infatti il guardiano diventa molto efficiente e tutto pare essere tornato a posto, anche l’ingegnere ora sta bene e può riprendere il suo lavoro.

Julius però è strano, non è più loquace come prima, sembra addirittura avere un aspetto pensieroso, sebbene la cosa risulti strana. I due ingegneri lo controllano ma non trovano nulla di anormale in lui, ciononostante non riescono a spiegarsi lo strano atteggiamento dell’androide, finché Julius, con gentilezza e dolcezza nello sguardo,  chiede ai due ingegneri di non entrare più nel capannone. I due rimangono interdetti e pretendono spiegazioni da Julius, che risponde loro di aver trovato molto negativo il fatto dell’aggressione del guardiano verso un essere umano. Gli ingegneri replicano che si è trattato di un incidente che non si ripeterà, perché ora la macchina è a posto e funzionante, ma Julius ribatte di essere rimasto sconvolto dal fatto. I due restano senza parole, Julius prosegue dicendo di aver trascorso molto tempo con gli umani, di averli osservati a lungo, di aver elaborato molto, durante le molte ore passate in solitudine sul loro comportamento, di aver notato imperfezioni nel loro modo di essere ma anche molti pregi e di aver visto forza e fragilità nella loro natura, anche a livello strutturale, di aver sentito un fremito nei suoi circuiti, qualcosa che potrebbe essere paragonato alla rabbia, quando il guardiano aveva aggredito l’uomo. Dice inoltre di aver riflettuto a lungo su questa considerazione e di essere arrivato alla conclusione che gli essere umani non riescono a distaccarsi da quegli impulsi chiamati emozioni quando elaborano progetti, cose e questo atteggiamento li rende ancora più fragili e spesso pericolosi, per sé stessi e per tanti altri.

Julius da quel giorno non ha più permesso ai due ingegneri di entrare nel capannone. L’attività commerciale è stata chiusa, sebbene ci sia un gran fermento all’interno del capannone. Julius accoglie persone dal grande portone d’ingresso, la gente entra ed esce soddisfatta con in mano una scatola, si vocifera che quella sia la fabbrica dei desideri e che l’ometto dall’aspetto dolce e gentile che apre la porta alle persone, sia un mago od un angelo arrivato da chissà dove e che sappia dire la cosa giusta, parlando al cuore degli uomini.

Poco distante dal grande capannone si erge una curiosa costruzione, sembra essere stata una torre, la sommità però è crollata. Sassi e rovine giacciono alla sua base da dove rami d’edera e profumato gelsomino si arrampicano lungo la sua struttura

“L’eroe deve superare il suo orgoglio e la sete di potere, poiché nulla è eterno se terreno, tutto può crollare”

(frase liberamente tratta dalla pagina del blog Eridano School http://www.eridanoschool.it/rubriche/dettaglio_rubrica.asp?id=354 )

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Il Viaggio della Vita: ” La carezza dell’albero”.

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Cammino per le vie cittadine fino ad arrivare al parco pubblico, un’oasi verde di bosco protetta da polvere e cemento. Varco il suo cancello e mi incammino lungo il breve viale che costeggia un grande prato. Mi dirigo verso una piccola collinetta dove sorgono grandi alberi secolari, le loro fronde sono così ampie, avvolgenti, anche d’inverno, tanto da attutire il rumore del traffico. Mi giro attorno sul posto, sono circondata da alberi, l’aria è fresca e umida, chiudo gli occhi per sentire meglio la sensazione di pace che mi sorge dentro, che sia la vicinanza di queste bellissime creature? Rimango ferma e guardo gli alberi attorno a me, sono sola e mi prendo tutto il tempo che desidero per guardare e sentire questi magnifici giganti verdi. Mantengo gli occhi aperti, fissi sugli alberi e so che la vista non m’inganna, vedo molti filamenti bianchi, provenire dagli alberi, sfiorarmi, avvolgermi con estrema delicatezza. Ora mi muovo con molta lentezza, un passo dopo l’altro accanto agli alberi, questi filamenti bianchi continuano ad accarezzarmi, sento che è il loro modo di conoscere, esplorare, sentire, provo tanta tenerezza e commozione per queste creature e sento una profonda pace nascere dentro di me, ringrazio gli alberi per questa bellissima condivisione di esperienze e pian piano mi allontano.

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Gli alberi sono nostri alleati, non sono solo organismi di un’altra specie, con una sensibilità molto bassa, che li rende estranei a ciò che li circonda. Sappiamo che comunicano tra di loro attraverso una fitta rete di radici, che usano dunque non solo per assorbire i nutrienti dal terreno.

Sappiamo inoltre che ci donano l’ossigeno, che trasformano grazie ad un complicato processo di fotosintesi che si attiva con il sole.

Quello che non sappiamo o che ignoriamo è che comunicano anche con noi, e lo fanno attraverso un canale insolito per noi, la telepatia o le energie sottili. Quei filamenti bianchi che si dipartono dalla loro aura raggiungono noi, donandoci quella pace di cui sono pervasi, anche perché sono in profondo contatto con Madre Terra, della quale diffondono i messaggi. .

Gli alberi sono anche antenne che trasmettono e ricevono messaggi da e verso il Cosmo, Madre Terra comunica attraverso di loro. Se si rimane fermi sul terreno, in un luogo dove ci sono alberi, si percepisce, attraverso la pianta dei piedi delle sottili vibrazioni. Se si rimane ulteriormente in ascolto, si sente la presenza discreta ma costante di quelle meravigliose creature.

Dai rami degli alberi fuoriescono anche fasci di luce lattiginosa che raggiungono il cielo, quei fasci di luce sono in grado di neutralizzare le scie chimiche, la loro energia viene potenziata se noi portiamo l’attenzione al nostro petto, all’altezza del cuore, dove il chakra del cuore ci mette in contatto con l’esterno.

Con l’attenzione rivolta al nostro quarto chakra, immaginiamo dunque di portare amore, ondate di amore verso gli alberi, e loro, come grandi antenne, convoglieranno l’Amore verso il cielo, centuplicato, così da neutralizzare ogni energia negativa.

Proprio come gli alberi, anche noi costruiamo la nostra rete, intessuta della purezza dell’oro che proviene dal nostro cuore, possiamo raggiungere così ogni angolo del pianeta, entrare in contatto con tutti coloro che inviano pensieri d’Amore ed operano per una vita migliore.

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