Archivi del mese: febbraio 2016

…luoghi, cultura, tradizioni: “I tre faggi e i canti”

 

 

 

 

Come sottofondo alle immagini e al testo si può ascoltare questa evocativa musica di Adrian Von Ziegler

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Esiste un luogo nel borgo di Fuipiano, in provincia di Bergamo, in Val Imagna, un sentiero che conduce in un bosco popolato da faggi secolari e vasti paesaggi, bello da percorrere in ogni stagione, il Sentiero dei Tre Faggi e dei Canti.
Si arriva al paesino di Fuipiano, si seguono le indicazioni per i Tre Faggi, sentiero 571, camminando dapprincipio lungo una comoda strada forestale e addentrandosi poi nel bosco.
Il panorama è vasto, con ampi pascoli e bellissimi faggeti, si continua a salire dolcemente per il bosco, fino alla sommità della collina, dove si ergono, maestosi, tre faggi secolari. La loro posizione è quasi surreale, tanto da aver ispirato la particolare costruzione di una cappelletta, dedicata alla Madonna e posizionata al centro di un piccolo cerchio di pietre che ricordano un antico luogo di culto celtico.
Il sentiero prosegue nel bosco, si arriva in cresta al luogo dei canti, pinnacoli rocciosi da dove la vista spazia a perdita d’occhio. Procedendo si raggiunge un’altura dove è situata la Madonnina dei Canti, luogo suggestivo e panoramico. Per tornare a valle bisogna scendere per la località Bocca del Grassello e tornare a Fuipiano lungo il sentiero 579

http://www.prolocofuipiano.it/

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Il Viaggio della Vita

Segrino, anatre

Una nuova pagina, un nuovo viaggio.

Testo e foto di ©Cinzia Valtorta

Ho sempre trovato le oche dei buffi animali, per il modo che hanno di camminare, goffo e ciondolante, per il loro verso starnazzante, per il loro modo di guardare, sebbene abbia anche saputo che sono capaci di farti scappare a gambe levate, ma ciononostante mi sono rimaste simpatiche. Ho anche spesso utilizzato le comuni espressioni, “oca giuliva”, “quella persona è proprio un’oca” e via dicendo.
Come tanti bambini nati tra gli anni 60 e 70 avevo in casa una scatola del Gioco dell’Oca, me l’aveva mostrato la nonna per la prima volta e spesso, quando ero molto piccola, giocavo con lei. Crescendo avevo trovato quel gioco banale e noioso.
Non ci ho più pensato per tanto tempo, tant’è che non l’ho più visto in casa, chissà dov’è poi finito!
Talvolta però mi tornavano alla mente le caselle di quel gioco, mi piacevano i soggetti rappresentati e mi ero chiesta che cosa significassero. E poi un giorno leggo un breve articolo che parla del Gioco dell’Oca, spiega in modo succinto che tratta in realtà antiche formule alchemiche camuffate da banale gioco, ed ecco allora che d’improvviso si accende una lampadina e un altro tassello dell’ infinito puzzle nella mia mente trova il suo collocamento.
Alla velocità del lampo unisco il gioco dell’oca al grande gioco della vita.
Credo che pochi conoscano l’origine e il significato di questo gioco, e che non si tratta soltanto di un semplice gioco per grandi e piccoli. Innanzitutto notiamo che il gioco è composto da 63 caselle o tappe, dove sono rappresentati degli oggetti o dei luoghi, che in un percorso a spirale in senso antiorario ci portano verso il centro.
È curioso anche il fatto che proprio l’oca sia l’animale scelto per questo gioco. Le fonti ci raccontano che l’oca è stata da sempre tenuta in grande considerazione da molti popoli antichi, gli Egizi, per esempio, o i Greci. I Romani avevano messo delle oche di guardia al Campidoglio. Per i Celti l’oca era il simbolo dell’aldilà e di Grande Madre dell’Universo.
Le caselle sono 63, se vogliamo analizzare questo numero diciamo che 63 è il prodotto di 9 x 7. Scomponiamolo ulteriormente e vediamo che il percorso è la successione di 7 cicli ripetuti 9 volte. Sono cicli fondamentali per la vita umana, anche solo per il fatto che i ricercatori hanno scoperto che il nostro corpo rinnova tutte le sue cellule in cicli di 7 anni. Il nove è un numero sacro poiché è il prodotto di tre volte 3, la Trinità, la Matrice, le tre Fasi Alchemiche. Cominciamo quindi a comprendere che il gioco può rappresentare il percorso stesso della vita, non solo umana, ma Universale.
La casella numero 63 del gioco è quella che arriva al centro della spirale formata da tutte le altre caselle, ed è quella che permette di accedere all’ultima, proprio nel centro, detta castello o giardino dell’oca e che non è numerata. Se consideriamo anche la casella non numerata, le caselle sono in totale 64. Questa cifra è anche il prodotto di 8 x 8, dove il numero 8 è considerato il numero dell’infinito. Se ci piace giocare con i numeri, possiamo scomporre 64 in 6 + 4 = 10 e 1 + 0 = 1 simbolo dell’Unità.

Continuando a divertirci con i numeri scopriamo che le oche sono 14 disposte secondo distanze regolari. Sulla base dei 7 cicli di prima di 9 caselle, troviamo un’Oca alla quinta casella e un’Oca alla nona casella. Si ripete di nuovo il 7 ed il 9. Secondo la teoria astrologica questi cicli di 7 e 9, intesi come anni, si chiamano “anni climaterici”, i cicli sono 7 cicli novenari, 7 cicli che durano 9 anni, come le 9 caselle ripetute per 7 volte ,e ogni ciclo viene attribuito ad un pianeta che lo governa, partendo dall’astro più rapido fino al più lento, secondo l’ordine caldeo-tolemaico, così come rappresentato nel blog http://www.labirintoermetico.com

Luna (che era considerata un pianeta) – Mercurio – Venere – Sole (al centro) – Marte – Giove – Saturno
• La Luna governa da 1 a 9 anni;
• Mercurio governa da 10 a 18 anni;
• Venere governa da 19 a 27 anni;
• il Sole governa da 28 a 36 anni;
• Marte governa da 37 a 45 anni;
• Giove governa da 46 a 54 anni;
• Saturno governa da 55 a 63 anni.

Il sessantatreesimo anno è considerato il “grande climaterio”.

Tornando al gioco, se un giocatore, lanciando i dadi, ottenesse 9, vincerebbe subito il gioco, perché finirebbe su ogni casella dell’oca che replicherebbe il risultato fino al centro della spirale. Ma il gioco è strutturato affinché questo non accada, perché durante il percorso si incontrano delle caselle particolari che lo rallentano o lo retrocedono, corrispondenti al ciclo governato dai pianeti Marte e Saturno, considerati pianeti sfortunati.
Le caselle 26 e 53 invece, che nello schema corrispondono agli anni governati da Venere e Giove, considerati pianeti fortunati, sono caselle che agevolano il giocatore. Divertendoci a scomporre le cifre 26 e 53 si ottiene 8 (2 + 6 = 8) (5 + 3 = 8) di nuovo il numero dell’infinito. Non solo, dalla casella 26 mancano 37 caselle per arrivare alla casella 63 e dalla 53 mancano 10 caselle. Di nuovo scomponendo le cifre 37 e 10 (3 + 7 = 10) (1 + 0 = 1) risulta che le caselle 26 e 53 sono accomunate dal numero 1, il numero che rappresenta il ritorno all’Unità, dunque ecco lo scopo del gioco esoterico, segnato da un percorso fitto di prove da superare, solo crescendo e rafforzandoci, attraverso le caselle problematiche, quelle nel ciclo governato da Marte e Saturno, possiamo ricongiungerci all’Uno, alla nostra Divinità e alla Divinità Universale. (nel gioco la casella 1 non viene subito raggiunta, i dadi sono 2, così come nella vita non possiamo raggiungere subito l’Unità, se prima non compiamo un lungo percorso a spirale alla scoperta di noi stessi attraverso le prove che la vita ci porta a superare, e alla ricerca introspettiva.)

il gioco vuole anche sintetizzare le 3 fasi alchemiche (fase al Nero, al Bianco, al Rosso) così come rappresentato da questo stralcio tratto dal blog http://www.labirintoermetico.com

PRIMA OPERA
• Casella 1: la casella che non può mai essere raggiunta, il mistero iniziale, è un chiaro simbolo della Materia Prima, la cui identificazione e presa di possesso da parte dell’alchimista dà inizio all’Opera.
• Casella 6 – Il Ponte: l’improvviso balzo in avanti, il primo apporto energetico che permette di procedere, sembra collegarsi con l’indispensabile Primo Agente, cioè col Fuoco Segreto (che è il primo aspetto del Mercurio come primo dissolvente), la cui acquisizione permette di innescare il processo, ovvero di “aprire” e “dissolvere” la Materia Prima.
• Casella 19 – L’Osteria: una casella “acquea”, “notturna”, “oscura”, che ci suggerisce immediatamente l’analogia con la Dissoluzione o Putrefazione della Prima Opera, in cui si attua la Prima Congiunzione dei principi opposti, seguita dalla loro Separazione.
• Casella 26 – Prima casella dei Dadi: segna la fine della Prima Opera e l’inizio della Seconda: dalla Materia Prima è stato estratto e separato il Mercurio Comune, la “fontana d’acqua viva” (secondo aspetto del Mercurio, simboleggiato dalla Luna o dalla Vergine Bianca), che viene Purificato (per 3 volte) fino all’apparizione della “Stella” (è interessante notare che si giunge a questa casella lanciando inizialmente un 6 e un 3: il 6 è un simbolo spesso usato per la Materia Prima, il 3 sono le purificazioni che la rendono “stellata”).
SECONDA OPERA
• Casella 31 – Il Pozzo: una casella “solare” eppure anche una casella di arresto; ci suggerisce l’idea di “recuperare o cercare qualcosa nel fondo oscuro del pozzo”. La sua “solarità” ci parla di un principio “maschile”, lo Zolfo, che però è ancora nascosto nel fondo nero del Pozzo: sembra un chiaro simbolo del “recupero delle Ceneri del Caput Mortuum”; nella cenere preziosa del Caput (cioè delle “scorie”che sono state separate dal Mercurio Comune alla fine della Prima Opera), una cenere chiamata anche Terra Rossa o Adamica, si cela infatti il principio Zolfo che, nel corso delle sublimazioni della Seconda Opera, dovrà essere congiunto col Mercurio Comune. La stessa forma del Pozzo ricorda poi l’apparato sublimatorio adatto allo scopo.
• Casella 42 – Il Labirinto: una casella che richiede un’infinita pazienza, una necessità di ritornare più volte nello stesso punto. Si tratta di un simbolo che ci ricorda immediatamente le faticose e ripetitive Aquile o Sublimazioni che caratterizzano tutta la Seconda Opera: secondo la tradizione, sono necessarie fino a 7 o 9 Aquile (i numeri chiave del gioco!), caratterizzate da ripetute dissoluzioni e coagulazioni, per estrarre lo Zolfo dalla Terra Adamica e portarlo a congiungersi col Mercurio Comune. Questa operazione è sempre stata qualificata come una vera e propria prova di pazienza per l’alchimista. Inoltre, il Labirinto come simbolo dell’enigma, non può non farci pensare al “trucco argotico”, all’enigma più difficile che l’alchimista, come ci ricorda Fulcanelli, è chiamato a risolvere in questo punto e che consiste nello scoprire appunto il “trucco” che permette l’unione intima e definitiva dei due principi.
• Casella 52 – La Prigione o L’Arca: una barca che trasporta un contenuto immensamente prezioso, il “germe” della vita futura, galleggia sui flutti. Il simbolo è oltremodo chiaro: la congiunzione dello Zolfo e del Mercurio Comune si è finalmente realizzata, dando origine al Mercurio Filosofico o Rebis (terzo aspetto del Mercurio), chiamato anche “germe” o Embrione (ma anche Zolfo Filosofico), sul quale tutti gli alchimisti sono concordi nel dire che emerge o “galleggia alla superficie del bagno, come portato dai flutti” e deve essere “pescato” dall’alchimista. Qui si conclude la Seconda Opera, come ci ricorda la seconda casella dei Dadi, immediatamente successiva. Ma la casella della Prigione è anche un simbolo dell’Athanor, cioè del forno in cui questo Embrione o Rebis sarà collocato per subire la Grande Cottura della Terza Opera.
TERZA OPERA
• Casella 53 – Seconda Casella dei Dadi: segna la fine della Seconda Opera e l’inizio della Terza, ovvero l’inizio della Grande Cottura, in cui il Rebis o Embrione, racchiuso nell’Uovo Filosofale all’interno dell’Athanor, subisce una fissazione progressiva attraverso sette Regimi di calore, via via crescenti (facciamo notare che i numeri 4 e 5, lanciando i quali si giunge a questa casella, sembrano richiamare un’idea di “proporzione”: un po’ meno di una cosa e un po’ più di un’altra, come la proporzione dei due principi che compongono il Rebis o la proporzione dei componenti stessi del Vaso o Uovo Filosofale; parrebbe una possibile allusione all’enigma del RERE – RER, tanto caro a Fulcanelli) .
• Casella 58 – La Morte: una casella che ricorda la necessità di distruggere (di “ridissolvere”) e di ricominciare da capo tutto il percorso. E’ un simbolo evidente delle Moltiplicazioni che devono necessariamente seguire alla Grande Cottura: la “Pietra” che si è ottenuta infatti non ha ancora un potere trasmutatorio perché deve essere aumentata in qualità e in quantità e ciò è possibile farlo solo dissolvendola nuovamente nel Mercurio (facendola simbolicamente “morire” un’altra volta) e ricominciando da capo tutto il processo dei sette Regimi di Cottura.
• Casella 63: la casella finale che permette di accedere finalmente al Castello dell’Oca, al Centro, alla Meta, all’Uno. Il Traguardo è stato raggiunto: al termine delle Moltiplicazioni abbiamo ottenuto la tanto cercata Pietra Filosofale o Medicina Universale ed è possibile quindi operare la Proiezione o trasmutazione dei metalli vili in Oro purissimo.

fonte:
http://www.labirintoermetico.com/06Numerologia_Cabala/gioco_oca/struttura_simbolica_gioco_oca.htm

Buon viaggio nel grande gioco della vita

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